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Puro spirito o puro mercato?

In tanti si sono chiesti quale strada artistica abbia scelto negli ultimi anni  il re dei sorcini, Renato Zero.

Indubbiamente uno dei migliori cantautori italiani. Artista unico che ha sdoganato nei lontani anni 70 il travestitismo e la trasgressione misti a genialità ed efficacia, in un Paese, il nostro, abituato all’epoca ai tranquilli cantautori in giacca e cravatta o barba incolta. Non vi sono mai stati precedenti, né tantomeno ci saranno eredi. Zero è stato un artista unico che ha dato voce alle mille verità di una società multiforme. Un pugno in pieno viso ad un borghese bigottismo.

Temi scottanti, crudi e diretti. Il tutto condito con una variopinta originalità che ha trovato sfogo in costumi e maschere tanto sgargianti quanto provocatorie. L’effetto multicolore ed estetico del “Fenomeno Zero” non è mai stato uno specchio per le allodole fine a se stesso. E’ stato il tentativo, ben riuscito, di interpretare musicalmente una delle figure più antiche del mondo dello spettacolo, quella del clown in bilico tra il tragico, il melodrammatico e l’ironico. Ed ogni clown che si rispetti ha un suo circo. Fu proprio la famiglia Togni a dare in prestito a Renato Zero un vero tendone da circo, “Zerolandia”, che in maniera itinerante portò i suoi spettacoli tra gli anni ‘70 e ‘80 in giro per la nostra penisola.

Un tipo di spettacolo intrapreso dal gruppo inglese Radiohead molti anni dopo. Ai musicisti britannici qualcuno  fece notare che un artista italiano 20 anni prima aveva portato in giro il

proprio spettacolo in un tendone da circo. Gli anni son passati, Zero è morto e rinato artisticamente. Oggi, come allora, vanta un numerosissimo pubblico trasversale composto da qualsiasi fascia di età e strato sociale. Non sorprende trovare un ragazzino accanto ad un anziano o un prete accanto ad una puttana ai suoi concerti. Un microcosmo completo. Dopo anni di rapporti altalenanti riguardanti determinate scelte artistiche tra il cantautore romano e sua maestà Sony, nel 2009  Renato presentò l’album Presente ormai libero da ogni major discografica. Tentò una cosa simile nel 1978 con la sua etichetta Zeromania.

Presente fu il trionfo della libertà artistica che incoraggiò anche altri artisti, come Pino Daniele, a fare il grande passo del distacco dalle major. Peccato che oggi questa libertà artistica sembri andare in conflitto con le sue scelte recenti. Se la Sony fu accusata dall’artista di dare in pasto al mercato continui e ripetitivi album antologici, oggi ci stupiamo delle scelte del re dei sorcini. Dopo Segreto amore (raccolta che comprendeva alcuni dei migliori brani d’amore) nel 2010,  adesso è il turno di Puro spirito, una raccolta che a suo modo raccoglie alcuni dei brani più spiritosi della produzione di Zero. Ma non è tutto. Il progetto, ovvero la pubblicazione di raccolte a tema, ne prevede altre due. Diciamolo, fatica a costo “Zero”. Per un artista che ha sempre goduto quasi del primato di essere l’artista con minor numero di album antologici nel proprio curriculum, queste ultime scelte spiazzano e deludono molti fans. Voglia di fare un punto della situazione artistica o un’inattesa omologazione al mercato? Ai posteri l’ardua sentenza.