Scandalo UniMe: la farsa delle prove per l’accesso a Medicina

MESSINA. Luci e ombre di UniMe. Da un lato la rettrice Giovanna Spatari che nel giorno dell’inaugurazione racconta “le magnifiche sorti e progressive” dell’ateneo che dirige dopo il passaggio del testimone con il suo predecessore e sostenitore nella corsa all’ermellino Salvatore Cuzzocrea, dall’altro gli studenti, che raccontano l’altra faccia della medaglia, a partire dalle presunte irregolarità durante le prove per l’accesso a Medicina.
Raffaele Costa, lo studente del quale abbiamo già raccontato l’odissea causata dal cattivo funzionamento del wi-fi dell’università, non molla e pretende il riconoscimento dei propri diritti. A partire dalla mancanza dei supporti previsti per legge per gli studenti che come lui soffrono di patologie dell’apprendimento.

“Nel caso dello studente Raffaele Costa -spiega il suo avvocato Giuseppe Saya nella memoria depositata al TAR– si è verificato un fatto più unico che raro, cioè che l’università si è rifiutata nonostante la sua documentata patologia, di concedergli i tutori necessari per l’espletamento della prova e, come peraltro previsto dalla medesima normativa, la reiterazione della prova in due appelli. Si hanno da più parti notizie che meriterebbero di essere approfondite in sede giudiziale con gli opportuni mezzi istruttori, di vizi nell’espletamento delle prove dei test a seguito del semestre filtro: la carenza dei disturbatori per quanto riguarda l’utilizzo dei telefonini, che risultano invece utilizzati con vizio, e la falsificazione dell’esito delle prove, a parte l’utilizzazione della rete Bluetooth che permette allo stesso modo di falsare l’esito delle prove”.
A supportare questa denuncia, le testimonianze di due studentesse che, per ovvi motivi, hanno chiesto di rimanere anonime, relative alla prova del 1o dicembre scorso, che si è svolta in più aule dell’ateneo.
“Nel corso dell’intera giornata d’esame -racconta la prima studentessa- ho potuto constatare l’assenza totale dei controlli di sicurezza normalmente previsti per le procedure concorsuali pubbliche. In particolare, i metal detector sono pervenuti solo alla fine delle prove concorsuali e c’è stato un controllo molto scarso nelle aule d’esame. Non è stato effettuato alcun controllo preventivo sui candidati all’ingresso né un successivo controllo a campione, come invece previsto dai protocolli di routine. Tale mancanza ha determinato una situazione di evidente vulnerabilità sotto il profilo della regolarità e della trasparenza delle prove, lasciando ai candidati la possibilità di introdurre dispositivi elettronici o altro materiale non consentito. La totale assenza di verifiche è risultata evidente e condivisa da più partecipanti, generando un clima di disorganizzazione e di mancato rispetto delle condizioni di parità tra i candidati”.
“Durante lo svolgimento degli esami di profitto del SMF del 10 dicembre 2025 -ricorda l’altra studentessa- ho assistito a un episodio che ritengo gravemente lesivo della correttezza della procedura concorsuale. Durante una delle prove scritte, una collega seduta a breve distanza da me ha utilizzato il proprio telefono cellulare per copiare, consultando contenuti digitali e digitando ripetutamente sul dispositivo. Tale comportamento è stato reso possibile dal mancato funzionamento dei disturbatori di frequenza presenti in aula, i quali non risultavano attivi o comunque inefficaci. L’assenza di controlli con metal detector e il malfunzionamento dei sistemi di disturbo hanno consentito alla suddetta candidata di agire indisturbata per un periodo prolungato, senza che il personale di vigilanza intervenisse o si accorgesse dell’accaduto. Ritengo che tale episodio abbia compromesso la regolarità della prova e violato il principio di equità tra i candidati, arrecando un danno a coloro che hanno sostenuto l’esame nel rispetto delle regole”.

Evidentemente ignara di quanto succede nell’università che dirige, nel proprio intervento di oggi la rettrice Spatari ha parlato di “responsabilità piena dell’Ateneo nel rafforzare prevenzione, trasparenza, controlli e cultura organizzativa. Perché senza legalità non c’è autonomia. Senza legalità non c’è reputazione. Senza legalità non c’è futuro”.
Concordiamo con la rettrice Spatari sul fatto che senza legalità non ci sono autonomia, reputazione e futuro. Adesso, però, alla luce di quanto fatto nei confronti dello studente Raffaele Costa e di quello che hanno denunciato le due studentesse e nell’attesa che la magistratura si pronunci definitivamente, ci aspettiamo un’indagine interna per chiarire quanto successo.
AGGIORNAMENTO
Contattata tramite l’ufficio stampa dell’università per ottenere un suo commento sulla vicenda, la rettrice ha deciso di non rilasciare dichiarazioni in quanto c’è un procedimento giudiziario in corso.
