Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Processo Cassata al rush finale, il 29 novembre la sentenza

Franco Cassata, Procuratore Generale di Messina

Ultime battute per il processo Cassata. Durante l’udienza di giovedì scorso è stata chiusa l’istruttoria ed è stato fissato il calendario delle ultime 4: l’8, il 15 ed il 22 novembre il giudice ascolterà il pubblico ministero, l’accusa e la difesa ed il 29 arriverà la sentenza che deciderà se il Procuratore Generale di Messina Franco Cassata è colpevole o no di diffamazione nei confronti di Adolfo Parmaliana.

La famiglia del docente, che si uccise il 2 ottobre di 4 anni fa dopo che la macchina del fango si era messa in moto per distruggere la sua reputazione e fargli scontare le sue continue e dettagliate denunce che avevano portato allo scioglimento del Consiglio Comunale di Terme Vigliatore per infiltrazioni mafiose, ha denunciato il magistrato, che è originario di Barcellona, accusandolo di avere creato insieme ad altri per ora ignoti un falso dossier.

Dopo un paio di false partenze il processo è andato a pieno regime da marzo di quest’anno e con udienze ogni 15 giorni tra meno di due mesi il giudice Lucia Scopelliti emetterà la propria sentenza.

Secondo l’accusa, il processo si svolge a Reggio Calabria, Cassata avrebbe tentato di tutto per bloccare la pubblicazione del libro di Alfio Caruso “Io che da morto vi parlo” dove la vicenda che ha portato Parmaliana a decidere di uccidersi gettandosi da un viadotto della Messina-Palermo è stata ricostruita con pazienza certosina basandosi sulla documentazione fornita dalla famiglia del docente. Oltre ai tentativi di far avvicinare Caruso da diverse persone per convincerlo a bloccare la pubblicazione del libro, presentato per la prima volta presso l’Università di Torino, Cassata avrebbe appunto fabbricato un falso dossier pieno di notizie diffamanti, recuperato durante una perquisizione nel suo ufficio in Procura.

E secondo i rumors di Palazzo Piacentini, sarebbe proprio il processo in atto contro il Procuratore Generale a tenere in sospeso l’organizzazione dell’Anno Giudiziario. Di solito all’inizio di ottobre la data è già stata fissata e si inizia a lavorare sull’evento, ma quest’anno è tutto bloccato. In molti nei corridoi del Tribunale sostengono che si aspetta l’esito della sentenza per evitare incidenti diplomatici nel caso in cui ci fosse una sentenza di condanna. Ma non è solo l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario ad esser bloccata.

In ballo c’è anche la nomina del nuovo presidente del Tribunale, visto che quello attuale, GiovanBattista Macrì, dovrebbe lasciare Messina per andare a presiedere la Corte di Appello di Reggio Calabria. Al suo posto, il toto-nomi fino a pochi giorni fa dava quello di Giuseppe Savoca, presidente della Corte d’Appello II Sezione Civile, ma adesso in lizza per la poltrona lasciata da Macrì ci sarebbe anche Marina Moleti, presidente della I Sezione Civile.

Ma tornando a Cassata, visto che alla fine di agosto sono scaduti i 4 anni del suo mandato come Procuratore Generale, si attende anche la decisone del Consiglio Superiore della Magistratura rispetto alla sua conferma o ad un suo trasferimento. Alcune settimane fa l’Adnkronos ha battuto un’agenzia nella quale si dava la notizia che il CSM sta valutando la possibilità di un possibile trasferimento di Cassata per evitare conflitti con l’attività del figlio Nello, avvocato a Barcellona.

Quello però forse il CSM ha dimenticato, è che il Procuratore Generale di Messina non è l’unico della famiglia ad essere sotto processo. Proprio il figlio Nello, infatti, è indagato insieme ad oltre ottanta persone dalla Procura della Repubblica di Barcellona per associazione a delinquere finalizzata alla truffa assicurativa. Il fatto curioso è che fino ad oggi al CSM, così attento per esempio con il PM Ingoia, è sfuggito che la Procura barcellonese è un organo requirente sottoposto al controllo del Procuratore Generale di Messina. Vale a dire: il padre controlla i magistrati che giudicheranno il figlio. Un aspetto questo, sul quale il CSM non ha ancora ritenuto opportuno di doversi pronunciare, preferendo parlare di conflitto tra l’attività del padre con quella del figlio e mettendo da parte il ruolo di entrambi.

Adolfo Parmaliana

Altro aspetto fino ad oggi sfuggito al CSM è che Cassata, barcellonese doc e presidente del circolo Corda Fratres nel periodo in cui era frequentato anche da un mafioso come Giuseppe Gullotti (mandante del delitto del giornalista Beppe Alfano) o dal cognato di quest’ultimo Salvatore Rugolo e che, a meno di novità dell’ultimo momento, ancora adesso vede tra i soci l’avvocato Saro Cattafi, che dopo il clamoroso arresto a luglio scorso con l’accusa di essere ai vertici della cupola barcellonese, dall’1 ottobre è stato sottoposto al 41 bis, il carcere duro previsto per i mafiosi.

Intanto è già venuto fuori di un coinvolgimento di Cattafi nelle trattaive tra Stato e mafia ed i pm palermitani che seguono l’inchiesta Francesco Del Bene, Nino Di Matteo e Lia Sava e l’aggiunto Antonio Ingoia lo stanno interrogando sulla vicenda.

Cattafi ha ammesso di avere avuto rapporti con uno dei personaggi centrali della trattativa, l’ex vice capo del Dap Francesco Di Maggio, che nel 1993 fu uno degli artefici della revoca del carcere duro ad oltre 300 mafiosi per avere in cambio lo stop alle stragi organizzate in quegli anni da Cosa Nostra. Sembra anche che Cattafi sia in possesso delle registrazioni di due conversazioni con lo stesso Di Maggio. Adesso, si deve solo aspettare che continui a raccontare.