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Se il laureato deve rivolgersi al tribunale

Si chiama Diploma Supplement ed è un certificato rilasciato da buona parte delle università italiane. Prodotto  in italiano e in inglese, riporta le informazioni relative al proprio titolo di studio. In breve, aiuta a veder riconosciuta la propria laurea italiana all’estero. Neanche a dirlo, a Messina il servizio non esiste. Per lo studente messinese non resta che presentare la richiesta per un semplice certificato di laurea tradotto, per non avere troppe pretese.

Un recente comunicato dell’Università informa che si rilasciano certificati per i rapporti con privati o da utilizzare all’estero. In quale lingua non è specificato.

Vox populi fra i banchi universitari dice che nessuna segreteria fornisce certificati tradotti: occorre recarsi in tribunale, farsi tradurre il documento da un traduttore giurato, pagando la marca da bollo da 14,67 euro e 30 euro a pagina per il servizio. 

“Non esiste alcun divieto nazionale per la produzione di certificati tradotti- informa Gloria Clemente dell’Unione degli Universitari di Messina. Del resto, se si fa nelle altre università d’Italia, lo si può fare anche da noi”.

Proviamo, quindi, a trovare conferma dalla burocrazia d’Ateneo. Il numero verde è attivo, ma chiamando per tre giorni di fila ad orari diversi, nessuna risposta. Si può dire con una certa sicurezza che il servizio per il momento non funziona, senza appellarsi alla sfortuna o al caso. Stessa cosa dicasi per i numeri forniti alla voce “Direzione servizi didattici, ricerca e alta formazione”: il telefono squilla, ma nessuno risponde.

Sulla totalità delle segreterie studentesche, neanche la metà degli operatori alza la cornetta, complice forse la mole di lavoro nel periodo delle iscrizioni, ma il verdetto è inequivocabile: niente certificati di laurea in inglese da parte dell’ateneo e servizio a pagamento in tribunale.

Rimane da chiedersi come un’università che annovera fra i propri accordi le convenzioni con la Virginia Commonwealth University o la Novosibirsk State University non sia neanche in grado di fornire ai propri studenti un servizio così facilmente gestibile, poco costoso e certamente utile per la carriera dei propri laureati, costretti in non pochi casi ad abbandonare l’Italia.

“Non trovo ragionevole dover pagare per un semplice certificato -dichiara la studentessa Elena C. All’università di Palermo, che pure non è  fra le migliori d’Italia, ho ottenuto i miei certificati in tre giorni e soprattutto gratuitamente. Per la laurea triennale conseguita a Messina, invece, ho dovuto seguire un diverso iter. Eppure, anche se non ci dovessero essere risorse nell’organico delle segreterie, ogni facoltà ha il proprio dipartimento di lingue”.

Stesso problema per Letizia S., ex studentessa dell’Ateneo: “Dovevo ottenere in breve tempo i miei documenti tradotti, utili per il mio soggiorno all’estero. Sono laureata in Lingue ed è paradossale che mi si dica che la mia facoltà non può rilasciare un certificato in lingua inglese”.

Francesca Duca

Ventinovenne, aspirante giornalista, docente, speaker radiofonica. Dopo una breve parentesi a Chicago, torna a preferire le acque blu dello Stretto a quelle del lago Michigan. In redazione si è aggiudicata il titolo di "Nostra signora degli ultimi" per interviste e approfondimenti su tematiche sociali che riguardano anziani, immigrati, diritti civili e dell'infanzia.Ultimamente si è cimentata in analisi politiche sulle vicende che animano i corridoi di Palazzo Zanca.