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Santa Lucia sopra Contesse. Noi, prigionieri di una discarica

La discarica abusiva di Santa Lucia sopra Contesse (Foto Tonino Cafeo)

La discarica di inerti abusiva più volte segnalata a Santa Lucia sopra Contesse, nelle immediate adiacenze al cementificio dismesso che apparteneva ai fratelli Pellegrino, travolti negli ultimi anni dalle inchieste giudiziarie, è ancora in piena attività.

Se ne sono accorti a proprie spese gli abitanti delle villette a schiera vicine alle cosiddette Case Arcobaleno.

Gli stessi che lamentano da lungo tempo le conseguenze della troppa vicinanza all’ex stabilimento, che è stato trasformato in un impianto di raccolta e trattamento dei materiali di scavo e di cantiere.

“Le nuvole di polvere che si alzano al passaggio dei camion ci costringono a vivere segregati -denunciano i residenti. Le nostre case, costate sacrifici, non valgono quasi più nulla”.

Nel corso degli anni numerose segnalazioni come questa, dai toni anche più drammatici, sono state inviate alle redazioni di giornali e tv. Eppure nulla è cambiato.

“I mezzi percorrono una stretta stradina adiacente alle nostre case e scaricano il materiale a tutte le ore -racconta chi vive in zona. Qualche volta anche di notte. Dobbiamo tenere porte e finestre sigillate per le polveri e i cattivi odori che ci investono”.

L'entrata del vecchio cementificio

Gli inquilini delle cooperative parlano senza mezzi termini di una situazione che con il trattamento di sterro e materiali di cantiere c’entra poco. “Qui scaricano copertoni di auto poi dati alle fiamme, materiale plastico e di varia natura che probabilmente è interrato con una ruspa”.

In molti collegano anche  i diversi casi di malattie tumorali riscontrati nel vicinato con le attività dello stabilimento. “Siamo venuti ad abitare qui intorno alla metà degli anni ’90 -spiegano- e negli ultimi dieci anni ci sono stati diversi morti per mali incurabili.

Il cementificio è stato costruito fra il ’98 e il ’99 ed è stato attivo per un decennio. Subito dopo è iniziato tutto il resto”. Un resto che, a giudicare dal costante movimento di camion carichi di sterro,

inspiegabilmente prosegue anche oggi.

Quello che si vede è un impianto industriale in stato di abbandono, con i sili di trattamento del calcestruzzo ancora colmi di materiale e il piazzale pieno di camion che nessuno guida da molto tempo.

La strada di accesso al cantiere

La via di accesso al cantiere, in terra battuta, costeggia il fianco della collina. Percorrendola a piedi si notano mucchi di materiali di risulta abbandonati alla rinfusa, mentre la recinzione dell’impianto è squarciata in più punti.

Le tracce di un’attività umana che continua ancora adesso sono tuttavia ben visibili nella parte finale della strada.

Un robusto cancello è aperto solo per fare entrare i mezzi da scaricare e alte reti di protezione, irrobustite da una fitta siepe  di eucalipti, celano a fatica il lavoro di squadre di operai che trattano giornalmente tonnellate di materiale servendosi di una scavatrice.

Il frutto della costante attività della discarica ha ormai assunto le proporzioni di una collina ed è ben visibile anche a notevole distanza.

L’impianto risulta sotto sequestro fin dal 2005, anno in cui i Carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) di Catania riscontrarono l’assenza delle autorizzazioni all’attività di raccolta e smaltimento di inerti che la Provincia Regionale di Messina, come prevedono le leggi vigenti, avrebbe dovuto rilasciare.

L'ex cementificio visto dall'alto

L’attività di raccolta e trattamento degli inerti è però andata avanti, nonostante i diversi interventi repressivi delle forze dell’ordine.

Gli agenti del Corpo Forestale hanno accertato la violazione dei sigilli apposti al cantiere nello scorso mese di luglio, mentre il Nucleo Decoro Urbano della Polizia Municipale di Messina è intervenuto, su richiesta dell’assessore all’Ambiente Daniele Ialacqua, nei primi giorni di settembre elevando diverse contravvenzioni e sequestrando un mezzo pesante sorpreso a scaricare nell’ex cementificio.

Nemmeno questo è stato sufficiente a convincere il titolare dell’attività, l’autotrasportatore Luciano Musarra, attualmente sottoposto all’obbligo di firma presso la stazione dei Carabinieri, a mettersi in regola.

L’assessore Ialacqua non molla e ha chiesto alla Polizia Municipale di effettuare nuovi controlli e di reprimere con severità ogni violazione accertata.