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Secondo Palazzo di Giustizia, corsa contro il tempo

Confronto serrato stamane tra i capigruppo di Palazzo Zanca, il presidente del Consiglio comunale Pippo Previti ed i rappresentanti dell’Ordine degli Avvocati di Messina.

In discussione la realizzazione del secondo Palazzo di Giustizia. Una vicenda che va avanti da oltre 20 anni e per la quale nel corso del tempo sono state avanzate proposte fantasiose, come l’utilizzo dei sili di via Vittorio Emanuele. Rispetto al sito dove realizzarlo c’è già un documento deliberato dall’Ordine forense, che punta alla costruzione di una struttura satellite adiacente all’attuale tribunale negli spazi verdi che lo circondano.

Una proposta questa che piace soprattutto agli avvocati, che hanno tutti i loro studi nelle adiacenze di Palazzo Piacentini e che non hanno alcuna intenzione di trasferirsi altrove. Una bestemmia per gli urbanisti, che da tempo sottolineano come sia necessario delocalizzare il tribunale e fare dell’attuale struttura solo una sede di rappresentanza.

“Rischiamo di perdere i 14 milioni destinati a quest’opera -spiega il presidente del Consiglio Pippo Previti. Catania già si è fatta avanti e non è escluso che

quando ci sarà il nuovo governo nazionale questa somma, inutilizzata da molti anni, possa essere dirottata altrove. Tra l’altro c’è anche una sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativo e non possiamo non tenerne conto”.

Gli uffici giudiziari di Messina sono al collasso da anni e più volte è stata denunciata la precarietà nella quale magistrati, avvocati e personale amministrativo operano. I dipendenti di Palazzo Piacentini lavorano negli scantinati tra topi, stufette decisamente non a norma, fili ovunque ed è risaputo che se si attaccano troppi apparecchi la rete non ce la fa e salta tutto. Precaria anche la situazione del Tribunale del Lavoro, che ricorda più un mercato che non un luogo in cui si amministra la giustizia.

A questa situazione adesso si aggiunge anche il trasferimento di alcuni Uffici dei Giudici di Pace, che nessuno sa dove potranno essere collocati con tutto il loro seguito di faldoni.

“L’attuale delibera non va bene ed i capigruppo si sono impegnati a presentare degli emendamenti -spiega ancora Previti. Poi dovrà essere Croce a bandire una nuova gara. In ogni caso bisogna fare presto perché come tempi siamo davvero al limite per impedire che questi 14 milioni di euro siano assegnati ad un’altra città”.