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Salvi orchestra ed esterni, altri fondi per l’Ente Teatro

Una delle tante proteste degli orchestrali

Il futuro dell’Ente Teatro di Messina è un po’ meno incerto. Dalla Finanziaria regionale approvata a rotta di collo la notte tra il 30 aprile e l’1 maggio sono arrivati altri 900 mila euro. Salgo quindi a 4 milioni 900 mila euro i fondi destinati al Vittorio Emanuele.

Non ci sarà da scialare, sia chiaro, e si è ben lontani dalla somma realmente necessaria per una programmazione decente, ma almeno le giornate lavorative dell’orchestra e dei collaboratori esterni sono salve.

“Abbiamo rappresentato all’assessore Michela Stancheris le esigenze minime dell’Ente Teatro -spiega il deputato PD Filippo Panarello- ed abbiamo ottenuto un incremento del contributo. Adesso si dovrà lavorare sulla programmazione”.

I 4 milioni 900 mila euro infatti, copriranno solo le spese fisse del teatro. Come già ha annunciato più volte il presidente della Regione Rosario Crocetta, i fondi per gli spettacoli (non meno di 2 milioni) dovranno essere recuperati grazie ai finanziamenti europei.

Regola questa, che vale per tutti i teatri della Sicilia e non solo per quello di Messina. “Come sindacato -spiega Pippo Di Guardo, segretario generale della SLC Cgil- la settimana prossima presenteremo un progetto dei sindacati per recuperare altre entrate senza costi aggiuntivi per il teatro. Resta da vedere se i vertici dell’Ente Teatro saranno sufficientemente lungimiranti per accogliere le nostre proposte. Abbiamo iniziato questa battaglia per difendere il personale esterno e l’orchestra l’anno scorso e ci siamo riusciti. Adesso bisogna fare del Vittorio Emanuele il motore culturale della città”.

Intanto, a difendere il futuro dell’Ente Teatro di Messina scende in campo anche il candidato sindaco del centrosinistra Felice Calabrò, con un appello ai parlamentari messinesi e al Governo regionale.

“Nei momenti più bui -scrive Calabrò- l’unica luce che resta accesa è quella della cultura. Se la si spegne non ci sono più fari né indicazioni da seguire per riuscire a riemergere. Siamo consapevoli della gravità della crisi finanziaria ed economica che la Regione Sicilia sta attraversando, ma siamo altrettanto convinti che una politica indiscriminata di tagli rischi di non valutare le differenze e le peculiarità proprie delle singole realtà. L’Ente Teatro Vittorio Emanuele, che nell’immaginario di tutti noi rappresenta il simbolo di una Messina che rinasce dalle macerie del terremoto, non può essere destinato ad una lenta agonia”.

Per Calabrò il Vittorio Emanuele è il simbolo di una comunità che non si arrende. I tagli degli ultimi anni hanno sempre di più impoverito le casse dell’Ente Teatro “in nome di una logica di ristrettezze che ha penalizzato oltre ogni limite Messina rispetto alle altre realtà teatrali isolane. I tagli più recenti hanno reso definitivamente impossibile proseguire la stagione in corso. Il Cda del Vittorio Emanuele ha annunciato che lo spettacolo in programma alla Sala Laudamo dal 3 al 5 maggio “1952 a Danilo Dolci” è stato sospeso e che anche la programmazione delle stagioni future è fortemente a rischio. Non è vero che, come dice qualcuno, con la cultura non si mangia. E’ vero invece che senza la cultura non si vive, ci si limita ad affrontare la quotidianità senza alzare mai lo sguardo in alto. La cultura è pane non solo per chi ci opera, ma anche per l’indotto, per innescare quei meccanismi di sviluppo che non possono assolutamente essere sottovalutati”.

Ai parlamentari ed al Governo Crocetta il candidato sindaco del centrosinistra chiede l’individuazione di soluzioni che garantiscano il futuro del Vittorio Emanuele. “Non vogliamo assistere impotenti ad un altro terremoto silenzioso -dichiara Calabrò. Dobbiamo trovare quelle risorse che garantiscano una programmazione all’altezza della città, un’occupazione a quanti da decenni aspettano risposte e stagioni che riportino l’immagine di Messina sui palcoscenici nazionali. La nostra idea è che il Teatro Vittorio Emanuele diventi il cuore pulsante di un mondo culturale diversificato, che tenga conto di tutte le espressioni dell’arte e non si limiti ad essere un semplice fruitore di palcoscenico”.