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Randagi, morire di indifferenza

Uno dei gattini malati di rinotracheite

Un vecchio adagio recita che “il medico pietoso fa incancrenire la piaga”. Detto questo, che si adatta perfettamente a quanto accade in un condominio nei pressi di via Bergamo, dove da qualche anno una signora, animata certamente dalle migliori intenzioni, dà ospitalità ad una comunità di gatti dei quali cerca di prendersi cura alla meno peggio, fornendo loro acqua e cibo. Apparentemente un atto di carità, dal quale però in realtà nascono problemi piuttosto seri. 

A partire dal fatto che la comunità felina continua a crescere nell’indifferenza generale visto che ogni anno le gatte partoriscono 4-5 gattini ciascuna. Il risultato è che in primavera i cortili dei palazzi vicini sono invasi da micetti che spesso finiscono per essere investiti, dilaniati dai cani o, peggio, avvelenati da chi non gradisce la loro compagnia e non si fa scrupolo di eliminarli. 

Ma il problema più grave  un altro. Vivendo in condizioni igieniche non ottimali la comunità felina è ormai irrimediabilmente malata. Tutti i gattini che nascono contraggono la rinotracheite, una malattia virale non trasmissibile all’uomo, ma che uccide o rende menomati i gatti, L’unico modo per debellare la malattia ed impedirne la propagazione è la sterilizzazione dei randagi. 

Anche quest’anno, come ormai accade da tempo, una volonterosa condomina ha salvato due gattini malati che si erano rifugiati nel garage. Uno dei quali totalmente cieco, perché uno degli effetti più devastanti della malattia

è la cecità. Per non parlare di problemi meno seri, ma comunque fastidiosi, come le pulci ed i parassiti intestinali che contribuiscono a rendere difficile la vita di questi randagi. 

“Stanca di questa situazione -racconta la signora, che preferisce rimanere anonima- soprattutto perché alla fine le povere bestiole fanno davvero tenerezza, ho parlato con chi si occupa dei gatti per cercare di trovare una soluzione e abbiamo concordato  di rivolgerci all’ASL territoriale. Quando ho telefonato all’ufficio dell’ASL per il controllo del randagismo, dopo essere stata rinviata da un impiegato all’altro, sono rimasta piuttosto stupita dalla risposta ricevuta. Per legge infatti, l’Unità Operativa Semplice Servizio di Igiene Urbana e Lotta al Randagismo a livello territoriale, se sollecitata da cittadini, dopo avere verificato l’effettiva esistenza di una comunità felina deve provvedere alla sterilizzazione dei gatti e poi liberarli di nuovo sul territorio. Invece il funzionario al telefono sosteneva che non potevano fare nulla se la segnalazione non proveniva da un’associazione no profit. Quando ho insistito dicendo che era un’assurdità, mi hanno risposto che visto che la massima autorità sanitaria in città è il sindaco, l’unica cosa da fare è denunciarlo. Ovviamente, di fronte ad un simile atteggiamento, ho messo giù il telefono con la sensazione di vivere in un posto di matti”. 

La civiltà di una città si misura anche dal rispetto per gli animali. Mentre gli uffici preposti fanno a scaricabarile, migliaia di animali (l’esempio della colonia felina di via Bergamo non è che un piccolo esempio tra i tanti) sopravvivono tra malattie e mille difficoltà, vittime soprattutto della mancanza di una seria campagna di sterilizzazione e di lotta al randagismo.