Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Sciopero Generale Europeo, a Messina la scuola è protagonista

La testa del corteo

Le intenzioni sono buone, ma la confusione regna sovrana. Concentramento alle 9.30 a piazza Antonello. I ragazzi aspettano ai quattro lati della piazza.

Sono tanti, qualcuno sostiene che siano più numerosi della protesta organizzata da Cgil, Cisl e Uil sabato scorso. Dopo un po’ il corteo inizia a muoversi ma prima di capire che deve andare verso piazza Duomo ci sono un paio di false partenze con gruppi che vanno verso nord o in direzione del Comune.

Una manifestazione organizzata in concomitanza con le 4 ore di sciopero generale “per il lavoro e la solidarietà contro l’austerità” in occasione della giornata di mobilitazione europea.

“Per cambiare le politiche europee e quelle nazionali a partire dalle legge di stabilità”, come si legge nel sito della Cgil nazionale. Infatti, accanto agli studenti ci sono anche il Cantiere dell’Altenativa per Messina Bene Comune, il Collettivo La Riscossa, l’Arcigay, il Partito Comunista dei Lavoratori, il Sindacato Or.S.A., la Cgil, i lavoratori ex Servirail e la Rete No Ponte.

Alla fine si riesce a fare ordine e in qualche modo ci si muove. La protesta è sacrosanta perché dopo gli anni della Gelmini a dare la mazzata finale alla scuola pubblica c sta pensando il Governo Monti. Un po’ più di informazione tra i ragazzi non guasterebbe. Come sempre, per uno che conosce esattamente i motivi della protesta, che ne sono dieci (e siamo generosi) che non hanno la più vaga idea di cosa stia succedendo.

Peccato, perché le motivazioni di questa manifestazione sono ancora più importanti di quanto non sia stato in passato, visto che adesso si sta mettendo addirittura in discussione il principio di democrazia all’interno delle scuole, che con la scusa dell’autonomia avranno ciascuno un proprio statuto (con quali risultati non è difficile immaginare), mentre i Consigli di Istituto e di tutti gli organi di decisione collegiale saranno privati di ogni potere decisionale, che passerà ad un Consiglio di Amministrazione.

“La Scuola pubblica è indirizzata verso il disastro -si legge nel documento ufficiale degli studenti- verso lo snaturamento di quel che dovrebbe essere secondo Costituzione. Tutti i governi che si succedono da ben oltre dieci anni hanno portato avanti disegni di legge volti alla riduzione dell’efficacia scolastica, tramite il taglio dei fondi stanziati sia per le infrastrutture che per corsi di recupero, corsi di orientamento universitario o di vario genere per crediti extra.

La crisi economica, creata da gruppi di potere legati agli apparati finanziari che gestiscono l’economia Occidentale ed in larga parte mondiale, viene presentata come un fenomeno trascendente, non causata da precise speculazioni finanziarie e arricchimenti indebiti ai danni dei popoli europei, ed addirittura i governi europei insistono con eloquenti discorsi, che nella conclusione ripropongono sempre la stessa storia, ormai secolare: a pagare non devono essere i colpevoli, né i ceti dominanti. Ma i lavoratori, ed i lavoratori del domani, gli studenti.

Ma non finisce qui. I privati devono addirittura guadagnare più di prima cavalcando l’onda della crisi economica, che per i ceti dominanti, nei fatti, non è crisi. Ecco che infatti, di pari passo con la spending review, chiara prosecuzione delle misure del precedente Ministro Gelmini, viene proposta alla Camera ed approvata l’ex legge Aprea, attuale DDL 953. In cosa consiste?

Sostanzialmente questo Disegno di Legge mira a rendere la scuola un apparato manageriale, simile ad un’azienda, ed eliminare ogni forma di democrazia ad ogni livello. Infatti principalmente vengono abrogati tutti gli articoli del decreto 297 dell’anno 1994 sulla funzione dei Consigli di Istituto, e di tutti gli organi di decisione collegiale ad ogni livello. Essi vengono privati di ogni potere effettivo.

Ogni scuola, in secondo luogo, viene resa indipendente a livello statuario ed amministrativo e stilerà il proprio Statuto, alla base del quale si organizzerà autonomamente. Dunque il sistema scolastico nazionale, garantito dalla Costituzione, diventerà solo un ricordo. Come del resto ogni spiraglio di democrazia interna all’Istituto, per non parlare della rappresentanza studentesca che, semplicemente, non esisterà più. Infatti il nuovo organo decisionale sarà il Consiglio di Amministrazione, che assumerà principalmente una funzione di decisione economica, ed al quale parteciperanno esterni legati a ditte private che finanzieranno le Scuole, divenute a loro volta organismi indipendenti anche dal punto di vista economico.

I Dirigenti Scolastici assumeranno la funzione di veri e propri manager della propria azienda, ed i privati potranno legalmente lucrare sui finanziamenti per l’Istruzione. Non vi sarà nessun organismo in grado di controllare le manovre economiche del singolo Istituto nei confronti dei privati, e tecnicamente non sarà nemmeno concesso un dibattito democratico interno ad ogni scuola-azienza, poiché il Collegio Docenti viene sottoposto al Consiglio di Amministrazione, che al suo interno può essere gestito, tramite la modifica del proprio statuto indipendente, in modo da esautorare dalla possibilità di votare determinate fasce di persone. Per finire, come se non bastasse, i criteri di valutazione, l’unica cosa che dovrebbe rimanere indipendente da scuola a scuola, verranno mutati direttamente in quelli indicati dal MIUR, dunque tramite gli INVALSI.

La sostanza è che viene colpita l’autonomia scolastica nelle sue parti rilevanti, ossia quella della valutazione indipendente, e viene sottoposta a controllo ministeriale. La scuola nazionale viene atomizzata e smantellata, sostituendola con una scuola indipendente e anti-democratica al suo interno, vengono introdotti i privati nella gestione delle scuole e i dirigenti scolastici stessi diventano manager che si occupano dei finanziamenti alla propria scuola-azienza, dei propri “sponsor” e dei propri contatti con le aziende (quelle vere e proprie) private.

Questa è la principale manovra governativa, in attesa di esame al Senato. Ma intanto la Spending Review, contro la quale la nostra città è scesa in piazza giorno 12 e 19 Ottobre, è stata approvata e verrà a breve messa in atto. Ecco riproposto un sunto dei suoi tratti principali:

Riduzione insegnanti di sostegno (ovvero ragazzi, anche con gravi handicap, che non possono avere il supporto adeguato che gli permetta di vivere a pieno la scuola) ed il peso ricadrà tutto sulle famiglie, lasciate sole per meri motivi economici, licenziamento di 15.000 precari, tagli lineari del personale scolastico del 40% e sottrazione di oltre 1.500.000 di posti di lavoro fino al 2015.

La piattaforma programmatica si estende anche ad altre rivendicazioni altrettanto importanti, e strettamente legate insieme e inscindibili dalla situazione generale della Scuola pubblica italiana.

-EDILIZIA SCOLASTICA e SPAZI SCOLASTICI: Solo 4 edifici su 6 ad oggi hanno il certificato di agibilità statica. Si stima che il 95% delle scuole italiane sia in condizioni fatiscenti e abbia urgentemente bisogno di ristrutturazioni immediate e il 25% degli studenti non si sente sicuro nella propria scuola, soprattutto nel Meridione. Non possiamo aspettare la prossima tragedia, il prossimo disastro. Lo diciamo ora e lo continuiamo a dire da anni: occorre un intervento urgente e vasto, prima che sia troppo tardi.

-DIRITTO ALLO STUDIO: ogni anno siamo costretti ad affrontare spese dai 900 ai 1600 euro per poter frequentare la scuola. Il diritto allo studio deve essere per tutti e non un privilegio per pochi. I costi non possono e non devono più rappresentare una barriera sociale tra chi si può permettere un’istruzione di qualità pagandola e chi invece è condannato a non avere opportunità.

-DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: I dati che emergono sono a dir poco drammatici. Soprattutto nella fascia di età più giovane della popolazione siciliana la disoccupazione sfiora il 40%. Migliaia sono, ogni anno, i giovani siciliani formati che prendono la strada dell’emigrazione. Pretendiamo la possibilità di costruire il nostro futuro nella nostra terra.

-UNIVERSITA’ A NUMERO CHIUSO: È nostra precisa convinzione che ogni barriera posta all’accesso ai saperi sia illegittima e incostituzionale. Vogliamo che l’accesso all’università sia libero e pubblico. L’Italia dovrà giocare un ruolo strategico in Europa, per farlo dovrà valorizzare le sue risorse più preziose: il suo patrimonio cuturale e storico solo così L’Europa del sapere aumenterà la propria capacità di utilizzare e produrre conoscenza.

-DIDATTICA: I programmi di studio sono uguali da circa 30 anni, questo è inconcepibile per un contesto che inevitabilmente si è evoluto. Studiare non significa solo apprendere velocemente nozioni. Vogliamo che le aule siano luoghi di discussione e dibattito, che i saperi siano liberi e non al servizio del mercato, che non discriminano, che parlino di ambiente, di lavoro, che aprano la mente, che non indottrinano e che presentano visioni univoche e assolute delle realtà.

-REPRESSIONE STUDENTESCA: Riteniamo inaccettabili gli abusi di potere violenti delle forze dell’ordine verificatesi in diversi cortei pacifici nelle principali città italiane verso minorenni. E’ inaccettabile che a coloro che si oppongono a macchinazioni volte al profitto di una ristretta cerchia, si risponda esclusivamente con la repressione e la violenza tramite l’utilizzo delle Forze dell’Ordine, utilizzate come strumento, senza possibilità di decisione, da parte di un potere che sfrutta non soltanto i ceti inferiori della popolazione, ma in questo senso anche i suoi stessi subordinati.

Alla manifestazione di Messina hanno aderito il Liceo Classico Maurolico, l’Istituto Scientifico Archimede, il Liceo Classico La Farina, l’Istituto Nautico Caio Dullio, il Liceo Scientifico Seguenza, l’Istituto Professionale Antonello, il Liceo Scientifico Bisazza, l’Istituto Professionale Majorana-Marconi, l’Istituto Tecnico Commerciale Quasimodo, l’Istituto Tecnico Industriale Verona Trento.