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Processo Cassata, la verità di Cettina Parmaliana

Adolfo Parmaliana

Condensare trent’anni di vita insieme in un’ora. È quello che ha fatto Cettina Parmaliana giovedì scorso. Chiamata a testimoniare durante il processo contro il Procuratore Generale di Messina Franco Cassata, accusato di avere diffamato con un falso dossier Adolfo Parmaliana dopo la morte di quest’ultimo. Accuse che lei ha sempre dichiarato inaccettabili e per le quali inizia ad avere giustizia. La settimana scorsa il sindaco di Terme Vigliatore Bartolo Cipriano è stato condannato dalla Corte di Cassazione al pagamento di 20 mila euro per danni morali e delle spese processuali nei tre gradi di giudizio. Ma la strada è ancora in salita. Ci sono altri processi aperti e il più importante è quello di Reggio Calabria, dove l’imputato è Cassata. 

“Non permetterò mai che la memoria di mio marito -afferma la vedova del professor Parmaliana- che era uno scienziato di fama internazionale ed un uomo integerrimo sia infangata solo perché, unico e solo, ha avuto il coraggio di denunciare quello che tutti

sapevano ma preferivano ignorare. Non è stato facile deporre, non ho mai avuto a che fare con la giustizia. Certo, gli avvocati del dottor Cassata hanno cercato di farmi cadere in contraddizione, del resto è il loro lavoro, ma sono ugualmente riuscita a ricordare e raccontare tutto senza problemi”. 

Udienza fondamentale quella di giovedì scorso, la prossima è stata fissata per il 3 maggio, perché finalmente è emerso in maniera definitiva anche un altro aspetto: il falso dossier fabbricato dal Procuratore Generale Franco Cassata insieme ad altre persone (per il momento ignote perché si è risaliti al magistrato solo quando il fascicolo è stato trovato nel suo ufficio) serviva a bloccare la pubblicazione del libro di Alfio Caruso “Io che da morto vi parlo” scritto dopo il suicidio del docente, che si uccise per la campagna diffamatoria montata contro di lui tra Messina e Barcellona. Non a caso, quando il prorettore dell’università di Torino Coluccia decise di organizzare la presentazione nazionale del libro nel proprio ateneo fu parecchio osteggiato. Fatto questo, sul quale Coluccia è stato chiamato a deporre dal giudice Lucia Spinella durante l’udienza del 3 maggio.