Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Ridolfo segretario provinciale del PD, ma il dibattito è cancellato

Basilio Ridolfo, segretario provinciale PD Messina

Come da copione, Basilio Ridolfo è stato eletto segretario provinciale di un PD di Messina che più litigioso non si può.

Tra accuse da cortile e frecciatine degne di un pollaio, il segretario regionale Pippo Lupo ha stoppato l’assemblea subito dopo la votazione e ha rimandato il chiacchiericcio all’8 dicembre.

Tra i tanti che sono rimasti con il rospo in gola c’è Emilio Fragale, del quale pubblichiamo la lettera inviata alla redazione.

“Preg.mo Direttore, questa sera si è tenuta l’assemblea provinciale di proclamazione e insediamento del nuovo segretario provinciale del PD ing. Basilio Ridolfo, a cui rivolgo i migliori auguri e auspici.

Dopo l’introduzione del Segretario Regionale on. Lupo e dopo l’ampia e esaustiva relazione del neo Segretario Provinciale, l’assemblea è stata rinviata. Tutti siamo rimasti un po’ basiti.

Rientro nel PD dopo avere lamentato per anni e anni che gli organismi venivano convocati solo per adempimenti. Si ricomincia per adempimenti. Pertanto, mi vedo costretto a richiederLe ospitalità. Di seguito trascrivo l’intervento che avevo l’intenzione di sottoporre agli iscritti immaginando l’occasione propizia per il primo proficuo confronto.

Care compagne e amiche, cari amici e compagni, caro Segretario, cari tutti, prima di esprimermi come componente Pittella, mi sia consentito di rivolgervi un saluto. Ben ritrovati. In questo frangente, su piano personale, il mio pensiero è rivolto a persone a cui sono particolarmente legato, gioco forza assenti. Su piano politico, il mio pensiero è dedito a chi non si è mai avvicinato o peggio a chi si è allontanato perché disincantato, disilluso, illuso, tradito.

Chi è impegnato in politica o è attento ai bisogni dei territori e delle comunità o non è … o è alla ricerca di percorsi e soluzioni ai problemi collettivi o non è … o è capace di interpretare e farsi carico di attese e speranze per il bene comune o non è.  Ci ricordava Aldo Moro “Nessuna persona ai margini, nessuna persona esclusa dalla vitalità e dal valore della vita sociale. Nessuna zona d’ombra, niente che sia morto, niente che sia fuori dalla linfa vitale della società”.

Avverto quest’oggi l’alta responsabilità di prendere parola, in nome di una esperienza, la mozione Pittella, che ha visto in città e provincia di Messina, persone e personalità diverse ma con un tratto comune. Essere irriducibili romantici di una politica e anche di una politica di partito. Persone che solo apparentemente, nel rispettivo cammino, hanno provenienza diversa. Perché tutti … per sensibilità e cultura … tutti, nel nostro viatico, siamo “partiti democratici”.

Ci siamo, in questo congresso, con convinzione ritrovati a sposare le tesi dell’on. Pittella. Non rappresentiamo una corrente ma abbiamo chiesto che si recuperassero  alcuni temi. Ne sottolineo – tra i tanti – appena tre: la questione meridionale come questione nazionale, la costituzione degli Stati Uniti d’Europa e l’adesione al P.S.E. Su quest’ultimo … anche un popolare, come me, a pensarci bene, non fa fatica.

Infatti, solo una casa autenticamente riformista può ospitare istanze cristiano sociali, liberali, socialiste senza accettare il compromesso di convivenza con logiche che si sono rivelate deviate e devianti. Si può anche accettare che intese di governo giustifichino accordi di programma tra avversari. Non si può accettare che modelli, ideali, valori possano essere mistificati da contaminazioni di retroguardia storica.

Alle nostre latitudini, abbiamo

peraltro – senza mezzi termini – voluto distinguerci. Non ci siamo voluti contare, non abbiamo rivendicato spazi in organismi di partito. Tuttavia, spostiamo sul partito il gravame di esigenze prioritarie per questa intrapresa di ricostruzione. In questa sede, mi limito ad accennare quattro punti.

Primo: il partito, deve essere aperto, plurale, agibile. Leggo da “la pratica del dubbio”, dialogo a due voci con Pietro Ingrao, quindi astrattamente agli antipodi dalla mia formazione, lo spaccato di un vissuto commovente (e non superato). “Se frugo nei miei ricordi penso alla vita delle sezioni di Partito. E trovo presenze di gruppi e individualità irrequiete, che penetravano nelle sezioni e tentavano ansiosamente di coinvolgere la grande massa dei militanti.

Eresie che gettavano semi … nell’esplorare le nuove possibili letture del mondo. Penso che abbia contato molto, in quell’Italia di allora, il fare insieme, e la ricchezza del molteplice che ne sgorgava. Venivano da una storia … di discussioni serrate: con rotture, riappacificazioni, reincontri. Insomma: la politica mescolata al vivere quotidiano”.

Non si tratta quindi di interrogarsi sul partito … più o meno leggero … ma di un partito non distante da persone, famiglie, imprese perché intensamente e profondamente capace di nutrirsi di comunanza di vita quotidiana.

Secondo: il partito non può essere condizionato da gruppi dirigenti avvitati sulla propria sopravvivenza. Diceva Raul Pont, già sindaco di Porto Alegre, uno che un po’ si intendeva di coinvolgimento dal basso, in un paragrafo dal titolo “partecipazione o plebiscitarismo” anche le stesse primarie lasciano a desiderare quando contribuiscono a quella (volgare) distorsione che è rappresentata dalla personalizzazione della politica e della creazione (artificiosa) di leader carismatici.

Terzo: il partito, vale soprattutto qui in città di Messina, nel rispetto per chi è stato democraticamente eletto, si deve smarcare dall’angustia di opposizioni sterili quando si perde e … questa amministrazione scalza … va per l’appunto incalzata per porre porre rimedio alle fragilità gestionali-amministrative ma soprattutto per potenziare piattaforme socio economiche locali e collegarle a reti internazionali, per intercettare flussi di risorse e di conoscenze , per sviluppare processi sostenibili di scambio nell’area dell’euro-mediterraneo.

Quarto, e concludo: il partito, non può pensare solo a contare voti. I voti pesano anche … traggo dai quaderni della fondazione Mancini, scritti anche con il concorso del prof. Santi Fedele.  “Il voto del Sud pesa quando è in grado di esprimere un progetto di sviluppo reale, che può contribuire a spezzare una condizione politica, dietro la quale esiste una condizione logorante per una società che non riesce ad esprimere una classe dirigente adeguata. Ecco il principale problema che il mezzogiorno deve oggi risolvere.

Noi romantici della politica, romantici della politica di partito, senza rinunziare all’impegno civico che ci ha contraddistinto fuori dal partito in centri studi e laboratori, anzi accingendoci a formalizzare in partenariato tra più realtà associative un corso di formazione socio-politico, su questo desideriamo essere seguiti.

Al Segretario Regionale on. Lupo, che ha correttamente segnalato che nella seconda fase congressuale non sarà presente la componente Pittella, raccomandandoci di non tirarci fuori, da Messina si afferma che noi ci siamo dentro e che desideriamo essere seguiti sulla linea della proposta, della iniziativa, della qualità.

Caro Segretario … cari tutti … mi rivolgo proprio a tutti … ci state con noi? Oserei dire restate con noi. Al restate con noi segue un punto affermativo e un punto interrogativo. Ben ritrovati”.