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Protesti? E io ti condanno

Un presidio dei mesi scorsi a piazza Cairoli

Un sindacalista e 8 operai sono stati condannati per avere protestato. È l’ultimo atto di un dramma che a Messina va in scena da anni, quello della mancanza di lavoro e di regole certe. Letti singolarmente sono dati che non colpiscono più di tanto. Nove persone condannate perché protestano, cosa vuoi che sia. Ma a mettere in fila tutti i procedimenti del genere, salta subito agli occhi un dato preoccupante: negli ultimi due anni a Messina oltre 100 persone tra lavoratori, attivisti dei movimenti e studenti sotto finiti processo dopo avere protestato o manifestato. Roba che a momenti neanche il Codice Rocco. E la settimana scorsa è toccato ad un sindacalista della Cgil, Daniele David, e a 8 operai dei cantieri lavoro. 

L’accusa è di avere bloccato il tram il 2 settembre scorso, durante l’ennesima protesta per ottenere il pagamento del salario (meno di 5 euro l’ora) che non percepivano da mesi. La condanna prevede pene da uno a quattro mesi di reclusione e multe da 7.500 a 15 mila euro a testa, ma la pena è stata sospesa con la condizionale, con l’accusa di interruzione di pubblico servizio. 

“A parte il fatto che le accuse sono infondate -replica David, segretario provinciale della Fillea Cgil- parlare di interruzione di pubblico servizio quando tutti a Messina sanno come funzioni il trasporto pubblico è davvero ridicolo. La protesta è nata spontaneamente a piazza Cairoli, quando abbiamo avuto la conferma che il pagamento dei salari, anche di quelli arretrati, era bloccato. La verità è un’altra. Da anni viviamo una crisi economica e sociale senza precedenti, che negli ultimi anni si è particolarmente acuita. Ma il peggio deve ancora venire, almeno da noi. Ed è evidente l’intenzione di tentare di frenare sul nascere qualunque forma di protesta futura, intimidendo sindacati e lavoratori. Solo nell’ultimo anno sono andati perduti oltre 5 mila posti

di lavoro e la classe dirigente di questa città non riesce a dare alcuna risposta a bisogni sociali sempre più elementari: la casa, il lavoro, il salario. E le uniche risposte, di certo rapide e concrete, per i lavoratori sono di natura repressiva”. 

Daniele David, segretario provinciale Fillea Cgil

A scorrere l’elenco delle notizie di giudiziaria, ci sono da notare non solo quella delle 49 condanne contro altrettanti lavoratori dell’ATM, ma anche quelle contro altri 14 attivisti della rete No Ponte, che l’1 marzo scorso hanno partecipato ad una manifestazione di solidarietà con la lotta No Tav. 

L’indignazione generale suscitata in passato dalle condanne inflitte ai sindacalisti e agli ex dipendenti della Pirelli di Villafranca Tirrena, sono solo un ricordo. 

“Tutto questo -sottolinea in un comunicato l’Area Lavoro e Società della CGIL siciliana- in un territorio storicamente luogo di un mix tra moderno e antico. Moderno per i fenomeni che lo attraversano, antico per la lettura che se ne fa. Il rischio è che anche della brutalità di questa crisi si compia una lettura distorta, negandone gli effetti e criminalizzando chi invece ne denuncia la profondità e la pericolosità sociale. Ogni giorno di più aumentano i segnali che ci dicono come questo territorio viaggi in una direzione catastrofica: mense della Caritas stracolme, diffusione dei negozi Compro-oro, i sempre più numerosi negozi chiusi e isteria e violenza metropolitana. Per non parlare della precarietà e del lavoro nero dilagante. Eppure, di fronte ai conflitti sociali, la risposta è sempre la stessa. Ma la classe dirigente, politica ed economica, di questa città è consapevole del fatto che un tessuto sociale spappolato è la premessa per una seria messa in crisi di un sistema democratico? Per questo vogliamo esprimere ai lavoratori colpiti dalla repressione la nostra solidarietà. Perché da questa crisi si uscirà soltanto se i loro diritti, la loro dignità ed il loro futuro saranno affermati e tutelati come previsto dalla nostra Costituzione”. 

A dare solidarietà a Daniele David e agli 8 lavoratori anche Cub, Cobas e Rifondazione Comunista.