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Roberto La Fauci e la musica

Roberto La Fauci

Roberto La Fauci, nella vita musicista e arrangiatore, per passione cantautore. Con lui (nella foto di Giuseppe De Francesco) discutiamo del panorama musicale messinese e di come è cambiato il mondo di chi vive di questo lavoro.

Oggi la musica è una passione che rende poco e non permette, tranne qualche rara eccezione, di pianificare la vita anche economicamente. Cosa fa per scacciare i “fantasmi della realtà” e continuare a vivere nel mondo dei sogni? “Penso ai miei coetanei che lavorano per stipendi ridicoli, con contratti anomali e precari, costretti a dare l’anima per un lavoro che magari non gli piace e comunque non frutta abbastanza. Poi mi volto e guardo la mia attività di musicista, precaria per definizione certo, ma in cui (nel bene e nel male) faccio ciò che mi piace. E mi accorgo che non c’è poi così tanta differenza, anzi forse sì, lo dico a bassa voce…forse in certi momenti mi sento pure fortunato. Sssshh, non dirlo a nessuno però”.

Messina e la musica. Un binomio assurdo, che chi vive la situazione conosce bene. Poche possibilità, zero investimenti. Di chi è la colpa?  “Di noi messinesi! E di una classe politica ridicola e interessata più ad appalti che alla cultura. Classe politica che guarda caso la maggioranza di noi messinesi però ha votato.

Musica e politica. Crede che la musica debba essere neutrale e sopra le parti o considera positivo comunicare un messaggio politico che però rischia di “schierare” l’arte ? “Il discorso richiederebbe ore di disquisizione. Posto che io più o meno come tutti ho le mie idee politiche ben precise, in linea di massima penso che le canzoni debbano parlare di emozioni e sentimenti personali (che poi possano anche lambire le tematiche sociali, più che politiche). La politica nella musica non mi piace, in primis perché i politici non sono artisti, poi perché se fai un’analisi dei cantautori che almeno per un periodo sono stati

“politicizzati” (De Gregori, De Andrè, Venditti e altri), tutti sono stati poi contestati duramente dal movimento a cui appartenevano, perché l’arte è libera per definizione e non può rimanere al guinzaglio di ottusi e riduttivi dogmi politici”.

Un artista che avrebbe voluto vedere in concerto? “Tutti i gruppi e gli artisti degli anni ‘70 ma…negli anni 70, ché a rivederli oggi saltellare sul palco fingendo di avere 20 anni sono davvero ridicoli, tranne qualche sparuto esempio.

Se dovesse considerare la musica come un colore, quale sceglierebbe e perché? “Bianco, perché include tutti i colori o un bell’arcobaleno, per lo stesso motivo di cui sopra!”.

In Francia, Inghilterra e America si ha un gran rispetto di artisti “dinosauri” e non più nel fiore della loro giovinezza. Basti pensare ad Aznavour in Francia, Bob Dylan negli Usa ed Elton John in Inghilterra. Artisti che diventano miti. In Italia si tende invece a dimenticare. Perché? “Non sono molto d’accordo con l’idea di rispettare i “dinosauri”, soprattutto quando continuano a ingombrare pesantemente i palchi di tutto il mondo impedendo alle giovani generazioni di crescere, esporsi, farsi notare. Quei dinosauri vennero alla ribalta per il loro carattere “iconoclasta” verso le generazione precedenti, perché noi ce lì dobbiamo sciroppare ancora oggi? Sono i miei miti, sia chiaro, ma a un certo punto uno deve anche farsi da parte…un vero artista sa quando è il momento di eclissarsi e lasciar parlare solo le proprie canzoni”.

E’ cambiato il modo di fare musica. Il format dei reality secondo molti critici uccide la vera essenza della musica. Cosa ne pensa? “I format non sono musica, sono televisione col pretesto della musica…la Musica abita altrove, lì dov’è sempre stata”.

Musica è anche ironia, per questo occorre non prendersi troppo sul serio a volte. Quale canzone le piacerebbe che fosse cantata o suonata al suo funerale? “Bella domanda…vorrei che si suonasse un brano dei Beatles, ma non so scegliere. Forse “Strawberry Fields”, o “Accross the Universe”, oppure “In My Life”…Beh, fate voi! Speriamo il più tardi possibile comunque”.

Tornando nel mondo dei sogni.. Un sogno nel cassetto? “Quel sogno lo coltivo ogni giorno: vivere facendo la cosa che più mi piace: fare musica!”.