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Schmiedt, un punto di vista nuovo sulla quotidianità

È già da qualche giorno che la Camera di Commercio di Messina sta concedendo (e continuerà a farlo fino al 6 gennaio) alla città la possibilità di ammirare le opere sconosciute di un artista anch’esso sconosciuto ma solo di nome, poiché molte delle sue opere sono sempre state sotto gli occhi di tutti, in città.

“Daniele Schmiedt, un artista siciliano del Novecento” è la mostra organizzata dall’Assessorato regionale al Turismo di cui si parla e questo pittore dal nome difficile e più teutonico che siculo ne è il protagonista. Nasce a Palermo nel 1888 e dopo essere stato allievo di Francesco Lojacono presso l’Accademia delle Belle Arti, si sposa e si trasferisce a Messina nel 1911, dove apre uno studio in via Fata Morgana. Tra le sue opere più conosciute, la decorazione del soffitto ligneo della navata del Duomo dopo che fu distrutto dall’incendio causato dai bombardamenti del ’43, il Salone delle Bandiere e la sala del Consiglio comunale al Municipio o ancora alcune delle aule del Palazzo di Giustizia.

Nonostante fosse un artista perfettamente addentro lo sviluppo artistico del suo tempo, Schmiedt non è mai arrivato alle luci della ribalta. Ma più per scelta personale che altro, vista la sua decisione di rimanere legato alla sua città anziché cercare la gloria altrove.

Come ha sostenuto all’inaugurazione Salvatore Presti, direttore artistico del Circuito del Mito, il punto di vista di Schmiedt, quasi emblematico per un artista siciliano, sta nella sua dualità che vede contrapporre da un lato la provincia come luogo accogliente e gentile, ideale come punto di vista da cui guardare l’evoluzione del mondo e

dall’altro il Continente: luogo più unico che raro, ricco di contaminazioni, novità, possibilità, ispirazioni sulla scia delle più moderne correnti artistiche e culturali.

Oltre a ciò, la particolarità, quel quid in più che traspare dalle opere di Schmiedt, sta nel come mostra ciò che vede, soprattutto per i nostri tempi. Infatti tutto ciò che noi siamo ormai abituati a concepire come sfondo (fili elettrici, cantieri, binari, operai al lavoro) a quei tempi era ben altro. Forse oggi vedere le gru innalzarsi verso il cielo o il cemento riempire ogni angolo disponibile rappresenta quel lato caotico, stressante e persino dannoso che non vorremmo vedere, anzi di cui ci vorremmo dimenticare. Ma allora, e ciò è tanto più evidente nelle opere di Schmiedt, era il simbolo del cambiamento dei tempi, dell’evoluzione della città del secolo scorso in quella dei tempi nuovi.

E in tutto ciò il protagonista umano è l’operaio, forte, possente, eroe del tempo moderno, quasi titanico a dispetto della povertà della sua condizione, predestinato a condurre la città per mano verso il futuro. Regalarsi un punto di vista nuovo su qualcosa che conosciamo come già vecchio, ecco il punto di forza di queste opere figlie predilette di un figlio della città che abbiamo, magari inconsapevolmente ma fin troppo colpevolmente, messo in un angolo.

La mostra, ad ingresso libero, sarà aperta dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19 nei giorni feriali e dalle 9 alle 13 nei festivi, con lunedì come giorno di chiusura. Può valere la pena, magari durante lo shopping forsennato prenatalizio, di prendersi una pausa, mettere da parte il pensiero del pigiama di flanella per lo zio e del dopobarba con cravatta per il papà e fare due passi nella visione futuristica di un tempo che per noi è ormai presente.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.