Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Rabbia a Casa Serena: venerdì si bruceranno le schede elettorali

Il 22 febbraio i lavoratori di Casa Serena bruceranno le schede elettorali. Venerdì prossimo sarà il giorno della rabbia, della delusione, della denuncia. Rabbia per come da mesi 102 lavoratori aspettano che sia loro riconosciuto il diritto ad una vita dignitosa, nella quale gli stipendi sono pagati regolarmente. Delusione per un’amministrazione che non riesce a garantire due fattori essenziali in una società civile: il lavoro e l’assistenza ai più deboli. Denuncia di una classe politica inefficiente che sa solo fare passerella ma che non dà risposte concrete e preferisce tenere con il fiato sospeso per anni, quando non per decenni, i lavoratori così da trasformarli in serbatoi di voti quando  serve.

Da ieri mattina 4 lavoratori hanno iniziato a fare lo sciopero della fame e lo stanno facendo sotto gli occhi di tutti, accampati con delle tende nella pinetina davanti l’ingresso di Casa Serena.

“Di cose brutte in questa nostra città ce ne sono tante -scrivono in una lettera i lavoratori che protestano. Le strade piene di buche, i cassonetti ai limiti di qualunque decenza, aiuole senza manutenzione, zone mai risanate, beni ormai lasciati al loro destino, incompiute senza senso, edifici pericolosi. Potremmo continuare all’infinito e la rabbia aumenta man mano che l’elenco si allunga. E intanto ci chiediamo perché? Perché dobbiamo vivere in una “dimensione” in cui gran parte di noi non si riconosce, non approva, non condivide ? Perché i nostri figli devono crescere nella sporcizia, nell’abbandono, nel degrado? Perché?

Questa -scrivono ancora- è la nostra giornata della rabbia e se potessimo gridarlo lo faremmo con quanto fiato abbiamo in gola. E non perché oggi colpiscono la nostra sfera personale, ma perché non ne possiamo proprio più. Noi siamo quel piccolo mondo di “Casa Serena” fino a ieri “isola felice” tra tanta miseria morale e spirituale. Oggi siamo sotto una tenda a fare lo sciopero della fame per attirare l’attenzione sui nostri sacrosanti diritti: il lavoro, lo stipendio, la nostra dignità.

Tutti a dirci che siamo tanti, tutti a rinfacciarci che costiamo troppo, tutti a indicarci con il dito dell’accusa come se in questi 25 anni avessimo scroccato impunemente il limitato stipendio che faticosamente portiamo a casa. Basta, non ne possiamo più. Non siamo noi che siamo troppi. Troppi sono i politici che ci hanno governato e amministrato così male. Non siamo noi che prendiamo compensi da favola, noi lavoriamo per poco meno o poco più di mille euro”.

size-medium wp-image-48023" title="Sciopero della fame Casa Serena 20130219_GI7Q8326" src="https://sicilians.it/wp-content/uploads/2013/02/Sciopero-della-fame-Casa-Serena-20130219_GI7Q8326-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://i1.wp.com/www.sicilians.it/wp-content/uploads/2013/02/Sciopero-della-fame-Casa-Serena-20130219_GI7Q8326.jpg?resize=300%2C200&ssl=1 300w, https://i1.wp.com/www.sicilians.it/wp-content/uploads/2013/02/Sciopero-della-fame-Casa-Serena-20130219_GI7Q8326.jpg?w=1024&ssl=1 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />

Ma vi siete chiesti se il nostro essere tanti ha prodotto, in tutti questi anni di lavoro e di impegno, un beneficio nella nostra città? Se lì dove siamo presenti la gente sta avendo finalmente una “marcia in più” nella propria vita quotidiana già tanto provata e difficile?Parliamo di anziani, di disabili, di famiglie disagiate, di bambini con poche opportunità, di giovani che devono decidere da che parte andare ed hanno le idee confuse. La nostra città non è solo abbandonata, la vogliono anche muta, cieca e sorda e noi non ci stiamo a tutto questo.

Bruciare le schede elettorali, in prossimità delle votazioni nazionali, significa essere gli “atei della politica”. Bruciare le schede elettorali di mogli, mariti, figli, genitori, significa mandare in fumo un credo, fino a ieri fiducioso, adesso esaurito dalle rate da pagare, dai mutui non rispettati, dalle bollette che si gonfiano e che non ammettono deroghe. Bruciare la partecipazione alla vita pubblica significa che ci avete trattato da spazzatura ingombrante, inutile e dannosa per l’igiene comune.

Ma dove erano i nostri politici mentre chiedevamo aiuto, di che cosa parlavano senza conoscere, il più delle volte, di cosa si stava parlando? A cosa pensavano quando, richiamati ai loro doveri istituzionali, rimandavano e lasciavano ad altri le responsabilità per cui erano profumatamente pagati? Ci sarà un motivo per cui la città si è ribellata all’azzeramento di un bene inalienabile: la solidarietà e l’aiuto ai più deboli.

E proviamo una rabbia tale che mentre bruceremo le schede elettorali, mentre le nostre anime andranno in fumo verso il cielo, chiederemo al Buon Dio, almeno Lui, di avere misericordia, non di noi miseri lavoratori, ma di chi ha fatto tanto male”.

Giovanni Andronaco, Pippo Stella, Gianfranco Traina e Riccardo Cameli non mangeranno fino a quando non avranno ottenuto tutti gli stipendi arretrati. Ormai hanno superato le 24 ore di digiuno. “Come ci sentiamo -commenta Andronaco? Pieni di freddo e debolucci, ma andremo avanti fino alla fine. Non abbiamo visto nessuno né da Palazzo Zanca né dei politici, ma non ci fermeremo”.

La cooperativa Azione Sociale che gestisce il pensionato comunale deve ancora pagare gli stipendi di novembre, dicembre e gennaio e la tredicesima. Nonostante il 21 gennaio scorso abbia incassato due fatture per 640 mila euro, i lavoratori hanno ricevuto solo il salario di ottobre. Da qui la decisione di dare il via ad una stagione di proteste che si concluderà solo quando i lavoratori avranno ricevuto tutto ciò che spetta loro di diritto.