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Reddito minimo e la generazione sconfitta

“Ho lavorato per 4 anni in una ditta di ambulanze per il trasporto di emodializzati e per infermi per il primo anno a 500 euro al mese e per gli altri a 600. Dopo il licenziamento per il fallimento della ditta, ho percepito il sussidio di disoccupazione, circa 800 euro per 8 mesi, più di quanto percepivo lavorando. Sicuramente l’ottenimento di questa stampella mi ha aiutato non solo a cercare lavoro senza avere il fiato sul collo, ma mi ha permesso di sopravvivere con il salario senza pesare sulle spalle dei miei genitori”.

Con queste parole  tutto sommato serene A.C. , giovane precario, quasi trent’anni e un figlio in arrivo, racconta la difficile condizione di chi cerca di sopravvivere a Messina in piena crisi durante la conferenza stampa organizzata da SEL Messina per promuovere il disegno di legge che preveda il reddito minimo per giovani e disoccupati.

“Premetto -spiega- che in più c’era il salario della mia compagna. Da un certo punto di vista eravamo un po’ più tutelati rispetto ad altri che ricorrevano indubitabilmente ad altri lavori (in nero per non perdere il sussidio) per assicurarsi la pagnotta. Adesso  lavoro per mio cugino in una ditta di lavorazione marmi e servizi funerari e percepisco la vergognosa somma di appena 400 euro al mese. Con me nel girone infernale ci sono 3 colleghe, un collega e milioni di ragazzi sparsi in tutta Italia”.

Si ritiene comunque fortunato, A.C. Sebbene non sia il solo che sbarca il lunario facendo un lavoro sottopagato, pochissimo gratificante e senza alcuna prospettiva, sa benissimo che la sua condizione a Messina non è neanche delle peggiori. Quasi un messinese su due infatti oggi non sfugge alla dura legge della precarietà o del non lavoro. Una situazione da cui non ci si libera più tanto facilmente neanche facendo la classica valigia  e partendo per il Nord, dal momento che -ci dicono i dati di Bankitalia  e dell’Istat- circa 8,1 milioni di persone,  pari  all’11,1% dei nuclei familiari,  si trovano in condizione di povertà relativa, mentre 3,4 milioni di  cittadini hanno varcato la soglia della povertà assoluta. Tra questi  ultimi, aumentano di un punto in percentuale in più rispetto all’anno scorso le famiglie operaie. Se aggiungiamo a queste cifre il fatto che almeno un quarto della popolazione  giovanile  si avvicina o è già immersa nella condizione di “Neet” ovvero di piena esclusione dai circuiti lavorativi e formativi, abbiamo il quadro sconfortante della sconfitta di un’intera generazione.

Un contesto drammatico che il governo Monti crede di affrontare tagliando ciò che resta dello stato sociale  e puntando decisamente, con l’abolizione dell’articolo 18,  sul lavoro sottopagato e ricattabile.

A dire chiaramente che non ci stanno sono innanzitutto le persone come A.C.  e quelle ancora  più giovani . Da una rete di collettivi  e associazioni impegnate  da sempre sul terreno della contestazione ai tagli e alle controriforme che hanno peggiorato drasticamente le condizioni di vita di studenti e giovani lavoratori,  viene infatti una proposta che prova ad invertire la tendenza a partire dalla soddisfazione dei bisogni primari.

Il reddito minimo garantito

“Una proposta che ha lo scopo di contrastare il rischio  di marginalità,  garantire la dignità della persona e favorire la cittadinanza attraverso un sostegno economico diretto”. Così , Gloria Cremente, studentessa  e portavoce provinciale dei giovani di Sinistra Ecologia Libertà, ha presentato la proposta di legge di iniziativa popolare per l’introduzione anche nel nostro paese di un diritto di cui godono i giovani e i disoccupati di quasi tutti i paesi dell’Unione Europea.

“Settemila 200 euro annui, pari a 600 euro mensili  per consentire a tutte e tutti (inoccupati, disoccupati, precariamente occupati) di non vendersi sul mercato del lavoro alle peggiori condizioni possibili -ha spiegato Cremente. Un provvedimento che dà argine contro il crescente impoverimento delle giovani generazioni  può diventare un paradigma per la costruzione di un welfare che includa e promuova, garantisca autonomia e libertà di scelta, rispettando le indicazioni dell’articolo 34 della Carta dei Diritti  Fondamentali  dell’Unione Europea”.

La proposta, voluta da un’ampia rete di associazioni e gruppi (tra cui TILT, lo storico Centro Sociale Leoncavallo, l’associazione DaSud, il Popolo Viola, la rete San Precario e altri) e fortemente sostenuta da SEL e Rifondazione Comunista, entra nel dettaglio, prevedendo precisi requisiti per gli aventi diritto, che devono essere residenti sul territorio nazionale da almeno 24 mesi ed essere iscritti presso le liste di collocamento dei Centri per l’impiego.  La sospensione o la decadenza del reddito minimo garantito sono previste nel caso in cui il beneficiario dichiari il falso al momento della richiesta, sia assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminato, partecipi a percorsi di inserimento lavorativo retribuiti, oltre ovviamente al compimento dei 65 anni e quando il beneficiario rifiuti una proposta congrua di impiego dopo il riconoscimento delle sue competenze formali ed informali.

Il testo del disegno di legge prevede anche la partecipazione delle Regioni e degli enti locali attraverso l’erogazione del reddito indiretto, ovvero la prestazione diretta di beni e servizi che si accompagnano al sussidio.  Mentre impegna il Governo a definire  anche una riforma degli ammortizzatori sociali in modo da introdurre un sussidio unico di disoccupazione esteso a tutte le categorie di lavoratori a prescindere dall’anzianità contributiva o dalla tipologia contrattuale, a riordinare le spese delle prestazioni assistenziali in modo da renderle coerenti con l’istituzione del reddito minimo garantito e a stabilire un compenso orario minimo.

La campagna proseguirà in tutta Italia fino a dicembre. È stato predisposto un sito http://www.redditogarantito.it/ dal quale è possibile scaricare informazioni e materiale di approfondimento. Durante l’estate si potrà firmare il sostegno alla campagna presso le sedi di Sinistra Ecologia Libertà e durante le feste e le iniziative organizzate dai giovani promotori del disegno di legge.