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#Salina. Al Doc Fest sono andati in scena gli ultimi

Ascanio Celestini e Curzio Maltese
Ascanio Celestini e Curzio Maltese

Sul palco della nona edizione del Salina doc fest sono andati in scena gli ultimi, uomini donne e bambini che geograficamente e socialmente occupano le periferie delle città e del mondo.

Dalla Siria al Quadraro di Roma, dalla guerra e dall’assenza di opportunità arrivano le storie raccontate al Festival del documentario narrativo, opere coraggiose che guardano a realtà troppo spesso ignorate.

Venerdì 18 settembre è stato consegnato il Premio Ravesi Dal testo allo schermo ad Ascanio Celestini, che ha presentato, dopo l’esordio di Venezia, il suo film Viva la sposa, emozionando il pubblico con la storia di un clown

fatalista nella periferia pasoliniana di Roma con il suo linguaggio poetico ed irriverente.

Sabato 19, nella piazza di Santa Marina, è stato assegnato, per il concorso internazionale Conflitti e Periferie, il premio Miglior Documentario Tasca d’Almerita a Sean  McAllister per A Syrian love story, il racconto dell’odissea lunga quattro anni di una famiglia siriana per raccontare gli sconvolgimenti di un intero popolo, dalla rivoluzione alla guerra feroce. A conclusione della serata l’esibizione dell’anno l’esibizione, con un cameo di Sarah Jane Morris, della Piccola Orchestra delle Cose Belle.

Mentre, domenica 20 settembre, la manifestazione si è chiusa con Salina Music Live, a cura di Cosimo Damiano Damato, nel corso della quale è stato consegnato il Premio Clandestino – SDF 2015 agli artisti che con la loro musica e i loro testi hanno dimostrato un particolare impegno civile nei confronti degli ultimi e degli invisibili. Fra gli ospiti Mario Incudine, Lorenzo Fragola, Piero Peù, Raf e altri ancora.

#Salina. Al Doc Fest sono andati in scena gli ultimi
#Salina. Al Doc Fest sono andati in scena gli ultimi
#Salina. Al Doc Fest sono andati in scena gli ultimi
#Salina. Al Doc Fest sono andati in scena gli ultimi

Armando Montalto

Tra la metà dei Novanta e i primi Duemila ha cambiato città, paese e occupazione con la rapidità di un colibrì. Insomma, questo quarantenne messinese, dopo aver fatto consegne a Canal Street, parlato in nome della UE, letto Saramago, tirato sassi sul Canal Saint Martin e bevuto fiumi di birra ha deciso. Tornare a casa, mettere su famiglia e la testa a posto. Oggi si divide tra libri, mare e famiglia. Intanto, prova a scrivere e a raccontare Messina.