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Se i graffiti del Teatro Pinelli non piacciono ai benpensanti

Graffiti o falli e scritte d’amore-odio? Chi abita nei pressi del Teatro in Fiera, ora Teatro Pinelli non ha dubbi. La seconda ovviamente.

E così, quando oggi pomeriggio un gruppo di ragazzi che occupano la struttura ha deciso di ridare nuova vita alla facciata, è partita la segnalazione alle forze dell’ordine.

Deturpare la facciata di un edificio è una cosa che comunemente è considerata inaccettabile. E tra le più deturpate ci sono anche quelle, mai fatte oggetto della benché minima manutenzione, degli edifici della Fiera.

Lungo le pareti esterne campeggiano in bella vista falli di ogni dimensione oltre ai giuramenti d’amore, immediatamente trasformati in odio quando la storia finisce.

Un modo più intelligente del recupero delle facciate deturpate è stato utilizzato dalla gerenza del Giardino Corallo, ad un isolato dalla Fiera, dove hanno fatto dipingere dei graffiti a giovani artisti di strada e che rendono la facciata più viva e colorata.

E proprio ispirandosi probabilmente al Giardino Corallo gli occupanti del Teatro in Fiera hanno deciso di recuperarne le facciate deturpate. Per cui di buona lena, anche di domenica pomeriggio, alcuni ragazzi hanno dapprima imbiancato la facciata esterna per cancellare le formi falliche e le scritte sui muri, per poi abbelirle con dei graffiti colorati.

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Ma l’iniziativa non deve essere andata giù a qualcuno degli abitanti di viale della Libertà. Infatti, con tempismo degno di miglior causa, due gazzelle dei Carabinieri sono intervenute oggi pomeriggio per fermare l’iniziativa del collettivo che occupa il Teatro in Fiera.

“Mentre stavamo imbiancando e abbellendo la facciata aggiungendo il nome di Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico suicidato dalla questura di Milano, sono arrivati i carabinieri -spiegano nel comunicato stampa gli occupanti- e hanno tentato di fermarci. La collettività è immediatamente intervenuta rivendicando il significato politico insito nell’azione. Scrivere sul muro di un edificio liberato non è vandalismo, ma un atto comunicativo di apertura al resto della città e un atto di amore verso un luogo da troppi anni abbandonato nel degrado e nell’indifferenza.

Un luogo che anche attraverso il colore e la vernice, vive di nuovo. A sfregiare e delegittimare questo spazio, non è l’arte, ma le autorità che lo hanno lasciato morire. L’arte non si lascia intimorire, proprio per questo rilanciamo: presto, i primi di gennaio, regaleremo a Messina una giornata di Street Art, in cui le grigie facciate del teatro riprenderanno a palpitare di colore.

L’arte non ha bisogno di nascondersi nel buio della notte, come l‘ipocrisia della nostra società impone. Per questo continueremo a fare tutto alla luce del giorno”.