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Rosa Donato, l’artigliera del popolo

Rosa Donato sulle barricate

Tra i messinesi che hanno contribuito all’Unità d’Italia a prezzo di grandi sacrifici c’è anche Rosa Donato. Una popolana nata nel 1808 e morta nel 1867, cresciuta durante le lotte risorgimentali, delle quali, una vota adulta, diventò una dei protagonisti.

E’ già una donna adulta nel gennaio del 1848, pochi mesi dopo la rivolta dell’1 settembre 1847 durante la quale fu giustiziato il calzolaio Giuseppe Sciva, quando la lotta contro i Borboni ricominciò anche a Messina.

Secondo la storiografia dell’epoca, insieme ad Andrea Lanzetta riuscì a sottrarre un cannone all’esercito borbonico e con quello sparò contro i soldati di Ferdinando II e grazie al suo coraggio alcuni mesi dopo fu nominata caporale e le fu assegnato il comando della batteria dei Pizzillari, nei pressi del torrente Portalegni, l’attuale via Tommaso Cannizzaro, che non abbandonò fino alla fine dei combattimenti.

Quando le sorti della battaglia volsero al peggio, con uno stratagemma si finse morta e scappò a Palermo. Combattè anche là, ma alla fine i moti furono domati e Ferdinando II si riprese la Sicilia.

Rientrata a Messina, fu subito catturata e rimase in carcere per oltre un anno. Una volta fuori, sola e senza mezzi, si ridusse a vivere di elemosina.

Dieci anni dopo, ottenuta l’Unità d’Italia e cacciati i Borboni, per compensarla della sua dedizione alla causa italiana le fu assegnato un sussidio, appena sufficiente per sopravvivere.

Morirà povera e quasi dimenticata 7 anni dopo. Nel 1893 lo scultore Vincenzo Gugliandolo scolpì il suo busto in marmo, attualmente custodito nella sede principale del Banco di Sicilia.