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San Licandro, fantasmi tra i ruderi

Per la dodicesima puntata di “Grimorium Messanae”, torniamo su un’altra zona di Messina particolarmente feconda dal punto di vista paranormale, il rione San Licandro. Come già abbiamo scritto nella terza puntata di questa rubrica, la zona della V circoscrizione della città dispone di un portale di collegamento nientemeno che con l’inferno, ma le strane presenze non si fermano qui.

Continuando a salire lungo il viale che attraversa San Licandro, adesso intitolato a Leonardo Sciascia, ci si imbatte nei ruderi di un vecchio casolare agricolo. Nonostante la forte urbanizzazione vissuta dal rione dopo gli anni ’60, i resti del fabbricato non sono mai stati abbattuti per far posto a nuove costruzioni, forse proprio per la sinistra fama che si sono guadagnati negli ultimi anni. A raccontarci le strane presenze che infestano il piccolo casale è Alessio, 32 anni, imbattutosi suo malgrado in alcune inspiegabili apparizioni.

“Abito in uno dei complessi che si trovano nella zona più alta del viale Sciascia e ricordo che da bambino, mi sentivo incredibilmente attratto da quel rudere, che immaginavo custode di chissà quali inconfessabili segreti. Una notte di una decina di anni fa, mi fermai nella piazzola attigua al casolare con degli amici che abitavano in zona, giusto per fumare una sigaretta prima di ritornare a casa. Tra le risate ed i discorsi dei miei colleghi di università, avvertii un refolo di vento che mi sfiorò il collo e, contemporaneamente, una malinconica nenia proveniente dal casolare. Ricordo perfettamente che un’insensata ed infinita tristezza si impadronì di me, come se quelle emozioni mi fossero imposte da una mano invisibile.

Zittii velocemente i miei amici ma quando ottenni il silenzio non sentii più nulla. Nonostante l’assenza di rumori mi avvicinai alla costruzione e, anche se so che il mio racconto potrebbe sembrare incredibile, scorsi da una delle finestrelle la fiamma di una candela. Mi fermai per guardare meglio e vidi distintamente, anche se solo per un istante, una figura femminile in camicia da notte avanzare con in mano il lume. A quel punto, sentii il classico brivido che mi corse dalla schiena fin sopra la nuca. Le gambe divennero pesantissime e rimasi come impietrito. Gli altri non videro nulla a parte la mia stranissima reazione e solo grazie ai loro richiami riuscii a riavermi da quello stato di trance.

Raccontai immediatamente dell’inquietante apparizione ai miei colleghi, che cercarono di andare in fondo alla cosa. Si accostarono alla finestra e guardarono a lungo, senza però riuscire a scorgere nulla. Io, invece, rientrai nell’abitacolo della macchina convinto, anche se non so perché, che solo io avrei potuto scorgere qualcosa. La curiosità mi spingeva a raggiungerli ma il terrore provato nell’istante della manifestazione riuscì a vincere la partita, imponendomi di rimanere seduto in macchina. Inutile aggiungere che da allora, quando rientro a casa da solo, preferisco transitare dal viale Annunziata”.

Alessio non è riuscito a fornirci alcuna indicazione sugli antichi abitanti dei ruderi di viale Sciascia. Alcuni abitanti della zona, però, ci hanno parlato di un piccolo cimitero che molto probabilmente sorgeva poco più a valle, nel periodo tra i due grandi terremoti che hanno colpito la città (1783 e 1908). Non abbiamo molte fonti al riguardo, ma un collegamento con la vicenda appena narrata appare quantomeno scontato.