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Bluferries in corsa per il collegamento con Reggio Calabria

La tratta Messina-Villa San Giovanni del collegamento veloce sullo Stretto alla Libera Navigazione del Golfo dell’armatore campano Nello Aponte e la Messina-Reggio Calabria a Bluferries. Sempre che il ministero dei Trasporti riesca a convincere quest’ultima ad accollarsi il servizio con il capoluogo reggino.

La prima notizia è ufficiale, la seconda ufficiosa. Gli addetti ai lavori però, sostengono che è la sola ipotesi possibile visto che l’idea che il ministero dei Trasporti, che aveva promesso 3 milioni di euro per prolungare il servizio fino al 31 dicembre prossimo, avesse cancellato una tratta è semplicemente impensabile.

Certo, dello stanziamento promesso si è persa ogni traccia e la LNG si è assicurata la Messina-Villa San Giovanni con un’offerta bassissima: 970 mila euro più Iva. Ma in ogni caso qualcosa per il collegamento con Reggio Calabria dovrà pur essere fatto.

“Non conosciamo i termini di questa ipotesi con Bluferries -commenta Michele Barresi, segretario generale di Orsa Trasporti Messina. In ogni caso il ministero deve fare chiarezza su un collegamento, quello tra Messina, Villa San Giovanni e Reggio Calabria, che serve 5 milioni di passeggeri l’anno. Stiamo assistendo a decisioni inspiegabili.

Quando dal ministero ci hanno fatto sapere che c’erano solo 3 milioni di euro a disposizione per il prolungamento del servizio fino alle fine dell’anno, abbiamo protestato e dimostrato che alla luce dei recenti aumenti dei costi, per i prossimi sei mesi sarebbero stati necessari non meno di 6 milioni di euro. La risposta è un servizio ridotto all’osso, per il quale si spenderà meno di un milione di euro. per non parlare delle ripercussioni sull’occupazione, che saranno altrettanto gravi”.

Punto questo, sul quale Aponte è stato molto chiaro: intanto si utilizzerà solo personale della LNG, che comunque effettuerà il servizio con un solo mezzo, poi si vedrà.

“Le premesse lasciano intravedere il modesto futuro che Roma ha pensato per lo Stretto di Messina -commenta Mariano Massaro, segretario generale di Orsa Messina. Sul versante occupazionale i lavoratori messinesi possono mettersi l’anima in pace: nell’appalto confezionato dal Ministero non era prevista alcuna clausola per la tutela del loro posto di lavoro e l’armatore subentrante ha già annunciato che nessun lavoratore del consorzio uscente sarà impiegato nell’appalto. Pertanto, restano senza lavoro tutti gli equipaggi che armavano i 5 mezzi veloci dell’ex Consorzio Metromare e tutto l’indotto, compresi gli addetti alle pulizie della Nettuno Multiservizi e il personale adibito all’accoglienza dei passeggeri e alle biglietterie, un altro colpo basso all’occupazione con oltre 100 famiglie messinesi rimaste senza reddito.

Della tratta Messina-Reggio Calabria nessuno parla, il servizio è stato giudicato improduttivo dagli armatori privati che hanno disertato la gara d’appalto e il Ministero non ha fatto nulla per garantire il collegamento da cui dipende il progetto di Area integrata dello Stretto. Messina ne esce ancora con le ossa rotte e dalle Regioni Sicilia e Calabria non si ode il minimo accenno di dissenso, ci chiediamo dove siano finiti i due assessori regionali ai Trasporti che fino a ieri fungevano da pompieri della protesta assicurando che il servizio sarebbe stato riconfermato nella quantità e nella qualità. Si spera che esaurita la legittima euforia per la vittoria elettorale la nuova giunta Comunale metta al primo posto delle priorità la garanzia di mobilità dei cittadini anche nella tratta dello Stretto e la tutela dei pochi posti di lavoro rimasti a Messina”.

Intanto il 29 giugno il Consorzio Metromare, costituito dall’azionista di maggioranza privato Ustica Lines e da Bluferries, società di RFI, la controllata del Gruppo FS che gestisce la rete ferroviaria ed i collegamenti marittimi, uscirà di scena. E anche il sogno di una vera metropolitana del mare per l’area dello Stretto se ne andrà in soffitta, per restarci chissà per quanto tempo.

Sulla vicenda interviene anche la Cgil. “Sarebbe una follia se si arrivasse alla cancellazione del servizio di collegamento tra Messina e Reggio Calabria, saremmo di fronte all’ennesimo atto di discriminazione del Governo centrale nei confronti del Mezzogiorno e dell’area dello Stretto -dichiara Lillo Oceano, segretario generale della Cgil di Messina. Sarebbe l’ennesimo taglio alla mobilità delle persone, la mortificazione di due città, due province e delle rispettive popolazioni. La cancellazione della tratta oltre alle drammatiche conseguenze occupazionali, lascerebbe senza servizio e senza alternativa alcuna moltissime persone che vivendo da una parte dello Stretto, studiano, lavorano, fruiscono di servizi pubblici e privati sull’altra sponda, avrebbe ripercussioni gravissime sulla già fragile economia dell’area.

Sono moltissimi, pertanto, i pendolari e i viaggiatori che devono muoversi tutti i giorni tra le due rive. La cancellazione del servizio equivarrebbe, pertanto, alla negazione della continuità territoriale prevista dalla legge. Inoltre, con la soppressione del servizio di collegamento veloce si determinerebbe l’assenza di qualsiasi collegamento tra Messina e l’Aeroporto di Reggio Calabria, e dopo la drastica riduzione dei treni a lunga percorrenza, avremmo una condizione di quasi isolamento della città di Messina dal resto dell’Italia”.

Il parlamentare PDL Enzo Garofalo, che ha seguito la vicenda in Commissione Trasporti alla Camera, ha chiesto al Governo di discutere immediatamente con RFI l’affidamento a Blufferies del collegamento tra Messina e Reggio Calabria per garantire la continuità territoriale tra la Sicilia e il Continente. Al ministro dei Trasporti Maurizio Lupi Garofalo richiede invece i fondi necessari per avviare le procedure di gara per il triennio 2014-2016, mentre il sottosegretario Rocco Girlanda ha già ipotizzato la necessità di un rifinanziamento in sede di programmazione al ministero dell’Economia e delle Finanze, non ancora predisposto per mancanza di fondi.

In occasione della conversione del decreto Legge Crescita 2 il 7 dicembre scorso – sottolinea Garofalo- era stato approvato l’emendamento che prevedeva il rifinanziamento del servizio. I fondi devono essere trovati perché non si può mettere a rischio un diritto costituzionalmente garantito come quello alla continuità territoriale. Se il ministero dell’Economia non ha risorse da stanziare allora le trovi il dicastero dei Trasporti”.