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Reset e il silenzio della politica sulla formazione

Il dibattito sulla formazione si infiamma. Dopo le denunce a livelli nazionale l’incontro del movimento Reset Messina, che affida ad un documento le considerazioni finali.

“Da oltre un anno -scrive il presidente del movimento Alessandro Tinaglia- proviamo ad affermare un metodo “altro” di fare Politica basato esclusivamente sulla proposta di soluzioni utili alla città partendo, sempre e comunque dal merito delle questioni e senza farci influenzare dai disastrosi risultati che ci hanno portati alla decisione di occuparci in prima persona del futuro di Messina.

 Il dibattito organizzato il 2 agosto scorso aveva, quindi, l’obiettivo di fornire alla città ulteriori elementi, utili
alla costruzione di alternative e soluzioni percorribili rispetto al tema della Formazione professionale in Sicilia ed
a Messina.

 Avevamo scelto, per evitare di penalizzare chi aveva accettato, meritoriamente a differenza di altri, di partecipare al dibattito, di non formulare osservazioni rispetto a quanto esposto dagli intervenuti e di rimandarle ad un’analisi attenta dopo aver analizzato il filmato del dibattito. Immaginiamo di aver “deluso”, sicuramente, chi si aspettava un incontro di pugilato, una rissa, in luogo di un utile e civile confronto sulle questioni oggetto dell’incontro.

 A questo punto, quindi, e sempre in coerenza col succitato metodo, ci pare opportuno fare queste considerazioni.

Com’è noto, in base al principio di rappresentanza, il politico ha una delega che lo obbliga a rendere conto del proprio operato ai cittadini, tutti. La presenza, quindi, del Sindaco Buzzanca e dell’ex Assessore Regionale alla Formazione Centorrino ha avuto un valore che va ben al di là delle argomentazioni utilizzate dagli stessi per chiarire i propri punti di vista. Così come altrettanto valore hanno l’assenza ed il fragoroso silenzio degli Onorevoli Genovese e Briguglio, che non hanno creduto di dover dare alcun chiarimento ai Messinesi rispetto alle questioni alle quali il settimanale “Panorama”, clamorosamente ed in maniera inquietante, li associa. 

Il confronto consente di comprendere ed approfondire le questioni divenendo strumento fondamentale per individuare le soluzioni ai problemi. E proprio dal confronto abbiamo avuto conferma, ancora una volta, del fatto
che la politica partitica della seconda repubblica ha clamorosamente fallito nei contenuti e nei risultati. Il Sindaco Buzzanca, al dibattito, ha prima affermato che “ovviamente” la Politica è “entrata a gamba tesa” nel mondo della formazione professionale poi, giustificando l’operato dell’ex Assessore e compagno di partito Onorevole Formica, ha utilizzato vocaboli e ragionamenti che snaturando il senso della delega ricevuta, facevano apparire, agli occhi degli interlocutori, come “logica” e inevitabile la distorsione di un meccanismo che ha, oggi, numerosi obiettivi, tutti però differenti dalla realizzazione dell’interesse comune. Tale approccio veniva confermato anche dall’ex Assessore Centorrino che illustrando come fino al 2010 non esistessero dati statistici circa costi e risultati delle attività della formazione in Sicilia confermava come la distorsione, richiamata sopra, sia divenuta oramai una “regola” consolidata. Centorrino, poi, reclamando il merito di essere l’attuatore della riforma del sistema della formazione attraverso l’utilizzo del FSE (Fonde Sociale Europeo), che ha determinato, di fatto, la fine dell’assoluta discrezionalità dell’assegnazione dei fondi della formazione, non chiariva però come mai nella qualità di Assessore Regionale in carica alla formazione abbia finanziato con diversi milioni di euro le società di proprietà dei parenti dell’Onorevole Genovese, del quale, ricordiamo, è stato anche Assessore al Bilancio durante la Sindacatura tra il 2005 e il 2007.

Abbiamo appreso che i corsi di formazione sono stati “costruiti” in base alle competenze dei docenti da inserire in questo sistema e non rispetto alle richieste e alle esigenze del mercato del lavoro; abbiamo sentito di sprechi di risorse pubbliche, di incapacità di fornire una formazione utile a garantire l’ingresso nel mondo del lavoro, di una formazione professionale utilizzata come strumento diffuso di assistenza sociale. Ma soprattutto abbiamo avuto la conferma dell’assoluta inefficacia del sistema “formazione” in Sicilia con il dubbio legittimo che questa inadeguatezza faccia parte di una strategia programmatica per evitare l’affrancamento dell’individuo dal bisogno. Il Dibattito ha consentito di comprendere che il reale progetto cui è finalizzato l’odierno sistema della formazione è la costruzione del consenso elettorale, mediante comportamenti tendenti ad alimentare clientelismo ed a garantire il proliferare di “serbatoi di voti”. Un sistema che “drogando” il consenso potrebbe condizionare in maniera determinante, soprattutto in un momento di grande crisi economica come quello attuale, la libera scelta dei propri rappresentanti.

Il Dibattito ci ha, inoltre, confermato che un principio fondamentale su cui si fonda l’esperienza di Reset risulta divenire fondamentale rispetto alle opportunità che la nostra terra avrà nei prossimi anni: questo principio si fonda sulla condivisione e sulla partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica. Solo il controllo diretto degli stessi potrà consentirci di modificare la cultura politica attuale. L’interesse collettivo non diverrà mai prevalente se prevalente non sarà la partecipazione dei cittadini alla vita politica. Dobbiamo ricominciare ad interessarci del nostro futuro, delle motivazioni che portano chi ci amministra a decidere in un senso o nell’altro. Solo così una classe dirigente e politica autoreferenziale sarà costretta a rimettere al centro del proprio operato l’interesse comune.

Rimarcando come a nostro avviso gli assenti, come gli Onorevoli Genovese e Briguglio, abbiamo sempre torto, ecco le proposte di Reset atte a risolvere a tramutare in risorsa ed occasione reale il tema della formazione professionale in Sicilia:

 a) Predisporre un disegno di Legge da sottoporre a tutti i candidati alla presidenza della Regione che neghi
ai politici, dai consiglieri comunali fino ai deputati nazionali e regionali oltre che per i quadri dirigenti dei partiti
politici locali, regionali e nazionali, ed ai loro familiari a qualsiasi livello, il coinvolgimento in enti di formazione;

 b) Coincidenza tra la destinazione dei fondi del FSE (Fondo Sociale Europeo) destinati alla formazione e le
finalità e le prospettive di sviluppo individuate dal POFESR (Programma Operativo Fondi Europei Sviluppo
Regionale) al fine di individuare quali e quante figure professionali formare in base alla richiesta del mercato del
lavoro e la prospettiva di sviluppo individuata per la nostra regione.

In conclusione, permetteteci di “ricordare”, ancora una volta, ai tre partiti coinvolti nell’inchiesta di “Panorama”, PD, PDL, e FLI che gli stessi hanno sottoscritto lo scorso 7 Luglio, a conclusione della Piattaforma Programmatica Comune (PPC), un “accordo etico” per la Città. In particolare. l’idea-progetto n. 10, facente parte integrante del medesimo accordo, ha come obiettivo quello di “Passare dalla intermediazione politica del mercato del lavoro assicurando la trasparenza dei luoghi di incontro tra domanda ed offerta intervenendo drasticamente per smantellare i meccanismi clientelari di scambio tra impiego e consenso elettorale”. Fatto, questo a nostro avviso, tutt’altro che marginale e trascurabile. Chiediamo, quindi, formalmente ai segretari dei succitati partiti se hanno intenzione di disattendere l’impegno preso con la città all’atto della sottoscrizione dell’accordo. Se qualcuno, quindi, crede, o ha creduto, che la Piattaforma Programmatica Comune fosse una “bella” iniziativa per promuovere delle sigle e prendere in giro la città, bene, avrà modo di constatare che Reset ha dato un altro significato a quell’accordo”.