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Scandalo formazione, il PDL tace. Lupo: fuori dal PD

Francantonio Genovese, deputato PD alla Camera

Il ciclone formazione che stamane ha sconvolto Messina è ben lontano dall’essersi allontanato dalla città. In conferenza stampa è stato detto chiaramente che oltre ai dieci arrestati (a tutti è contestata l’associazione a delinquere finalizzata al peculato e alla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate a progetti formativi) ci sono anche molti altri indagati e adesso non resta che aspettare gli sviluppi dell’inchiesta, che ruota attorno a tre centri di formazione professionale Lumen, Aram e Ancol.

Intanto arrivano le prime reazioni alla vicenda, che vede dieci persone ai domiciliari. Tra queste, le mogli degli ex sindaci di Messina Francantonio Genovese e Giuseppe Buzzanca Chiara Schirò e Daniela D’Urso, l’ex assessore alla Mobilità Melino Capone e suo fratello Natale, l’esponente del PD Elio Sauta e la moglie di quest’ultimo Graziella Feliciotto, la tesoriera del PD di Messina Cettina Cannavò, Natale Lo Presti, Nicola Bartolone e Giuseppe Caliri. Il Gip Giovanni De Marco ha anche disposto nei confronti di Carlo Isaja la sospensione per due mesi dall’Ispettorato provinciale del lavoro di Messina..

E se nel centrodestra tutto tace, dal Partito Democratico arrivano reazioni a catena. La prima è del segretario regionale del Partito e reggente di Messina Pippo Lupo, che in una nota avverte di avere chiesto “alle commissioni provinciale e regionale di garanzia del PD di procedere alla sospensione di Concetta Cannavò, Graziella Feliciotto, Nicola Bartolone, Elio Sauta e Chiara Schirò da incarichi di organismi e dall’anagrafe degli iscritti del partito. Nel ribadire la fiducia nella magistratura e auspicando che possa fare piena luce quanto prima, mi auguro -conclude Lupo- che gli interessati possano al più presto dimostrare la loro estraneità ai fatti che sono stati loro contestati”.

Molto più severa Sonia Alfano. “Gli arresti eseguiti stamane a Messina -commenta la presidente della Commissione Antimafia Europea- disegnano un quadro a tinte fosche: i reati di cui sono accusate le persone coinvolte nell’inchiesta sulla formazione professionale sono gravissimi. Mi congratulo quindi con il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e con i pubblici ministeri per la professionalità e l’impegno dimostrati in questa circostanza e per essere riusciti a far emergere un sistema criminale di tali proporzioni. Il mondo della formazione, soprattutto a Messina, è noto per le proprie peculiarità criminali: non a caso, quando decisi di sostenere nella recente campagna per le amministrative quello che è, ad oggi, il sindaco della città peloritana, feci riferimento proprio al fatto che lui, al contrario di altri, non avrebbe utilizzato la formazione come bacino elettorale. Altri lo hanno fatto e oggi ne abbiamo la dimostrazione lampante”.

“L’arresto delle mogli del deputato del PD Francantonio Genovese e dell’ex sindaco di Messina del PDL Giuseppe Buzzanca nell’ambito dell’affaire formazione -dichiara il responsabile regionale di Net Left Luca Lecardane- sono l’ulteriore tappa delle vicende che in vari settori stanno coinvolgendo esponenti della politica direttamente o indirettamente. Esponenti di partiti di varia estrazione e altri enti che dovrebbero schierarsi a difesa dei lavoratori -continua Lecardane- hanno mangiato nel piatto succulento della formazione professionale a danno dei cittadini. Sono convinto che presto ci saranno altri sviluppi e spero che la magistratura faccia luce in tutta la Sicilia su questo settore, troppo spesso usato come Bancomat elettorale. La sinistra deve fare pulizia al proprio interno e ritornare ad essere guida morale, ancora prima che politica”.

Cassandra inascoltata all’interno del PD dall’anno scorso, Lucia Tarro Celi sottolinea come “nel riporre la massima fiducia nell’azione della Magistratura e nella possibilità di dimostrare l’estraneità ai fatti da parte delle persone indagate, non posso sottrarmi dall’esplicitare alcune riflessioni che da tempo si interrogano sul  senso stesso di una militanza politica che per quanto attraversata da inquietudini e diversità di opinioni, ha fatto della questione morale il segno della propria radice identitaria. A mio parere, la vicenda dei corsi di formazione indiziati, al di là delle accuse specifiche, è rivelatrice di un modello di potere che ha avuto ricadute negative nella storia del Partito a Messina, nella ricerca dei consensi, nella coscienza colletiva della città, fino a penalizzare le ultime elezioni amministrative.

Peppino Buzzanca, ex Sindaco di Messina in conferenza stampa per le amministrative 2013
Giuseppe Buzzanca

Non voglio assumermi alcuna primogenitura, ma segni di anomalia e di scarsa trasparenza li ho pubblicamente denunziati fin dalle primarie per le Politiche, con i risultati di una sorprendente quantità di voti che quell’esperienza ha prodotto. Oggi non è più possibile essere amici o nemici di avventura o subire passivamente il discredito che gran parte del senso comune riversa sulla politica. C’è urgenza di idee nuove, di persone in grado di incarnare discontinuità, passione e competenze e mettersi a servizio di una città che non può più aspettare per capire “a che punto è la notte”. Un invito dunque, al presidente del partito e alla commissione reggente di traghettare la fase che ci separa dal congresso con quel forte senso di responsabilità e di rigore che la situazione oggi richiede”.

Sulla vicenda prende posizione anche il MoVimento 5 Stelle di Messina che ricordando che “da sempre si batte nella nostra città affinché la legalità e la trasparenza ritornino ad essere di moda”, attraverso i deputati alla Camera e all’Assemblea Regionale Siciliana Francesco D’Uva, Alessio Mattia Villarosa e Valentina Zafarana, si augura che le eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti siano accertate velocemente.

“Questa inchiesta tutta messinese – afferma D’Uva – porta alla luce un’organizzazione che, stando alle indagini, da anni lucrerebbe utilizzando finanziamenti regionali, nazionali ed europei. I corsi di formazione devono tornare a occuparsi solo di formazione. Molti si dimenticano il vero motivo per il quale questi corsi vengono organizzati, ovvero formare chi attualmente è senza un posto di lavoro garantendo loro un’adeguata formazione professionale che, in teoria, dovrebbe servire per abbassare la percentuale di disoccupazione nel territorio siciliano purtroppo arrivata ai massimi storici, anche a causa di centri di potere che bloccano il libero mercato. Vorrei pertanto ringraziare le forze dell’ordine che hanno portato avanti questa operazione”.

Anche Valentina Zafarana interviene, evidenziando che “da troppo tempo l’ organizzazione del comparto della formazione professionale in Sicilia è divenuta un coacervo di interessi economici e politici, a causa di una gestione perpetrata attraverso metodi privatistici e familistici che gravissimi danni ha arrecato all’intero settore”.

“Non deve passare in secondo piano -conclude Alessio Mattia Villarosa- il fatto che, oltre agli arrestati odierni, nella stessa inchiesta risulterebbero essere indagati anche il deputato nazionale Francantonio Genovese e il deputato regionale Franco Rinaldi, che dunque assumerebbero, formalmente oltre che logicamente, figure di importanza e spessore ben superiori rispetto al mero ruolo di “marito di” e “cognato di” se fossero accertate loro responsabilità nella vicenda. Per tutti questi motivi, al netto della presunzione di innocenza che a tutti gli indagati deve essere concessa senza riserve, il Movimento 5 Stelle di Messina auspica che i deputati sopra citati compiano un gesto che restituirebbe dignità alle Istituzioni che rappresentano, dimettendosi dalle cariche che ricoprono almeno fino a quando l’intera vicenda non avrà trovato la propria conclusione chiara e definitiva”.

Nel tardo pomeriggio arriva poi la nota dei giovani leoni del PD di Messina, che giusto ieri hanno organizzato una conferenza stampa per lanciare una loro iniziativa che punta al rinnovamento del partito. “Le vicende giudiziarie oggi emerse evidenziano ancora una volta come nel Partito Democratico di Messina sia aperta da tempo una questione morale che investe i massimi dirigenti del partito, sia in città che nella provincia.

Tali inchieste mettono ulteriormente in difficoltà il Partito, dopo la recente sconfitta elettorale, ledendone la credibilità e pregiudicandone l’azione politica. Bisogna intervenire immediatamente, convocando gli organismi dirigenti cittadini e provinciali per individuare al più presto un comitato, autorevole e rinnovato, che affianchi il segretario Lupo nella gestione della prossima fase congressuale, assicurando la massima trasparenza nella conduzione del tesseramento e della tesoreria e nella individuazione di una sede totalmente neutra del Partito.

Concludiamo chiedendo agli esponenti del partito che sono stati coinvolti, direttamente ed indirettamente, nelle inchieste giudiziarie di assumersi pienamente le proprie responsabilità politiche, evitando che i destini personali di alcuni possano condizionare il futuro del Partito Democratico di Messina e dei suoi iscritti”. A firmare la nota Alessandro Russo, Francesco Palano Quero, Filippo Cangemi, Giacomo D’Arrigo, Piero David, Giuppi Siracusano, Simone Di Cesare, Nicola Alpino, Armando Hyerace, Sergio Mazza, Gabriele Lo Re, Guglielmo Sidoti, Francesco Barone, Francesco Battaglia, Sharon Schachter ed Emanuele Giglia.