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Quel magico fruscio, simbolo di un’epoca

Chi oggi non sa cosa significhi “33 giri” oppure “45 gg” e ancora “Q-disk” è sicuramente figlio dell’era moderna (“vittima dell’era moderna” come direbbe Kubrick).

Non tutto è perduto e c’è sempre la possibilità di redimersi per rivivere appieno una magia, quella della musica su vinile, che ha accompagnato decine di generazioni e che, seppur oggi in una dimensione minoritaria, non smette di esistere.

La passione per i vinili è ben radicata. Molto più di quanto si possa pensare. Lo testimoniano le diverse fiere di dischi che a livello internazionale puntualmente sfoggiano i loro prodotti da collezione (in Italia la “Fiera del disco” di Novegro è un caposaldo  del settore). Ma perché il vinile ancora oggi nutre il suo mito e si presenta come oggetto di siffatta venerazione e fascino?

La fedeltà del suono.

E’ necessario non confondere la qualità dell’incisione con la fedeltà del suono. E’ vero che il CD offre un suono pulito. Ma è sempre un lavoro di compressione che finisce per dare un suono (seppur lavorato nei pochi e sporadici casi con dedizione e professionalità) giustamente compresso, quasi artificioso. L’usura finisce per rovinare un vinile e il suo gracchiare testimonia la sua vita vissuta intensamente. Parlando di fedeltà dell’incisione non possiamo dar torto ai “cultori del vinile” in quanto il passaggio dai master originali di registrazione al vinile

è un processo che, in analogico, porta ad una qualità dell’incisione più riscontrabile.

Provate ad ascoltare un medesimo  brano dei Pink Floyd o dei Deep purple sia dal vinile che dal cd con un ottimo impianto. Sentirete delle differenze. Ovviamente quando si tratta di vinile c’è da precisare che non tutte le label musicali sono sempre riuscite ad offrire un lavoro eccellente. Da etichetta ed etichetta, da paese a paese.

I vinili giapponesi sono probabilmente i migliori in quanto a qualità. Eh sì, il Giappone è sempre avanti a tutti.  Ma aldilà del suono c’è un altro fattore che accresce il fascino del disco propriamente detto: il simbolo di un’epoca che rappresenta e la sua confezione.

E’ vero, il cd è più pratico da usare, trasportare e prestare. Ma volete mettere in confronto la grandezza della confezione di un vinile ? Basta aprirlo per scoprire un mondo di foto, testi, buste protettive e quant’altro. Magia persa probabilmente nel piccolo packaging di un normale compact disc.

E poi il vinile è veramente il simbolo di un’epoca, il rock o il glam anni ‘70, la disco dance degli anni 90.

Ha rappresentato davvero quella parte della musica accessibile a tutti, con prezzi forse più accessibile rispetto al cd odierno. E nel suo poco moderno assetto è stato un’arma infallibile contro la pirateria.

Come si poteva mai copiare e riprodurre un 33 giri in tutto il suo splendore? Se non avrà un futuro possiede già un passato memorabile. Riviviamolo e assaporiamolo. E’ lì che ci aspetta.