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Renato Accorinti, sindaco scalzo che parla di anima e d’amore

Il sindaco Accorinti al suo arrivo in Comune

Arriva in bicicletta, abbraccia Pasquale Campagna che insieme a centinaia di altri messinesi lo aspetta davanti al Comune ed entra in Consiglio Comunale per la proclamazione ufficiale.

Poi il passaggio della fascia tricolore con il commissario straordinario Croce e il nuovo bagno di folla nel Salone delle Bandiere. Dove arriva a piedi scalzi. “Così- dice- non perdo il contatto con la realtà. Ma le istituzioni sono sacre e lo dico da anarchico”.

Passaggio necessario quest’ultimo, per ricordare che anche se il cambiamento parte dal basso, come ha recitato lo slogan della sua campagna elettorale, ci sono ruoli e funzioni che non si possono mettere in discussione.

Così come non si può mettere in discussione la necessità “di occuparsi degli ultimi” non solo dal punto di vista materiale, ma anche morale.

Il simbolo della Messina che lui sogna è un bimbo, Michele, che fa salire sul tavolo del Salone delle Bandiere, “perché sono loro il nostro futuro”.

Accorinti è stanco e provato. La dichiarazione “abbiamo fermato una corazzata a mani nude” non è solo un modo di dire. Prima di riunirsi con i suoi assessori per la loro nomina ufficiale e per la prima riunione di Giunta, il sindaco Accorinti ribadisce quello che da anni ripete fino allo sfinimento e che adesso ha gli strumenti per concretizzare: “Abbiamo scritto una pagina di storia di grande libertà -dichiara- ma tutti dobbiamo contribuire alla rinascita di Messina, Se pensate che la città sia in mano al sindaco e agli 8 assessori allora abbiamo fallito. Gli esseri umani sono tutti speciali e questa grande energia che sento qui questa sera ci consentirà di cambiare davvero”.

L'abbraccio con il fratello di Graziella Campagna, vittima della mafia a soli 17 anni

Parla di anima, Accorinti. Di parole d’amore che non bisogna avere paura di usare e che diventano realtà. E poi la parola che gli altri hanno rubato: la politica. I suoi sostenitori esplodono in un applauso, forse liberatorio.

Accorinti sottolinea che ieri è stata scritta una pagina bella e pacifica. Un concetto, quello della pace, sul quale torna più volte, anche se non dimentica le umiliazioni patite da tutti quelli che condividevano in tempi non sospetti i suoi ideali.

“Questa energia -dice ancora- è la nostra forza. Non dobbiamo avere nemici. Ci sono le differenze e dobbiamo dire quali sono le nostre opinioni. E adesso andiamo per le strade di questa città a ricostruirla”.

Mentre si dirige verso quella che per i prossimi 5 anni sarà la sua stanza, ha un sorriso e una battuta per tutti. Lentamente la sala si svuota e guardandosi intorno in molti ricordano che a gennaio, durante il primo incontro in quel Salone delle Bandiere che poi il commissario Croce gli negò, molte delle facce che da un paio di giorni si vedono accanto al neo sindaco non c’erano.

Peccato che ieri Accorinti sia stato molto chiaro: “Chi mi chiederà favori troverà la porta sbarrata, chiusa. A me si possono chiedere solo diritti”. Più chiaro di così.