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Quel che resta del Polo Oncologico

L'ospedale Papardo

A volte ritornano. Di solito, in prossimità delle elezioni. E il Polo oncologico non fa eccezione. Così, mentre si dà una spolverata alle urne in attesa di utilizzarle, invece del mega progetto sbandierato per anni, per il momento ci si accontenta di una versione riveduta e corretta. Ventotto posti invece dei 173 previsti dal programma originario, trasferiti dal Policlinico al Papardo-Piemonte. E sì, perché in riva allo Stretto il concetto di “polo” è molto soggettivo e, in barba alla semantica, alcuni anni fa un “insieme di attività omogenee” (così recita il dizionario) è stato frammentato tra Policlinico, Ospedale Papardo-Piemonte e Asp5. Così, quello che avrebbe dovuto essere un centro di eccellenza oncologico interaziendale e che sarebbe dovuto entrare in funzione entro il 31 dicembre 2013 è diventato un reparto da 28 posti, 14 dei quali in day hospital.

“Si tratta di un fatto estremamente grave -dichiara Franco Di Renzo, responsabile del Dipartimento Salute della Cgil di Messina- in quanto non solo è di fatto disatteso uno tra gli obiettivi previsti nel Piano della Salute 2011-2013, ma soprattutto perché risulta delusa l’aspettativa di una maggiore e migliore offerta in termini di salute per la città e il nostro territorio. Con ciò non si porrà certamente fine al triste esodo di pazienti in altre strutture del territorio nazionale, anche perché nel trasferimento manca del tutto la chirurgia oncologica”. “Di fronte a questa situazione che vede il nostro territorio privato di un importante investimento sia in termini pratici di assistenza ai cittadini che in termini economici come opportunità di lavoro e ricerca –rincara la dose Lillo Oceano, segretario generale della Cgil di Messina- non comprendiamo la soddisfazione espressa da taluni, in particolare da parte del direttore generale del Papardo-Piemonte. I fatti, testimoniano ancora una volta come la nostra città non riesca a farsi valere nelle sedi che contano e come le conseguenze di questa situazione ricadano sui nostri cittadini che questa volta oltre che in lavoro, ci perdono in salute”. Per la Cgil quindi, se con la creazione di questo “piccolo centro oncologico” il Piano della Salute è stato formalmente rispettato, in realtà “questa operazione altro non è che l’impoverimento di una struttura, il Policlinico, in favore di un’altra, il Papardo-Piemonte, con l’aggravante che non si sa se e come siano stati spesi  i 41 milioni di euro stanziati per il Polo oncologico”.

Di tutt’altro parere rispetto all’assistenza data ai pazienti Franco Romeo, membro del Consiglio Nazionale del SMI, il Sindacato Medici Italiani. “Non è assolutamente vero che i pazienti che si rivolgeranno al Papardo-Piemonte non potranno contare sulla chirurgia oncologica –ribatte Romeo, che è anche chirurgo plastico presso il nosocomio. Tutti i reparti di chirurgia sono in grado di operare, e bene, pazienti malati di cancro. Il vero problema è un altro: quello che sarà attivato è tutto tranne che un Polo Oncologico. È da qui che bisogna partire. Anche se personalmente, persino quando il ministro Sirchia

è venuto a Messina e nessuno osava dire che smantellare un ospedale come il Papardo per creare un Polo Oncologico era una follia, ho sempre contestato questa scelta”.

Altro aspetto fondamentale, come ha sottolineato la Cgil, è quello dei 41 milioni spesi negli ultimi sei anni per non arrivare comunque neanche lontanamente vicino all’ipotesi di centro di eccellenza oncologico interaziendale. Varati i lavori di adeguamento all’inizio del 2006 tra proclami roboanti, si prevedeva la chiusura del cantiere entro il 28 febbraio 2012. Cosa sia stato realmente fatto non è chiaro anche perché, complice un cellulare spento, non è stato possibile parlare con il direttore generale del Papardo-Piemonte Armando Caruso. Ma quello che la decisione di trasferire un reparto dal Policlinico presso il nosocomio di viale Papardo mette impietosamente sotto gli occhi di tutti è che dopo 6 anni di lavori e oltre 40 milioni di euro spesi, tutto questo è servito a ben poco, complici anche le competenze condivise con il Policlinico.

A difendere a spada tratta l’idea di un polo oncologico strutturato in verticale in un’intera ala del Papardo fu l’ex ministro della Sanità Sirchia. Al quale nessuno evidentemente fece notare che su una capienza di 900 posti letto attualmente, così come 6 anni fa, se ne utilizzano 400: meno della metà. Un numero quindi più che sufficiente per la struttura oncologica, per la quale se ne prevedevano 250, poi scesi a meno di 180. Chi allora si oppose a questo progetto decisamente stravagante, visto peraltro che solo da pochi anni il Papardo era riuscito ad aprire il nuovo plesso lasciandosi alle spalle il cosiddetto “Papardino”, fu tacciato di voler bloccare “le magnifiche sorti e progressive” della medicina messinese e di non avere a cuore la salute dei malati.

Nonostante le perplessità degli addetti ai lavori si andò avanti. Ignorando, per esempio, che gli spazi individuati per il Polo Oncologico avrebbero potuto essere pronti con modifiche minime e che all’appello mancavano solo pochi arredi. Si scelse invece la strada di un progetto faraonico da 42 milioni di euro, che poi divennero poco meno di 41. Una decisione priva di qualunque logica anche per i non addetti ai lavori, visto che se si fosse davvero voluto realizzare un Polo Oncologico al Papardo, pur snaturando la sua vocazione originaria di nosocomio di terzo livello, lo si sarebbe potuto fare quasi a costo zero perché c’era un’ala già ultimata. Invece si è preferito spendere una marea di soldi (anche se ancora non è chiaro come) per un polo che già l’accordo con il Policlinico e la divisione delle competenze aveva svuotato di senso e che il trasferimento della divisione del nosocomio universitario ha vanificato del tutto.

Cade quindi la teoria che Caruso sosteneva l’anno scorso (“questo è un ottimo sistema perché così ci si può curare sia da noi che al Policlinico”) e anche la previsione dell’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, che ieri ha incassato la vice presidenza della Regione e che in più di un’occasione aveva dichiarato che il Polo Oncologico si sarebbe fatto, ma nel plesso ospedaliero di viale Gazzi.