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Provincia di Messina, debiti fuori bilancio per oltre 6 milioni

Che la situazione che si vive a Messina sia particolare è chiaro a tutti. Il tormentone degli ultimi tempi continua ad essere “dissesto sì, dissesto no…” cantato in coro come se si facesse parte della band di Elio e le Storie Tese.

Approfittando del fatto che tutti i riflettori sono puntati su Palazzo Zanca, da Palazzo dei Leoni se ne escono fuori con una storia decisamente fuori dal Comune. Sì, dalla Provincia, con un comunicato in sordina, senza fare troppo rumore, si annuncia la convocazione del Consiglio Provinciale per il prossimo 10 dicembre. Tre i punti all’Ordine del Giorno: le proposte di dismissione delle partecipate, i debiti fuori bilancio ed il Regolamento di contabilità.

L’annuncio passa inosservato ai più, pure ai banchi dell’opposizione, anche se un comunicato successivo elenca puntualmente tutti i singoli debiti fuori bilancio che il Consiglio Provinciale dovrà censire e riconoscere. C’è un unico, piccolo problema che dalla Provincia vogliono far passare senza troppo pubblicità:  6 milioni e mezzo di debiti fuori bilancio per contenzioso.

L'aula del Consiglio Provinciale

Per essere più precisi, si tratta di 6.561.504,87 euro di debiti fuori bilancio. Per smentire da subito le teorie di finanza creativa, abbiamo utilizzato un foglio di excel (quel prodotto informatico che i tecnici chiamano foglio di calcolo) ed abbiamo incolonnato i numeri, uno sopra l’altro, ottenendo un risultato incontrovertibile.

Ci sono 6.282.105,79 euro di debiti che dovranno essere riconosciuti e regolarizzati come derivanti da sentenze di condanna pronunciate nelle aule dei Tribunali, mentre 260.537,37 euro sono le restituzioni che dovranno essere riconosciute all’istituto bancario che fa da tesoriere alla Provincia di Messina, il Monte dei Paschi di Siena, per le somme sborsate a causa di pignoramenti di somme depositate (il cosiddetto pignoramento verso terzi). Infine, è di 13.257,37 euro il debito di Palazzo dei leoni nei confronti della ditta Motortech per la manutenzione degli autocarri utilizzati per spalare la neve sulle strade provinciali.

Dopo questa nostra scoperta, abbiamo raccolto le reazioni alla notizia da parte dell’opposizione. Tutti gli interpellati sono cascati dalle nuvole. Il consigliere Pippo Rao, capigruppo del PD, raggiunto al telefono, stenta a credere che possa essere possibile. Subito va a cercare fra le sue carte e ci legge la lettera pervenuta dalla Corte dei Conti qualche tempo fa con la quale si bacchettava il Consiglio Provinciale in relazione all’approvazione del bilancio consuntivo 2010. Nel documento c’è scritto che la Corte dei Conti ha chiesto all’Aula di regolarizzare i debiti fuori bilancio, stimandoli in 885.401,00 euro. “Non è possibile -dice Rao- nessuno di noi aveva la percezione che le somme fossero così elevate”.

Ma vediamo di essere un po’ più precisi nella descrizione di questi debiti. Sparsi per le righe, in maniera poco evidente, ci sono 4 voci che da sole assommano a 3.100.000 euro. La prima (riportata al numero 249 dell’elenco) riguarda la causa promossa dalla ditta “G. F. Building s.r.l. unipersonale (già S.I.C.E.A.S. Building s.r.l. già TRADE IMM. S.r.l., già FRA.IMM., società del Gruppo Franza). Con la sentenza 1280 del 2004 del Tribunale di Messina, la Provincia è stata condannata a pagare 1.560.000 euro. La seconda voce riguarda 751.884,35 euro che la Provincia versa all’Istituto Regina Margherita di Milazzo a causa della sentenza 102 del 2007 della Corte di Appello di Messina. Invece è solo di 430.000 euro la somma che la Provincia paga alla ITAG Spa per la sentenza 385 del 2005 del TAR di Catania. Da sottolineare che a difendere la Provincia in questo procedimento davanti al TAR è stato l’avvocato Gianpiero D’Alia. A seguire, al numero 205 dell’elenco, la somma di 409.288,11 euro che la Provincia di Messina liquida a “Maurizio Cattafi + 6” a causa della sentenza 1347 del 2006 del Tribunale di Messina. E fin qui siamo arrivati più o meno a 3 milioni 100.000 euro.

Ma l’elenco continua. Si va dai 320.000 euro liquidati a seguito della sentenza 258 del 2005 del Tribunale di Patti, ai 215.682,70 euro per il decreto ingiuntivo 605 del 2006 e a questa somma si devono aggiungere 1.267,91 euro che dovranno essere versati all’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Messina. Ancora 204.079,84 euro per la sentenza 476 del 2009 del Tribunale di Messina. Altri 145.000 euro per la sentenza di condanna 922 del 2008 del TAR di Catania. Poi 116.236,25 euro per il giudicato 314 del 2007 del Tribunale di Barcellona. Ed il bollettino continua: 67.049,64  euro, poi altri 62.000 euro ed ancora giù giù a scendere sino ad arrivare a 130,19 euro.

Ecco, questa è la situazione debitoria della Provincia per quanto riguarda il contenzioso. Una fotografia dello stato delle cose che è solo parziale. Mancano infatti ancora le recenti sentenze come quella del TAR di Catania del 22 novembre scorso, in cui la Provincia è risultata soccombente relativamente al Bando di gara per l’affidamento del “servizio relativo alla attività di vigilanza sulla caccia e sulla pesca nelle acque interne, tutela della fauna, salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio naturale, compresa la vigilanza antincendio del territorio provinciale”, per un importo complessivo di € 337.277,58 euro.

Ma da tutta questa vicenda si possono fare alcune considerazioni. Anche per i debiti di Palazzo dei Leoni si utilizza la stessa politica di nascondere la polvere sotto il tappeto. Il contenzioso della Provincia è veramente elevato e c’è più di qualche dubbio sulla capacità dell’apparato burocratico di utilizzare gli strumenti utili a deflazionare il contenzioso: l’istituto dell’annullamento degli atti in autotutela ed una maggiore trasparenza nei confronti dei cittadini.

Come prova di tutto questo c’è la sentenza numero 2116 del 2005 emessa dal TAR di Catania con cui la Provincia è stata soccombente ed ha dovuto accollarsi le spese di giudizio maturate in 1.904,28 euro. Questo è un caso emblematico che dimostra l’incapacità dell’amministrazione provinciale a ridurre il contenzioso. I fatti. Francesca Di Prima è titolare del negozio “l’Officina delle Erbe”. A novembre del 1999 presenta l’istanza alla Provincia per ottenere un contributo, come prevede l’articolo 47 della Legge Regionale 3 del 1986.

Il 18 novembre 2004 la Provincia chiede che la Di Prima integri la propria domanda con ulteriore documentazione, cosa che puntualmente avviene. A questo punto la stessa sollecita il provvedimento di competenza di Palazzo dei Leoni, inviando una prima diffida l’1 dicembre 2004. La risposta del funzionario incaricato è stata quella di comunicare che l’istruttoria dell’istanza si sarebbe conclusa entro 30 giorni dal ricevimento di tutta la documentazione richiesta. Ma, come da copione, passano i termini stabiliti dalla stessa Provincia e della pratica non se ne sa nulla.

Allora la Di Prima il successivo 25 febbraio e poi di nuovo il 5 marzo 2005, mette in mora la Provincia diffidandola a provvedere entro 30 giorni. Scaduto inutilmente questo ulteriore termine, alla Di Prima non resta altro che ricorrere alla Giustizia Amministrativa, con l’esito già detto.

Resta da capire come sia possibile che nessuno alla Provincia si sia accorto di quanto stava succedendo, neanche quando è stato notificato il ricorso al TAR, e perché a pagare adesso debba essere la collettività e non i funzionari che non hanno fatto bene il loro lavoro. E viene da chiedersi se anche questi ultimi siano destinatari di incentivi o di premi economici.

Concludendo, non ci resta che affermare che se Roma (Palazzo Zanca) piange, Atene (Palazzo dei Leoni) non ride.