Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Renato Accorinti, che trasformerà i messinesi in cittadini

Il sindaco Renato Accorinti

Il giorno del suo insediamento a Palazzo Zanca, che ha attraversato a piedi scalzi, il sindaco di Messina Renato Accorinti ha parlato di anima e d’amore. Adesso però ci sono le emergenze di sempre da affrontare.

Tutela del territorio, disoccupazione, viabilità, tanto per cominciare. Però il suo primo impegno è da sempre rivolto ai ragazzi ed è dal problema dell’assenteismo scolastico che partiamo in questa intervista concessa al nostro giornale.

A Messina c’è un tasso di abbandono scolastico piuttosto elevato. come pensa di intervenire? “Per questo come per tutti gli altri problemi della città lavoreremo prevalentemente attraverso le Consulte dei cittadini, che saranno la parte centrale del nostro agire. Ovviamente si deve partire dal basso (cita il suo slogan, ndr) e quindi il primo impegno deve essere dei dirigenti scolastici e degli insegnanti.

Quando un ragazzo con dei disagi non frequenta la scuola, non si deve pensare che è un problema in meno. Bisogna capire perché lo fa, se i genitori lo sanno. L’ho detto da subito: le soluzioni si trovano insieme e tutti devono darsi da fare. Ciascun dirigente è responsabile della propria scuola. Io stesso, da insegnante, in casi del genere andavo a parlare con le famiglie, per sapere, per capire. Perché si può intervenire solo se si conosce il motivo del disagio. Ci possono essere diversi tipi di intervento, ma negli insegnanti il campanello d’allarme deve scattare subito”.

Tra il primo turno ed il ballottaggio lei ha più che raddoppiato i suoi voti. L’ipotesi dell’entusiasmo però non può essere sufficiente per suscitare un consenso del genere. Gli osservatori politici parlano di uno spostamento consistente di voti su di lei, per poi magari chiedere di incassare la cambiale. “Di queste cose non ne so niente, davvero. E se c’è chi ha fatto questi calcoli si è sbagliato. Però negli ultimi anni ho sentito davvero tanto la vicinanza delle persone, che hanno apprezzato un’azione politica come la mia che è molto propositiva. La gente mi ferma per strada oggi ma lo faceva anche prima. Credo invece che una parte della città sia stata ben disposta al cambiamento e che le troppe liste di Calabrò siano state controproducenti.

Purtroppo molta gente vota ancora per l’amico o il parente, per altro insomma, ma io spero che la mentalità del voto di scambio si estingua, perché il voto è sacro. E comunque la risposta è stata nella folla che c’era in Comune la prima sera: una cosa così non si era mai vista. Io continuerò a fare quello che ho sempre fatto, però i cittadini devono iniziare a cambiare mentalità, a capire che oltre a chiedere dei diritti bisogna anche iniziare a dare qualcosa”.

Da sempre lei difende l’ambiente contro le speculazioni edilizie che negli anni hanno devastato Messina. La sua amministrazione metterà nell’angolo il settore edile? “Assolutamente no, ma il cemento, come l’acqua, può essere utilizzato in tanti modi. Se lo utilizzi per creare centri culturali, per mettere in sicurezza il territorio e le scuole allora è una cosa buona. C’è così tanto da fare da questo punto di vista. E la messa in sicurezza del territorio non eliminerà posti di lavoro, ma al contrario li aumenterà.

E poi c’è il problema del verde pubblico. Messina è una delle città con meno verde a disposizione di ogni singolo abitante. Andrò al ministero della Difesa e chiederò di stipulare dei protocolli d’intesa per aprire le tante aree militari in disuso che ci sono a Messina e trasformarle in parchi per la città”.

Sia in campagna elettorale che dal suo insediamento lei ha parlato pochissimo del ponte sullo Stretto, ma all’archiviazione di questa pagina nera del sistema infrastrutturale italiano lei ha contribuito in maniera determinante con manifestazioni, cortei e persino arrampicandosi sul pilone di Torre Faro nel 2002. “Il problema del ponte ormai si è ridimensionato. Non ne ho quasi parlato perché per me è un capitolo chiuso. C’è molto altro da fare, a partire dalle piste ciclabili in città, che riusciremo a realizzare a costo zero”.

Diciamo però che le piste ciclabili non sono esattamente una priorità, la mobilità urbana invece sì. Calabrò aveva promesso che avrebbe spostato il tracciato del tram, per esempio. Lei cosa intende fare la riguardo? “Elimineremo le barriere integrandolo meglio nel sistema della viabilità”.

Ma più che una linea tramviaria è una metropolitana di superficie: le barriere sono obbligatorie. “Rallenteremo la velocità e questo renderà possibile eliminarle. Ci stiamo studiando”.

Come primo provvedimento ha riaperto Palazzo Zanca alla città, facendo rimuovere le porte di vetro. Non teme episodi di assenteismo tra gli impiegati, che a questo punto non avranno più alcun controllo? “Assolutamente no. Il controllo del personale è un fatto morale. Se a scuola devo uscire un’ora devo compilare un modulo e chiedere il permesso. Ma qui, come in molte altre città, ci sono i tornelli. E comunque il Comune si costituirà parte civile contro chi non rispetterà le regole. Di contro, lavoreremo anche sulla valorizzazione del personale, valutando anche eventuali trasferimenti. Io ho lavorato magnificamente a scuola per 38 anni perché amavo fare quello che facevo e deve essere così anche qui. Il lavoro deve essere un arricchimento per la persona e quindi bisogna mettere i lavoratori nelle condizioni di farlo bene, con amore, valorizzando le attitudini personali”.

Parliamo di legalità Il 15 agosto si avvicina e la festa della Vara è sempre stata piena di ombre a causa della presenza di delinquenti comuni mescolati ai fedeli. Come pensa di gestire tutto questo? “Mi sono incontrato con il questore e con i ragazzi di Addiopizzo e prevediamo delle riunioni specifiche proprio su questo”.

Di più su questo argomento non dice il sindaco Accorinti. C’è già la prima grana da affrontare, c’è chi lo aspetta al tavolo delle riunioni a un passo da noi e l’intervista si conclude qui. Adesso c’è solo da mettere un piede davanti all’altro per affrontare i mille problemi di una città da troppo tempo violentata e umiliata. Non solo dalla classe politica, che nel migliore dei casi l’ha saccheggiata senza ritegno, ma anche dai messinesi stessi. Che devono riscoprire cosa vuol dire essere cittadini e non sudditi. Forse, la scommessa più difficile di Renato Accorinti e della sua Giunta è proprio questa.