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Santi Morabito, nutrizionista: “Serve un medico che ti prenda per mano e ti accompagni”

Il dottor Morabito

Per anni il Servizio Dietetico del Piemonte è stato l’unico punto di riferimento per chi aveva disturbi alimentari. Adesso è diretto da Santi Morabito, medico nutrizionista che fa parte anche del team de “Il cerchio d’oro”. 

“Quella del centro dell’Asl 5 -spiega- è un’esperienza maturata nel tempo, fuori da tempi e modi normali. Quando si rivolgono a noi, mascherano tutto con l’esigenza di una dieta, ma in realtà nascondono problemi comportamentali spesso gravi”. 

Andiamo per tipologie, almeno quelle più comuni. Come si comporta il paziente sovrappeso? “Ci sono i casi in cui si rivolgono a noi subito oppure provengono da esperienze che non sono andate bene. La prima domanda da porsi è “perché si sono verificati questi fallimenti?”. Per queste persone il cibo diventa una gratificazione. Quando arrivano sono diffidenti e spesso nascondono il vero motivo che li ha condotti al centro. Poi piano, piano iniziano a fidarsi e si aprono con noi. Sia chiaro però che quando ci sono disturbi di tipo alimentare non serve solo il dietologo, ma anche lo psicologo o lo psichiatra, bisogna capire se è necessaria una terapia individuale o di gruppo”. 

Altre tipologie che classificano chi mangia troppo? “Ce ne sono diverse, Le più comuni sono il cosiddetto “brucare”, quando cioè la persona mangia continuamente di tutto e in piccole dosi, c’è la compulsione che spinge ad alimentarsi in maniera smodata, mangiano più del dovuto e mescolano dolce e salato. C’è poi l’alimentazione notturna: chi

non riposa bene si alza e deve mangiare. C’è chi si limita ad un biscotto, chi invece è capace di cucinare un piatto di pasta alle 2 del mattino e ci sono anche pazienti che si alzano per mangiare 2-3 volte in una notte. Ma riuscire a sapere queste cose non è facile, perché chi soffre si confida solo se riesce ad entrare in empatia con chi lo cura. Del resto, gli inglesi parlano di “alimentazione emozionale”. In pratica, a seconda dei sentimenti che proviamo (ansia, rabbia, dolore o altro) associamo un cibo che ci fa stare bene e che selezioniamo secondo l’umore. Quando si ha a che fare con un paziente che ingurgita una quantità eccessiva di cibo, bisogna dargli una motivazione per smettere, ma deve anche avere qualcosa che prevenga il male dell’anima. Perché di questo si tratta: male dell’anima. Subentrano anche i sensi di colpa”. 

La patologia più conosciuta, forse perché è quella che si nota anche di più, è quella dell’anoressia. “In questi casi è fondamentale intervenire nelle fasi precoci della malattia. C’è chi viene da noi perché vuole un’alimentazione “normale”, cercano un profeta che cali una dieta dall’alto, ma non è così che funziona. In ogni caso, mi preme sottolineare che ci sono disturbi alimentari come per esempio quelli ai quali abbiamo accennato prima, che hanno conseguenze molto più gravi di anoressia e bulimia e che hanno un tasso di mortalità più alto”. 

Come si può aiutare chi soffre di queste patologie? “Non ci sono maghi, stregoni o medici bravi che risolvono i problemi. Serve invece un medico che ti prende per mano e ti accompagna nel percorso, senza giudicare e standoti accanto”.