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Rigoletto, il Maestro Fogliani getta la spugna

Il Maestro Antonino Fogliani

Succede anche questo al Vittorio Emanuele. Che un direttore d’orchestra conosciuto ed apprezzato ovunque, sbalordito e amareggiato, decida di non dirigere l’opera in programma.

Nello specifico il “Rigoletto”, programmato per metà marzo. Capricci da prima donna? Tutt’altro, almeno a leggere il comunicato stampa di Fogliani, messinese d’origine.

Un durissimo j’accuse nei confronti dei vertici dell’Ente Teatro e del direttore artistico Lorenzo Genitori. Di solito i comunicati stampa troppo lunghi si sintetizzano, ma questa volta no. Lo pubblichiamo integralmente, lasciando che ciascuno tragga poi le proprie conclusioni.

“È con profondo dolore -scrive Fogliani- che sono costretto a rinunciare alla direzione musicale del Rigoletto di Verdi in programma nelle date del 19, 21 e 23 marzo presso il Teatro Vittorio Emanuele di Messina. La mia decisione è maturata con sofferenza essendo, oltre che artista, messinese di nascita. Si comprenderà quale amarezza in questa mia scelta, che nasce da una totale assenza di comunicazione con la direzione artistica che, a mio parere, non è in grado a tutt’oggi, di garantirmi la qualità dei componenti dell’orchestra impegnata nella produzione.

Come sicuramente molti di voi sapranno, l’orchestra del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, seppure selezionata da numerose audizioni serie ed impegnative, non è mai stata stabilizzata, pur in presenza di una legge regionale che lo prevede da anni.

Il C.d.A. del Teatro, piuttosto che prodigarsi a predisporre per tempo i bilanci dell’Ente e far sì che gli artisti, le maestranze, i fornitori potessero essere giustamente pagati, così come assicurare la regolarità nei pagamenti degli stipendi dei dipendenti del Teatro, ha ben pensato di interferire sull’orario di lavoro dell’orchestra. Questa decisione, assunta dall’ufficio di produzione e dal direttore artistico adducendo come motivazione che “questi orari sono quelli contrattualizzati in tutti gli Enti”, sembra far dimenticare che proprio questi orari sono riconducibili ad Enti dove le orchestre sono STABILI e non precarie.

Alcuni miei colleghi in orchestra, dopo anni di precariato, sono stati costretti a trovare la sicurezza di un posto di lavoro rifugiandosi nell’insegnamento. Anche l’attuale dirigenza di questo teatro non è stata in grado di assicurare loro una giusta stabilità. Per la prima volta, a seguito degli scontri tra dirigenza e orchestra, gli orari sono stati cambiati proprio per mettere in difficoltà quest’ultima. In realtà questi orari metteranno in difficoltà l’intera produzione, me compreso, che durante il lavoro con l’orchestra non avrei potuto assistere alle prove di regia, momento fondamentale per la nascita di un prodotto artistico che vede la collaborazione del direttore d’orchestra e del regista.

Anche questa mia forte motivazione è stata totalmente ignorata dal direttore artistico, il quale non ha inteso dare seguito alla mia richiesta in merito alla sostituzione di prime parti “storiche” dell’Orchestra, mostrando la debolezza della sua posizione nonché la sua più totale indifferenza al principio della qualità artistica.

Stando così le cose ed

essendo gli interlocutori artistici privi di sensibilità verso noi musicisti, oltre che di rispetto verso tutti coloro che ruotano attorno alla produzione di questo spettacolo, ho deciso di non “svendere” il mio ruolo di artista, lavorando in un teatro sordo alla Musica, ostile ai lavoratori e inadempiente nei suoi compiti.

Come ultimo esempio faccio notare che solo un mio personale intervento con il Teatro Verdi di Trieste ha fatto sì che l’orchestra potesse avere le parti per suonare Rigoletto. Infatti, fino alla settimana scorsa, nessuno, direttore artistico compreso, era riuscito o si era interessato ad ottenere (affittando o acquistando) le parti per l’orchestra. Lo stesso Sovrintendente mi ha confermato che il fornitore non fa più credito al teatro e nessuno dei responsabili del Vittorio Emanuele procedeva a deliberarne l’affitto presso Casa Ricordi. Non prova vergogna la Dirigenza del Teatro di tutto ciò?

Posso affermare senza ombra di smentita alcuna, che svariate volte i nostri orchestrali hanno trovato le parti nei leggii solo pochi giorni prima (spesso il giorno stesso) del primo giorno di prove. Nonostante questa sciatteria e mancanza di rispetto verso gli orchestrali, i miei colleghi hanno sempre mostrato un talento e una professionalità indiscutibile. Ma a tutto c’è un limite! Anche in quest’occasione e senza il mio intervento, col Rigoletto, si sarebbe creato lo stesso problema.

Concludo auspicando che presto il Teatro Vittorio Emanuele di Messina e miei cari colleghi dell’Orchestra possano riappropriarsi del loro Teatro e che la nostra Musica possa spazzare via il rumore fastidioso prodotto da chi, per ignoranza o cattiveria, ha reso tragica e irrespirabile l’aria nel Tempio dell’arte e dell’aggregazione popolare di Messina”.

Ricapitolando: Fogliani di fatto accusa i vertici dell’Ente Teatro di avere artatamente modificato gli orari di prove per mettere in difficoltà gli orchestrali che, come tutte le persone normali, per pagare i conti a fine mese hanno bisogno di lavorare e con le 40 giornate l’anno concesse dalla dirigenza al massimo potrebbero sopravvivere un paio di mesi. Ma c’è di peggio. Perché Fogliani, pur consapevole del putiferio che inevitabilmente si scatenerà, accusa il Consiglio di Amministrazione, il soprintendente ed il direttore della sezione musica di insensibilità verso gli artisti. Che per chi è a capo di un ente culturale non è esattamente il massimo.

E non è finita, perché quando il Maestro Fogliani parla di “parti per suonare il Rigoletto“, significa che visto che nessuno fa più credito, gli orchestrali hanno avuto gli spartiti solo perché mosso da amor di patria il direttore d’orchestra ha chiesto una cortesia al Teatro Verti di Trieste. Fatto questo, quello degli spartiti che arrivano all’ultimo momento, che ormai sembra essere un’abitudine.

Certo, visto che il teatro è stato inaugurato nel 1985, viene da chiedersi perché fino ad oggi (sia chiaro che le responsabilità del disastro sono equamente divise tra i CdA che si sono avvicendati nel corso degli anni) nessuno abbia pensato di acquistare gli spartiti invece di affittarli di volta in volta. Ma questa è un’altra storia, che racconteremo in seguito.