Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Scandalo Confindustria, rinviati a giudizio i vertici della Palumbo

Il cantiere Palumbo, area ex Cassaro nella Zona Falcata

Ancora una tegola su Confindustria Messina. Dopo il recente rinvio a giudizio dell’ex presidente Ivo Blandina, appena sostituito da Alfredo Schipani e attualmente vice presidente di Confindustria Sicilia, perché coinvolto in una truffa alla Regione, stamane il GUP Salvatore Mastroeni ha emesso lo stesso provvedimento nei confronti di Antonio e Raffaele Palumbo.

Quest’ultimo è stato membro della Giunta di Confindustria Messina durante la presidenza Blandina e l’azienda, la Palumbo spa, è attualmente iscritta all’associazione datoriale.

Rinviate a giudizio con i Palumbo padre e figlio altre 6 persone (Giuseppe Costa, Salvatore Croce, Raffaele Donnarumma, Mario Fierro, Giuseppe Costa, Rosario Scopelliti e Santi Scopelliti) e le società Palumbo spa, La Futura Sud srl e la Stabia Yachting & Coating srl.

La prossima udienza si terrà il 19 dicembre davanti ai giudici della Seconda Sezione penale del Tribunale di Messina.

Alcuni indagati hanno scelto il rito abbreviato e per loro  l’udienza si terrà il 14 febbraio 2013. Mastroeni ha disposto anche la revoca delle misure cautelari ai domiciliari per Antonio e Raffaele Palumbo e per Rosario Scopelliti.

La vicenda giudiziaria riguarda lo smaltimento illecito delle sabbiature, che

in una nota inviata dalla società sono definite “rifiuti non pericolosi”, che la Palumbo Spa aveva affidato in subappalto a ditte esterne.

Diversa l’opinione degli addetti ai lavori rispetto alla pericolosità del materiale “La sabbiatura -si legge su Wikipedia- è un’operazione discretamente pericolosa: il getto di aria e sabbia che raggiunge direttamente parti scoperte del corpo incide la pelle, la abrade e può incastonare la graniglia utilizzata nella pelle e nei tessuti sottostanti creando forte dolore, infezioni e lesioni varie anche gravi. Se non si utilizza la vasca di sabbiatura è quindi buona norma che il sabbiatore indossi una tuta protettiva, scarpe antinfortunistica (per proteggere i piedi da eventuali cadute dei pezzi in lavorazione), guanti in pelle, corpetto protettivo (in materiale plastico flessibile) e uno scafandro con ampia superficie trasparente (per permettere una buona visibilità) e condotto di rifornimento di aria pura, che è mandata dal compressore e viene pulita in apposito filtro prima di entrare nello scafandro”.

Chiusa la parentesi sulle sabbiature e la loro pericolosità, Antonio e Raffaele Palumbo dichiarano che “dopo mesi difficili è stato compiuto un piccolo passo che ci fa recuperare un po’ di serenità, quella serenità che sarà indispensabile per affrontare un dibattimento nel corso del quale, siamo fiduciosi, avremo modo di chiarire la nostra posizione, dimostrando la correttezza del nostro operato e la completa estraneità, sia nostra che della Palumbo Spa, rispetto ai fatti che ci vengono contestati”.