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Primi temporali, vecchie paure a Fiumara Guardia

Contrada Marotta dopo la pioggia

Siamo tornati a Fiumara Guardia, a pochi passi da Ganzirri e Torre Faro, qualche giorno dopo i primi temporali d’ottobre.

Il letto del torrente è ancora asciutto, ma le condizioni di pericolo segnalate dai residenti di Contrada Marotta, preoccupati di vivere accanto a quella che non esitano a definire una bomba ecologica, non sono venute meno.

Nel frattempo la Giunta Accorinti ha trovato delle risorse economiche per provvedere alla pulizia e alla manutenzione idraulica dei torrenti.

Difficilmente però saranno sufficienti a dare il cessato allarme definitivo, vista la gravità di problemi lasciati incancrenire nel corso dei decenni.

Lungo le fiumare Curcuraci e Guardia è possibile ammirare opere idrauliche mai completate e comunque inadeguate a garantire  una reale prevenzione delle conseguenze delle forti piogge che ogni anno interessano il nostro territorio.

Il loro iter, travagliato come quello di qualunque opera pubblica realizzata a Messina, testimonia come tentare di venire a capo di anni di incuria e di s-governo del territorio sia una sfida difficilissima per chiunque.

I progetti  relativi a “sistemazioni idrauliche  e tombinature” curati dal Comune di Messina dopo gli episodi alluvionali che hanno interessato diverse zone della città alla fine degli anni ’90 erano stati oggetto di puntuali rilievi critici da parte del Genio Civile già nella primavera del 2004.

In diversi tavoli tecnici era emersa la necessità di eseguire accurati studi di fattibilità per tutte le opere previste, in modo da garantire che il deflusso delle acque piovane potesse avvenire nella massima sicurezza per abitanti e manufatti della vallata.

Un punto fermo sembra giungere solo nel 2007, quando gli interventi urgenti di riassetto territoriale furono concentrati sulla realizzazione di un cunettone a sezione variabile con  tre vasche di calma a monte, a metà e alla fine del tratto irreggimentato. I lavori avrebbero dovuto tenere conto di un contesto  fortemente antropizzato, con presenza di  numerose strutture pubbliche e private.

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Un altro scorcio di Contrada Marotta

Una stazione di sollevamento dell’Amam, diverse cave tuttora in attività, alcune costruzioni abusive. Il tutto servito da una viabilità totalmente interna all’alveo della fiumara, anzi largamente coincidente con la sua  linea d’argine.

Nel progetto era prevista una particolare attenzione ad evitare che la rete fognante e le infrastrutture dell’acquedotto interferissero con il deflusso delle acque  e la realizzazione di opere di canalizzazione delle acque piovane.

Nel periodo dei lavori, inoltre, il Comune di Messina avrebbe dovuto provvedere -in caso di forti piogge-  a vietare il transito di veicoli e di persone nonché il parcheggio nei tratti interessati dai cantieri.

Ci sono voluti gli eventi drammatici dell’autunno di quattro anni fa perché si imponesse un parziale ripensamento rispetto alle scelte degli anni precedenti.

E’ stato l’Ingegnere Capo del Genio Civile di Messina Gaetano Sciacca, nei primi mesi del 2011, a sollecitare l’impresa vincitrice dell’appalto, i tecnici responsabili della progettazione dei lavori e gli amministratori di allora (la Giunta Buzzanca) ad incontrarsi per valutare l’adozione di nuove soluzioni mirate alla mitigazione del rischio idrogeologico che incombeva, e incombe tutt’ora, su contrada Marotta e sull’intera area.

Si decise in quell’occasione di limitare la realizzazione della tombinatura al solo tratto di torrente dove la presenza di fabbricati rendeva impossibile adottare soluzioni maggiormente ecocompatibili, mentre fu ribadita la raccomandazione di provvedere alla pulizia dell’alveo del torrente da detriti, arbusti  e ogni altra vegetazione e di demolire qualsiasi costruzione abusiva che potesse ostacolare il libero deflusso delle acque.

Per la parte più a valle del corso dei due torrenti  fu prevista una sistemazione idraulica “a cielo aperto”  e ampia il più possibile. Si convenne inoltre di rimandare la scelta delle opere più idonee a prevenire gli effetti di un’eventuale alluvione solo alla fase successiva all’esecuzione dei lavori di manutenzione più urgenti.

A distanza di due anni, vegetazione, inerti e costruzioni abusive sono ancora lì. Le colate di fango, per fortuna, non sono  arrivate, ma dopo la pulizia e i lavori di manutenzione primaria, che a questo punto dovrebbero essere prossimi, sarà il caso di riprendere le cose laddove sono state lasciate.