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Rodriquez, entro venerdì la consegna del quarto catamarano

Lavoratori davanti ai cancelli della Rodriquez

Entro venerdì sarà consegnato il quarto dei cinque catamarani commissionati nel 2006 dal sultanato dell’Oman alla Rodriquez Cantieri Navali. Ma da festeggiare c’è ben poco.

Quella dell’Oman è la sola commessa che la Immsi di Roberto Colaninno abbia portato per il cantiere di Messina, che negli ultimi anni ha abbandonato anche il settore delle riparazioni.

E da quanto raccontano i dipendenti, pare che nel 2008 la Ustica Lines abbia chiesto di acquistare 2 aliscafi da realizzare a Messina e che il management abbia rifiutato.

Il portafoglio clienti del cantiere storico della Zona Falcata si è via, via svuotato a vantaggio di quello che la Rodriquez ha a Sarzana e sono sempre i lavoratori a raccontare che i catamarani da realizzare per il sultanato dell’Oman sono una specie di tela di Penelope, con gli ispettori del committente che più volte hanno chiesto di rifare il lavoro già eseguito.

A confermare queste affermazioni, il fatto che nel 2013 si debbano ancora consegnare due delle cinque imbarcazioni il cui completamento era previsto per il 2008

“La nostra visione strategica è di concentrare a Messina lo sviluppo tecnologico e l’attività della azienda perché il Mediterraneo rappresenta il baricentro della nostra economia e sulle navi vogliamo investire”. Queste le parole di Roberto Colaninno, quando nel 2004 il Gruppo Immsi rilevò la Rodriquez Cantieri Navali di Messina.

A distanza di 9 anni, di un marchio conosciuto in tutto il mondo non resta più nulla. La pietra tombale l’ha messa alcuni giorni fa l’azienda, quando ha annunciato che la holding messinese sarà incorporata dalla InterMarine di Colaninno. Quando tutti i passaggi saranno ultimati, della RCN, fondata alla fine dell’Ottocento da Carlo Rodriquez non resterà più alcuna traccia.

Intanto da diversi giorni davanti ai cancelli del cantiere un gruppo di lavoratori in casa integrazione protesta chiedendo di poter tornare al lavoro. “Hanno attivato la cassa integrazione a novembre del 2009 per 45 di noi -racconta Giovanni Bombaci, uno dei lavoratori- promettendo che l’avremmo fatta a rotazione. Fino a luglio del 2010 la rotazione l’hanno fatta in 6, poi più nulla. Adesso siamo in 14 ad usufruire degli ammortizzatori sociali e vorremmo che l’azienda ci spiegasse il perché di questa discriminazione.

Salvatore Mammola, segretario cittadino IdV

Noi vogliamo tornare a lavorare, non ci sta bene restare a casa a non fare nulla con il 60% dello stipendio. Danno appalti esterni e consulenze e a noi ci lasciano a casa. All’inizio dell’anno ci hanno mandato una lettera per dirci che siamo in casa integrazione fino al 31 dicembre 2013. Poi dovremmo tornare al lavoro, ma visto come si stanno comportando, magari attiveranno gli ammortizzatori sociali con la InterMarine e noi continueremo a non lavorare”.

“La cassa integrazione avrebbe dovuto essere a rotazione -commenta Salvatore Mammola, segretario cittadino dell’IDV- ma alla fine ha penalizzato sempre gli stessi dipendenti. A breve sarà consegnata la quarta delle cinque navi della commessa dell’Oman e dopo la fusione per incorporazione con la InterMarine di Colaninno i lavoratori hanno preso coscienza di quanto sta avvenendo, anche perché non è  stato mai presentato alcun Piano Industriale.

L’azienda ligure deve con forza intervenire per tranquillizzare i lavoratori  e che hanno i loro diritti e le loro speranze e deve tranquillizzare la città intera, che non può assolutamente sopportare la chiusura di altre realtà produttive.

“Siamo preoccupati – sostiene Nino Alibrandi, segretario della Fim Cisl di Messina – perché in gioco c’è il futuro dello stabilimento. La fusione con la InterMarine sembra l’atto finale di un percorso di smantellamento da noi denunciato da almeno 5 anni, perché con una semplice ristrutturazione aziendale potrebbero chiudere il cantiere di Messina. Abbiamo chiesto un incontro a Confindustria e all’azienda e ancora non ci hanno risposto. Ma è chiaro che se non ci arriveranno segnali a breve termine apriremo una stagione di protesta”.