A scuola di legalità con i giornalisti Iannelli e De Pasquale

Da sinistra: Eleonora Iannelli, il presidente del Senato Pietro Grasso, Fabio De Pasquale
Da sinistra: Eleonora Iannelli, il presidente del Senato Pietro Grasso, Fabio De Pasquale

Omaggio al giudice Rocco Chinnici, con testimonianze, ricostruzioni sulla strage di 31 anni fa a Palermo e riflessioni sull’attualità.

E’ il tema della manifestazione che si è svolta oggi al Palacultura a Messina. Un’iniziativa, nell’ambito del progetto sperimentale  “A Scuola di legalità”, ideata e organizzata dall’Ordine degli Avvocati e dalla Scuola Forense, con il coinvolgimento di quattro scuole cittadine, con le quali è stata sottoscritta una convenzione per progetti comuni, e la collaborazione della libraia Daniela Bonanzinga.

Oltre 400 studenti degli Istituti comprensivi Villa Lina – Ritiro, Salvo D’Acquisto, Pascoli – Crispi e San Francesco di Paola, scelti come campione rappresentativo del territorio e delle diverse competenze maturate, partiranno dalla lettura del libro “Così non si può vivere. Rocco Chinnici: la storia mai raccontata del giudice che sfidò gli intoccabili”, dei giornalisti Eleonora Iannelli e Fabio De Pasquale, per un percorso di approfondimento su prevenzione e cultura della legalità.

In apertura porgeranno i saluti i quattro dirigenti scolastici, Giovanna De Francesco,  Giovanna Messina, Gianfranco Rosso, Renata Greco. Introdurranno: il presidente dell’Ordine degli Avvocati Francesco Celona e il responsabile della Scuola Forense Paolo Vermiglio. Con gli autori del libro, parteciperanno anche Giovanni Chinnici, figlio del giudice e coordinatore dell’omonima Fondazione, e Giovanni Paparcuri, l’autista sopravvissuto alla strage.

Eleonora Iannelli e Fabio De Pasquale hanno ricostruito per la prima volta la storia del capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, “padre” di Falcone e Borsellino, dilaniato dal tritolo sotto casa, assieme a due carabinieri della scorta e al portiere del palazzo, il 29 luglio 1983, primo delitto “eccellente” con la tecnica dell’autobomba.

Il saggio-inchiesta racconta la storia dell’ideatore del pool antimafia, dando voce ai ricordi della famiglia e di giudici, avvocati, investigatori, cronisti del tempo, avvalendosi anche di documenti inediti. I figli svelano la loro verità: l’antefatto della strage, le minacce subite, i depistaggi, l’isolamento del padre, la “sonnolenza” del Palazzo di giustizia e dell’intera città, come emerge anche dal diario autografo di Chinnici, pubblicato in appendice.

Uno “spaccato” della città di Palermo e della Sicilia, negli anni Ottanta, quelli della seconda guerra di mafia e dei delitti “eccellenti”. La prefazione è curata dal presidente del Senato, Pietro Grasso, giovane collega di Chinnici.

Nino Di Matteo, pm nell’ultimo processo Chinnici, oggi impegnato in

quello sulla presunta trattativa Stato-mafia, così commenta in uno dei capitoli del libro: «Il processo Chinnici fornisce il livello massimo di prova del coinvolgimento diretto, della compartecipazione, in una strage, di uomini esterni a Cosa nostra. Più che in qualunque altro processo è emerso il connubio tra mafia siciliana e Politica. Un legame che condizionava trent’anni fa, e credo abbia condizionato anche in tempi recenti, la democrazia del nostro Paese».

Palermo come Beirut. Estate 1983: la Cupola di Cosa nostra con un’autobomba sconvolge la città e l’Italia intera. Strade sventrate, scenari da guerra civile. Il tritolo, usato per la prima volta per un delitto eccellente, uccide un giudice antimafia, il «capo» di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il consigliere dell’Ufficio istruzione aveva esagerato, doveva essere punito e fermato prima che scoprisse troppo. Rocco Chinnici dava la caccia alla mafia militare, ma soprattutto ai colletti bianchi, per stanare il terzo livello, quello degli intoccabili. Aveva ideato il pool antimafia, rivoluzionato il metodo investigativo, scardinato le casseforti delle banche, per mettere il naso sui patrimoni sospetti. Stava per chiudere il cerchio attorno ai mandanti e agli esecutori dei delitti di Piersanti Mattarella, Pio La Torre e Carlo Alberto dalla Chiesa, per i quali pensava ci fosse un’unica regia. La storia gli darà ragione. Il suo lavoro istruttorio confluirà infatti nel primo maxiprocesso alla mafia, iniziato dopo la sua morte e concluso nel 1987.

Storia di una strage annunciata e di un uomo condannato dal «tribunale» della mafia e da quello della giustizia «sonnolenta». Caterina, Elvira e Giovanni Chinnici, dopo trent’anni, rivelano i retroscena: «Papà fu lasciato solo, offerto ai suoi carnefici». Testimonianze, nuovi documenti e risvolti inediti. Il giallo del processo sulla presunta corruzione del giudice messinese che assolse mandanti e killer: un fascicolo dimenticato per quindici anni negli archivi e ritrovato soltanto ora, per caso.

Il secondo appuntamento della giornata è alle 17, nel salone degli Specchi di Palazzo dei Leoni, su iniziativa del Lions Club Messina Host, dell’Ordine degli avvocati e della Libreria Bonanzinga. Con gli autori Iannelli e De Pasquale  interverranno i magistrati Emanuele Crescenti, procuratore aggiunto a Palmi, e Giuseppe Minutoli del Tribunale di Messina, e il giornalista Enzo Raffaele. Introdurrà e modererà i lavori la presidente del Lions Club Barbara Galletti.

Gli autori del libro sono due giornalisti professionisti, marito e moglie messinesi, che vivono e lavorano da dodici anni a Palermo: Fabio De Pasquale, attualmente portavoce del presidente del Parlamento regionale, vincitore nel 1998, per le sue inchieste sul malaffare messinese, del premio nazionale di giornalismo “Saint Vincent”, ed Eleonora Iannelli, corrispondente del “Giornale di Sicilia”, autrice di due saggi, “Messina 1908-2008, un terremoto infinito” (Kalòs), e “Messina ritrovata” (Bonanzinga).

 

 

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