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Processo Cassata, sfilano gli ultimi testimoni

Franco Cassata, unico Procuratore Generale ad essere sotto processo in Italia

Ci sono eroi ed eroi. Eroi barbaramente uccisi ed eroi che scelgono volontariamente la morte per urlare la propria innocenza. Tutti simboli, loro malgrado, per chi ama la verità e la giustizia. Sicuramente è solo una coincidenza, ma è una coincidenza significativa che il 19 luglio, giorno della strage di via D’Amelio in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta, ci sia stata a Reggio Calabria un’altra udienza del processo contro il Procuratore Generale di Messina Franco Cassata, accusato di avere diffamato il professor Adolfo Parmaliana dopo la morte di quest’ultimo.

Giovedì scorso hanno sfilato davanti al giudice Lucia Spinella gli ultimi testimoni della difesa. Ad aprire le danze un nipote di Cassata, l’avvocato Giovanni Celi. Che mentre l’illustre zio, unico Procuratore Generale in Italia ad essere sotto processo, assisteva quieto e composte tra il pubblico alle commemorazioni organizzate al Palazzo di Giustizia di Messina per la strage di via D’Amelio nelle quali nessuno ha pensato di inserirlo, ha ammesso di avere contattato nel settembre del 2009 il giornalista Alfio Caruso per tentare di bloccare l’uscita di “Io che da morto vi parlo”.

Libro scritto da Caruso grazie alla testimonianza ed alla documentazione fornita da Cettina Merlino, la vedova di Parmaliana, che mette nero su bianco gli intrecci e gli intrighi tessuti tra Messina e Barcellona tra la mafia e personaggi locali molto, molto chiacchierati. Tentativo andato a vuoto per la determinazione di Caruso, che ha respinto al mittente sia le blandizie e che le minacce velate. Celi ha dichiarato di avere una grande stima del professor Parmaliana, docente di chimica industriale e scienziato di fama internazionale, ma ha definito “un’infame bugia” la teoria che avrebbe visto Cassata vittima di una forte depressione a causa del libro di Caruso, nel quale è abbondantemente citato.

Adolfo Parmaliana

Dopo Celi il giudice Spinella ha ascoltato l’avvocato Felice Recupero, che ha dichiarato di non ricordare nulla delle cause che ha patrocinato contro Adolfo Parmaliana e ha quasi dimenticato persino che il proprio suocero è stato corrispondente da Terme Vigliatore per la Gazzetta del Sud. Particolare non trascurabile, visto che proprio la Gazzetta del Sud aveva pubblicato la notizia che Parmaliana era stato incriminato dalla Procura di Barcellona per avere apprezzato un provvedimento del Presidente della Repubblica Ciampi, che nel dicembre del 2005 sciolse il Comune di Terme Vigliatore per infiltrazioni mafiose.

Poi è stata la volta di Salvatore Isgrò, la cui testimonianza non sembra avere aggiunto granché all’economia del processo contro il Procuratore Generale Cassata, che continua a non presentarsi alle udienze. “Quasi come se volesse dimostrare che questo processo non è una cosa importante -commenta Cettina Parmaliana. Ma questo processo è importantissimo non solo per tutelare la memoria di mio marito, ma anche per fare chiarezza su troppi avvenimenti accaduti negli anni e sui quali c’è ancora molto da dire”.

Un fatto però è certo. Il telecomando che 20 anni fa ha fatto esplodere il tritolo a Capaci proveniva da Barcellona, perché portato dal mafioso locale Giuseppe Gullotti (condannato a 30 anni per l’omicidio Alfano) a Giovanni Brusca. Dato questo, che la dice lunga sul livello di intrecci che la mafia locale ha con quella siciliana. Così come dovrebbe far riflettere il fatto che troppi latitanti eccellenti, da Santapaola a Gerlando Alberti junior, abbiano scelto quella zona per vivere in incognito senza troppi problemi.

Il processo riprenderà il 20 settembre. Resta da vedere se Cassata, che non si è mai presentato in tribunale, sarà ancora Procuratore Generale.