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Renato Accorinti, aspirante sindaco che guarda alla Costituente

Renato Accorinti presenta la propria candidatura

Mai Renato Accorinti si è lasciato sopraffare dall’emozione come il giorno della presentazione della sua candidatura a sindaco di Messina. Ci sono voluti due applausi e una standing ovation perché l’insegnante simbolo di mille battaglie civili riuscisse a prendere la parola davanti alla sua gente, nonostante l’abitudine a  parlare in pubblico non gli manchi per nulla.

Che la giornata sarebbe stata importante si era capito già alle 10 del mattino, quando nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca erano  rimasti solo posti in piedi. Così quella che doveva essere solo una normale conferenza stampa si è rapidamente trasformata in un’assemblea di popolo, un happening della politica fatta dal basso, in nome di valori che sono scritti nella Costituzione e  animata da un forte spirito di servizio .

Renato Accorinti si schermisce, ma è diventato simbolo di  tutto questo in quarant’anni di attività come educatore, militante pacifista e di “tutte le cause che comportano lo schierarsi dalla parte dei più deboli”. Lo hanno  testimoniato i numerosi interventi di quanti sono stati non dei banali testimonial ma dei compagni di vita e di lotte.

Come Fabio Repici, l’avvocato della famiglia di Graziella Campagna (che ha inviato un messaggio  di sostegno letto dalla conduttrice dell’incontro Manuela Modica), Sonia Alfano, Michele Cannaò, direttore del Museo del Fango di Giampilieri, padre Felice Scalia, padre Marcellino Pane, ma anche attori e registi come  Christian Bisceglia e Maurizio Marchetti, musicisti come Giovanni Renzo, sindacalisti come Francesca Fusco e Mariano Massaro dell’OrSa, attivisti come Anna Giordano, Gino Sturniolo, Daniele Ialacqua. E poi i parenti delle vittime di mafia Gianluca Manca  e Piero Campagna.

“Sei riuscito a tenere insieme il tema della lotta alla mafia e quello dei diritti civili e sociali -ha scritto Repici. Anche da sindaco sarai in grado di mantenere quest’ integrità morale e politica. Vola alto come quando salisti sul pilone di Faro. Perché combattere la follia del Ponte, come le mafie, unisce terra e cielo”.

Quando Accorinti interviene, però, tiene a mettere in chiaro un elemento centrale del proprio impegno. “Io non sono nessuno. E’ il collettivo, la comunità che deve contare” ha tenuto a precisare. Nella sua proposta politica il recupero della dimensione comunitaria è fondamentale. “Il sindaco rappresenta -ha sottolineato. Poi occorrono le competenze per costruire insieme un progetto articolato che abbia la capacità di governare”.  Ma l’idea di competenza che Renato, così lo chiamano i suoi

sostenitori, vuole incarnare non ha nulla di tecnico. Nel suo accorato intervento ha citato funzionari impegnati come l’ingegner Sciacca del Genio Civile, ma soprattutto ha ricordato l’Assemblea Costituente come modello di cooperazione fra tutte le culture politiche popolari unite dalla cura per il bene comune.

E una città come bene comune sarà il cuore del programma politico del movimento che si sta organizzando attorno alla figura del pacifista. “Guardiamo alle cose con gli occhi dei bambini -ha incalzato. Una società che non investe su di loro è senza futuro”. Molte delle sue idee sono suggestive ma anche immediatamente praticabili a costo zero, come le biblioteche di quartiere da ospitare negli edifici scolastici, che Accorinti immagina aperti per più tempo possibile e affidati ad insegnanti , studenti  ed associazioni, o la documentazione puntuale delle spese del Comune con  la pubblicazione di tutte le fatture su internet.

Autorganizzazione, autogestione sono parole ricorrenti del lessico di Renato Accorinti. Il suo sostegno all’occupazione del Teatro in Fiera Pinelli è stato senza se e senza ma. Quando Claudio Risitano, del collettivo degli occupanti, ha raccontato alla platea gremita del Salone delle Bandiere il senso dell’iniziativa, l’atteggiamento non certo amichevole dell’Autorità Portuale e le minacce di sgombero da parte delle forze dell’ordine, il candidato sindaco ha risposto proponendo un’idea di democrazia che non è un puro catalogo di procedure ma è innanzitutto partecipazione dal basso.

“La Fiera può essere restituita alla città fin da subito -ha sottolineato- e nell’attesa di poter prendere questo provvedimento dovremmo ringraziare chi ha restituito questo spazio alla città, anziché porre problemi di legalità puramente formale. La vera illegalità -ha urlato- è l’aver abbandonato all’incuria e al saccheggio una delle aree più belle della città” .

Ma per Accorinti l’idea di liberazione degli spazi non si limita alla cittadella fieristica. Fra i primi provvedimenti che intende prendere c’è l’abolizione delle barriere che limitano l’accesso dei cittadini a Palazzo Zanca e un metodo di raccolta dei consensi e poi di governo che non prevede clientele né accordi sottobanco. “Comune è una bella parola -ha sottolineato- ma a patto che si giochi a carte scoperte e ci si incontri sulla base della condivisione di un programma. A queste condizioni tutti sono i benvenuti”.

Il movimento che sostiene Accorinti sindaco non ha ancor discusso di schieramenti e di alleanze classiche.  Da oggi in poi la priorità sarà  la stesura di un programma articolato attraverso un fitto calendario di incontri aperti a tutti coloro i quali vorranno contribuire. “L’importante -ha concluso il neo candidato- è mantenere l’impegno di non perdersi  di vista comunque vada. Alla fine, la politica è essenzialmente cercare insieme strade di saggezza”.