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Registro Unioni Civili a Milazzo, l’Arcigay in lotta

In attesa di dare battaglia a Messina, l’Arcigay riprende a Milazzo la lotta per il Registro delle Unioni Civili. Dopo un anno di lavoro, quando si pensava di essere alle battute finali, di recente la delibera è stata bocciata per le beghe tra i consiglieri del PD. Rosario Duca, presidente dell’Arcigay provinciale ha già sollecitato l’amministrazione guidata da Carmelo Pino e adesso a dargli man forte arrivano anche la Consulta Giovanile e l’IDV. Che oltre a ribadire la proposta dell’Arcigay hanno anche presentato la bozza di un regolamento comunale. 

“Anche nella comunità milazzese -spiegano Antonio Foti e Francesco Pergolizzi- in linea con quanto accade in Europa ed in Italia, crescono le forme di legami affettivi e familiari che per scelta o per obbligo si creano al di fuori del matrimonio e che si connotano come convivenze stabili e durature. I dati italiani dicono che in questi nuovi nuclei familiari vivono 12 milioni di persone, il 20 % della popolazione: quasi il raddoppiato rispetto al 1998. Anche se mancano riforme organiche del diritto di famiglia che accolgano e regolamentino queste realtà -proseguono Foti e Pergolizzi- è diffuso nel mondo del diritto e nella società il bisogno di offrire tutela e sostegno, con particolare riferimento ai figli ed alle persone anziane che ne fanno parte. Tra le diverse forme familiari esistenti, quella delle convivenze per “vincolo affettivo” rappresenta una specifica realtà, oltre che prevista dalla Legge anagrafica, esistente nella società. Ed è compito delle istituzioni garantire alle persone i diritti civili e sociali senza discriminazioni di sorta anche nei confronti di coloro che affidano i propri progetti

di vita a forme di convivenza, come le Unioni Civili o Unioni di Fatto, diverse dalla famiglia legalmente riconosciuta”. 

Rosario Duca, presidente Arcigay Messina

“Non entro nel merito di quanto accaduto è accaduto in Consiglio comunale –dichiara Duca- perché dovrei commentare fatti puramente politici che sono sfociati in ripicche personali tra consiglieri, ma contro una grossa fetta del popolo milazzese. Ma la città li ha votati per fare gl’interessi della stessa e non certo avere la sorpresa di vedere che all’interesse comune si sovrappongono quelli puramente personali. Trovo assai azzardato che una città come Milazzo, che vive nella speranza di divenire città turistica, mostri all’esterno di essere rappresentata da un consesso che in buona parte si è dimostrato razzista, omofobo ed illiberale. Le statistiche sostengono che l’8% della popolazione nazionale è LGBT (lesbica, gay, bisex o transessuale). Attribuendo a Milazzo solo un 3%, voglio sottolineare che a pagare le tasse è anche questa fetta di popolazione, che con la bocciatura in consiglio ha subito un atto di forte discriminazione.

Per non parlare del fatto che si è dato all’opinione pubblica locale e nazionale l’immagine di una città poco sicura per chi viene considerato un diverso. È davvero poco edificante -conclude il presidente di Arcogay Messina- che mentre in altre città d’Italia si parla di famiglie anagrafiche e si riconosce alle coppie di fatto anche il diritto della casa e quant’altro sia possibile equipararle alle famiglie tradizionali, Milazzo abbia bocciato il poco che si chiedeva,  discriminando vergognosamente quanti in questo atto speravano”. 

La palla torna quindi ancora una volta al Consiglio Comunale, che adesso dovrà decider se riaffrontare o no l’argomento.