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Progetto Atlantis, la scienza incontra la storia

Due relitti perfettamente integri, consegnati all’oblio quasi 2000 anni fa, sono stati restituiti alla scienza ed alla memoria dal progetto “Atlantis”, la campagna biennale di ricerca nei fondali dello Stretto di Messina promossa da Oloturia Sub, Bimaris Edizioni ed Aurora Trust, in collaborazione con il Comune di Messina e la Soprintendenza dei Beni Culturali del Mare di Palermo. Un’indagine strumentale, condotta attraverso scansioni e verifiche ROV sistematiche condotte tra i 50 ed i 150 metri, che ha verificato la presenza di numerosi target di interesse storico ed archeologico.

L’archeologia subacquea, e più in generale lo studio dell’ambiente marino e dei suoi segreti, conquista sempre più l’interesse delle istituzioni e degli enti di ricerca. Il turismo archeologico subacqueo, poi, è tra i segmenti più sofisticati ed interessanti del turismo italiano: coniuga in un’unica soluzione divertimento, storia e tradizioni, con il vantaggio di essere altamente ecosostenibile. L’importanza strategica dello Stretto di Messina, del resto, è nota dalla notte dei tempi: le fonti storiche vi localizzano intensi flussi migratori e commerciali, cruciali per tutto il Mediterraneo. Da qui l’idea di realizzare una sofisticata campagna di ricerca per svelare i segreti di un fondale così leggendario, ricostruire frammenti della sua storia e, da ultimo, promuovere un turismo “alternativo”.

Gianmichele Iaria di Oloturia Sub, storico operatore del settore subacqueo a Messina, ha così proposto ad Aurora Trust – fondazionale internazionale no profit che da anni si occupa dello studio del patrimonio archeologico sommerso nell’area del Mediterraneo – questo progetto ambizioso, che aveva già un fortunato precedente: la campagna “Archeorete Eolie”, nel corso della quale la Soprintendenza dei Beni culturali del Mare di Palermo ed Aurora Trust hanno scoperto quattro relitti romani al largo dell’isola di Panarea. I presupposti, dunque, c’erano tutti per dare il via ad un’operazione dai risvolti scientifici davvero interessanti. Ed infatti, lo Stretto di Messina non ha deluso gli investigatori del mare.

Dal 13 fino al 19 giugno, le navi laboratorio Isis e Fortaleza di

Aurora Trust hanno scandagliato ed esaminato i fondali marini messinesi. Le ricerche si sono concentrate su un’area di 49 chilometri quadrati, dalla foce del torrente Annunziata fino alla fascia costiera prospiciente l’abitato di Villafranca.

 L’occhio attento dell’archeologo Timmy Gambin, sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza dei Beni culturali del Mare di Palermo rappresentata da Stefano Zangara, ha esaminato centimetro per centimetro le immagini restituite dal side scan sonar – uno strumento che sfrutta il funzionamento di un sonar ad alta frequenza per creare un’immagine fedele di vaste aree del fondo marino.

Dopo giorni di scansioni ed analisi visive dei tracciati, ecco apparire agli occhi dei ricercatori i primi, importantissimi risultati: due relitti di navi, perfettamente integri, risalenti al II/IV sec. d.C., giacciono sul fondo a circa 100 metri di profondità nei pressi di Capo Rasocolmo. Il primo relitto presenta un cumulo di anfore nord-africane ben conservate. Il secondo invece, trasportava macine intere, lingotti di piombo con timbro – elemento fondamentale per individuarne la provenienza – e 3 ancore in ferro.

Ma come hanno fatto a sfuggire alle implacabili reti da pesca? La risposta è semplice, quasi ovvia: una particolare conformazione geomorfologica ha fatto sì che le navi fossero protette dal passaggio delle reti, invisibili allo strascico. Una fortuna non da poco, visto che il fondale, nelle aree considerate, è sabbioso e poco inclinato, dunque particolarmente nudo.  

Il prossimo step sarà quello di tutelare questi siti e procedere con il recupero di campioni che possano stabilirne con certezza la datazione. Soddisfatti tutti i partner dell’iniziativa: Aurora Trust, Oloturia Sub (che ha fornito il team di altofondalisti che ha esplorato e filmato il relitto), la Soprintendenza dei Beni Culturali del Mare, Bimaris Edizioni ed il Comune di Messina, che ha subito sposato il progetto, intuendo le potenzialità di un settore – quello del turismo subacqueo – che può fornire un’originale chiave di sviluppo alla città di Messina. La Capitaneria di Porto, l’Autorità Marittima dello Stretto, la sezione Navale della Polizia Municipale ed il Marina del Nettuno Yacht Club di Messina hanno fornito supporto ed assistenza logistica al team di ricerca nel corso di tutte le operazioni.