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San Pier Niceto, alla ricerca del gusto perduto

A San Pier Niceto è quasi mezzanotte. In una piazza gremita in cui il vociare era sapientemente intonato all’esibizione di un gruppo folcloristico che si esibiva sul palco, c’era da domandarsi cosa portasse lì così tanta gente. L’arcano è presto svelato dai cartelloni pubblicitari: in programma c’era la “Sagra del biscotto sanpieroto”. Abituati a sagre e feste paesane in cui si celebrano solo il cinghiale, il tartufo, il pesce, salumi e prosciutti vari, formaggi stagionati e non e fiori e piante, cosa vuoi che sia un biscotto? Come potrebbe mai interessare qualcuno? 

Eppure in quella piazzetta, con un panorama splendido e comodissima come sistemazione, non si riusciva a camminare per la folla. La gente procedeva gomito a gomito in cerca di una postazione di favore che la facesse avvicinare prima possibile al banco dal quale una decina di volenterosi distribuivano gratuitamente un’ottima granita limone che serviva da “bagna” per il protagonista: il  biscottu sanpirotu. Qualcosa di simile alla zuccarata messinese, una sorta di cuddura visto che è

una ciambella lucida decorata con sesamo. 

A dare un sapore speciale all’impasto contribuiscono, oltre ovviamente a farina, olio, zucchero, sale e sesamo, anche semi di finocchio ed anice. Da qui il sapore unico che ben si accompagna sia con il  dolce che con il salato. Una diversa lavorazione fa sì che sia possibile trovarlo sia in forma morbida  quando è fresco, che duro e croccante quando grazie ad una seconda infornata il biscotto è stato reso più duro per garantire una conservazione duratura. 

La storia locale racconta che fu una famiglia del posto ad inventare ai primi del Novecento questa ricetta e che da lì a poco, un po’ per spirito di emulazione ed un po’ per una sana concorrenza tra compaesani, questo biscotto divenne una tradizione delle famiglie sanpietresi. Anno dopo anno, grazie anche alla grande risposta che c’è stata da migliaia di persone anche dei paesi vicini, la sagra del biscotto sanpiroto ha superato la ventesima edizione e così come l’Infiorata del Corpus Domini è diventata un fiore all’occhiello della comunità locale ed un appuntamento irrinunciabile per chi ama scoprire o riscoprire i sapori perduti.