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Il silenzio di Sanremo

Volevo stare un po’ da sola per pensare tu lo sai..”  cantava Dionne Warwick in un lontano Festival di Sanremo del 1968. Versi reinterpretati anche da Mina, tra una Canzonissima e un’altra, scritti da Paolo Limiti, Mogol ed Elio Isola. La canzone intramontabile in questione era “La voce del silenzio”.

Ed è proprio il silenzio che avvolge il Festival di Sanremo 2012. Ad un mese dall’apertura del Festival nessuna news trapela sul cast dei big in gara. Forse mai registrato un ritardo simile. Si tratta di un alone di mistero che il Gianni-nazionale-Morandi vuole difendere sino alla fine o una preoccupante attesa di conferme da parte di alcuni big che in questi giorni valutano ancora se prestare o no la propria musica a questo calderone musicale italiano ? 

Sanremo è stressante si sa, sia per gli artisti che per i giornalisti che vivono cinque giorni di full immersion tra conferenze, recensioni e interviste.

Ma forse occorrerebbe dire tutto fumo e niente arrosto. Il Festival è morto già nella metà degli anni 90. A poco son servite sporadiche apparizioni di artisti-personaggi come Patty Pravo e Loredana Bertè per salvare l’interesse verso la kermesse musicale italiana più famosa coi loro bizzarri atteggiamenti da dive. Perché a conti fatti i dominatori delle classifiche di vendita, quei

pochi italiani rimasti a vendere vagonate di dischi, sono artisti che non mettono un piede all’Ariston da decenni o forse non vi hanno neanche mai partecipato.

A Sanremo non vince mai la canzone più bella, ma la canzone più sanremese.

Negli anni abbiamo assistito a come il Festival si sia trasformato in un lampante esempio di tv-famiglia-pomeridiano  dove i “casi umani” del nostro tempo hanno sempre una chance in più per arrivare al podio. Se poi presentano un handicap allora al diavolo se la canzone merita o no, la vittoria è meritata. Sia chiaro, questa è un’invettiva contro un sistema ipocrita che per fare audience si uniforma all’atteggiamento del “sfruttiamo il caso e l’handicap per un auditel maggiore”.

I grandi artisti, o perlomeno i veri big della musica italiana snobbano il festival. O meglio, la gara. E’ più facile parteciparvi come super ospiti per una proficua promozione del proprio lavoro. Ma come dar loro torto ? I Festival in cui a gareggiare erano artisti come Cocciante, Zero, Martini, Pooh sono finiti. Ormai non resta che elemosinare qualche super ospitata o affidarci a pilastri ever green come Al Bano & co. Il Festivalbar che ha accompagnato le estati degli italiani per decenni ha chiuso i battenti anni fa. La musica in tv rende poco. Forse anche Sanremo dovrebbe seguire le tristi sorti che non sono altro che una presa di coscienza.

In attesa che San Morandi possa stupirci, rimaniamo in attesa dell’evolversi dell’epopea ligure.