#Ragusa. Omicidio Loris, il padre: “Una buona mamma e lui il figlio preferito”

Veronica Panarello, la madre del piccolo Loris
Veronica Panarello, la madre del piccolo Loris

Sul mistero dell’omicidio di Santa Croce Camerina, torna a parlare il padre del piccolo Loris, ucciso il 29 novembre scorso.

La madre è detenuta in carcere a Catania, ma continua a proclamarsi innocente e gli investigatori proseguono la loro attività alla ricerca di un movente e di altre prove schiaccianti.

“Dieci anni assieme, e mai una stranezza -dichiara Daniele Stival. A me e ai due bimbi non ha mai fatto mancare niente. E Loris era il suo cocco: lo aveva appena premiato con due euro per comprarsi la centesima figurina di Dragon Ball di cui faceva la collezione”.

Così il padre affranto dal dolore, con riferimento alla moglie Veronica, come riportato dal Correriere della Sera. Ma aggiunge: “Io devo credere a quello che mi dicono gli inquirenti. Quella che

si vede nei filmati è la macchina di mia moglie: ma se sia stata lei, non lo so -dichiara ancora Stival, rispondendo così alla domanda sull’identità dell’omicida secondo gli investigatori.

“Non lo so -ribadisce. Io devo credere a quello che mi dicono gli inquirenti. Se non credessi a questo sarei già andato in carcere a trovarla. Però è come se stessimo parlando di un’ altra persona, è questa la verità. Perché Loris, noi due, l’abbiamo voluto con tutte le nostre forze, non è vero che nacque per caso”.

Davide Stival nega anche che ci fossero problemi tra lui e la moglie. “No, anzi, dopo anni di sacrifici con il mio camion su e giù per l’Italia e anche all’estero, lei mi diceva che adesso, a gennaio, finite di pagare le rate della macchina, avrei potuto cercarmi un lavoro qui, in Sicilia, per stare più insieme tutti noi. Eravamo una coppia e una famiglia unita”. Sulle fascette, presunta arma del delitto, il padre dice: “Loris ci giocava con le fascette di plastica, con una legò un serpente di peluche”.


Elio Granlombardo

Ama visceralmente la Sicilia e non si rassegna alla politica calata dall’alto. La “sua” politica è quella con la “P” maiuscola e non permette a nessuno di dimenticarlo. Per Sicilians segue l'agorà messinese, ma di tanto in tanto si spinge fino a Palermo per seguire le vicende regionali di un settore sempre più incomprensibile e ripiegato su se stesso. Non sopporta di essere fotografato e, neanche a dirlo, il suo libro preferito è “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini.

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