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Primi effetti della Legge Gelmini, la rivolta di “Unime in protesta”

Nella foto di Siro Brizzi, la protesta contro la riforma Gelmini a Messina organizzata a dicembre
I primi effetti della legge Gelmini si fanno sentire anche a Messina. Oltre alle lezioni che si accavalleranno nel secondo semestre a causa dei tagli, gli studenti del gruppo “Unime in protesta” puntano il dito contro un altro aspetto: i criteri di selezione dei membri della commissione che revisionerà lo statuto dell’università messinese. In calce riportiamo anche la lettera che hanno inviato al Rettore, che fino a venerdì sera non li aveva ancora contattati. Da qui la decisione di organizzare martedì prossimo un sit-in di protesta davanti al rettorato.

“Come volevasi dimostrare -scrivono gli studenti in un documento- la riforma Gelmini non era contro i Baroni: tutt’altro. Lo dimostra il comportamento dei vertici del nostro Ateneo i quali, conformemente al dettato dell’Art 2 Comma 5 della legge 240/2010, detta altrimenti Legge Gelmini, che prevede che il rettore istituisca, con proprio decreto, la commissione che revisionerà lo statuto dell’Università di Messina, hanno deciso di non interpellare la base, gli studenti, i ricercatori, i dottori di ricerca, il personale.

Il Rettore, coiadiuvato dal suo “baronato”, ha già deciso chi dovrà rappresentare l’intero popolo universitario, senza minimamente pensare di chiedere conto a chi poi le decisioni prese dovrà subirle. Per questo il collettivo studentesco ha inviato una lettera di reclamo nella quale si chiede democrazia nella selezione dei componenti, trasparenza degli atti della commissione e l’istituzione di una Consulta d’Ateneo che coadiuvi, attraverso un apporto critico e consapevole, i lavori di commissione statuto. L’università è bene comune e non esamificio, è luogo di formazione democratica, politica, scientifica : è il luogo nel quale lo studente deve poter prendere coscienza di sé e riscoprirsi parte di un tessuto sociale vario e conflittuale, è il soggetto su cui ricadono le conseguenze delle scelte sbagliate, degli errori e di tutte le porcherie che oggi chi governa compie in nome del proprio interesse personale.

Per questo ci siamo uniti al movimento nazionale e per questo, soprattutto, continueremo a lottare. E continueremo a farlo fuori dai canali ufficiali: mentre tutte le organizzazioni studentesche dell’Ateneo, come i migliori partiti, organizzano la propria campagna elettorale in vista delle elezioni dell’1, 2 e 3 marzo, noi abbiamo deciso di star fuori dal gioco e occuparci dei problemi veri che l’università dovrà affrontare a causa del disastro Gelmini.

Paradossalmente la nostra battaglia è anche per loro: se vinta, darebbe anche a chi al momento resta inerme di fronte a questo scempio della democrazia, la possibilità di scegliere quale studenti dovranno rappresentarci nella Commissione Statuto”.

TESTO DELLA LETTERA INVIATA AL RETTORE

Oggetto: Richiesta di selezione democratica della componente studente per la Commissione Statuto e costituzione di Consulta d’Ateneo permanente.

Il collettivo Unime in Protesta, nato sull’onda della contestazione alla legge Gelmini,

VISTO

che la stessa legge 240/2010 art.2 comma 5 approvata dal Parlamento prevede l’istituzione di una commissione di 15 elementi per riscrivere lo statuto dell’Ateneo; che prevede altresì che questa sia istituita con decreto rettorale; che a partecipare al lavoro di riscrittura dello statuto saranno selezionati due (2) studenti;

CONSIDERATO

– che il Ministro Gelmini ha più volte ripetuto che questa legge ha l’obiettivo di eliminare il c.d. “Baronato” dalle Università Italiane;

– che, di fatto, contrariamente a quanto il Ministro sostiene, la legge di riordino limita fortemente gli spazi di partecipazione democratica alla vita dell’Ateneo per tutto il personale

e per gli studenti con una parziale salvaguardia dei soli Professori Ordinari;

– che una selezione non democratica degli elementi della commissione comporterebbe un atto arbitrario di chi gestisce il potere dentro l’Ateneo, contrario ai principi ispiratori del nostro ordinamento giuridico e costituzionale, che confermerebbe in piena regola la svolta verticistica e autoritaria delle università italiane denunciata dal movimento della protesta studentesca, inaugurata con la riforma Gelmini;

– che in un documento approvato dal Senato Accademico del nostro Ateneo riguardo la riscrittura dello statuto si legge che il SA “ritiene assolutamente inderogabile il principio della partecipazione democratica”;

– che già altre componenti importanti dell’Ateneo come i 400 docenti dell’Ateneo firmatari di una petizione (il 40 % dei ricercatori dell’ateneo e circa il 20% di PO e PA) e l’associazione universitaria “Lab Unime”, hanno pubblicamente espresso la necessità di un processo di selezione democratica delle varie componenti della commissione e/o della costituzione di una consulta permanente d’Ateneo, attiva per la revisione dello statuto, costituita con modalità elettive e ampiamente rappresentativa delle strutture e delle diverse componenti presenti nell’Ateneo;

-che i giorni 1 ,2 e 3 Marzo si terranno le elezioni per eleggere i rappresentanti degli studenti;

– che, comunque, la commissione di revisione dello statuto dovrà selezionare in qualche modo i 2 studenti e che, questi, come prevede la legge di riforma dell’università, non necessariamente dovranno essere scelti tra membri del Senato Accademico o tra titolari di altre cariche rappresentative;

CHIEDE

– che, contestualmente alle elezioni dell’1, 2 e 3 marzo si eleggano, con le modalità previste già per il Senato Accademico, anche i due studenti che andranno a completare la commissione di revisione statuto, garantendo cosi una selezione democratica della componente studente;

– che, congiuntamente a quanto chiesto da altre componenti universitarie, venga istituita una Consulta d’Ateneo permanente che possa esprimere pareri e che possa fungere da veicolo per le proposte di revisione delle statuto che giungano dalla base, per colmare quel netto distacco che si creerebbe tra la camera in cui si deciderà il nuovo assetto dell’università e gli studenti, i docenti, i ricercatori, i dottori di ricerca e il personale che ne resteranno fuori;

– che le sedute della commissione statuto siano aperte al pubblico e che gli atti deliberati, come già deciso dal Senato Accademico, siano inseriti sul sito dell’Ateneo per garantire la trasparenza dei lavori.
Con osservanza
Gli Studenti di Unime in Protesta.