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Presentata l’offerta per il collegamento veloce sullo Stretto

Il bando c’è, eccome se c’è. Al punto che in queste ore i vertici di uno dei due azionisti del Consorzio Metromare sono a Roma per presentare l’offerta per la proroga del collegamento veloce sullo Stretto fino al 31 dicembre.
Incalzati nei giorni scorsi dal sindacato Orsa, avevano dichiarato di non sapere nulla del bando emanato dal ministero dei Trasporti per collegare Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni. Contattati oggi, sostengono di non avere saputo nulla e di avere organizzato l’offerta per il servizio in quattro e quattr’otto.
“Se così fosse  -dichiarano il segretario generale di Orsa Sicilia Mariano Massaro ed il segretario generale di Orsa Trasporti Messina Michele Barresi- non possiamo che stigmatizzare il silenzio istituzionale e l’approssimazione con la quale è stata gestita fin qui la vicenda dalle amministrazioni regionali interessate che non hanno ritenuto necessario, sebbene sollecitate, coinvolgere ed informare adeguatamente il sindacato”.
E non è tutto, perché l’Orsa punta il dito anche contro il Consorzio Metromare (costituito da un azionista di maggioranza provato, la Ustica Linese, e da un socio di minoranza, la Bluferries, controllata di RFI), accusato di poca chiarezza.
“In questi giorni più volte si sono lamentati con il sindacato per la mancanza del bando di proroga del servizio paventandone la sospensione alla scadenza del 28 giugno -spiegano i due dirigenti sindacali- mentre oggi scopriamo che Bluferries pare abbia partecipato alla gara e avanzato una propria proposta economica al ministero”.
Decisamente singolare che Bluferries abbia presentato l’offerta senza l’azionista di maggioranza. Che è un armatore privato, non dimentichiamolo. Nulla di strano quindi, se una volta assegnata al Consorzio la proroga fino al 31 dicembre 2013 con un bando di appena 3 milioni di euro (somma assolutamente insufficiente perché servirebbero invece dai 4 e mezzo ai 6 milioni di euro) Ustica Lines facesse un passo indietro a favore di un altro soggetto privato. E i soliti bene informati sono pronti a giurare a a subentrare potrebbero essere armatori locali, come per esempio la Caronte&Tourist o la NGI. Tradotto: o Matacena e il Gruppo Franza oppure solo quest’ultimo. Vedremo.
Intanto, resta comunque il problema della tutela dei posti di lavoro dei dipendenti del Consorzio Metromare. “In questo contesto di apparente confusione, forse artatamente creata, di certo ci sono le lettere di preavviso di licenziamento  recapitate ai lavoratori l’1 giugno scorso -aggiungono Massaro e Barresi. Ed è gravissimo che il sindacato, con oltre 70 posti di lavoro a rischio, sia stato lasciato all’oscuro dagli sviluppi della vicenda e non sia stato messo nelle condizioni di tutelare adeguatamente l’occupazione.
Appare ben chiaro inoltre, che dalle esigue risorse  stanziate dal ministero dei Trasporti, assisteremo ad una notevole riduzione del servizio come avevamo già paventato  in questi mesi e questo non è ammissibile.  Attenderemo l’esito della valutazione delle offerte, ma  troppi sono gli interessi economici che orbitano nel business del  traghettamento tra le due sponde e le modalità con cui si è sviluppata questa vicenda ci impongono di vigilare ancor più, pretendendo massima trasparenza affinché le consuete logiche del profitto e gli accordi di cartello tra i soliti noti imprenditori dello Stretto non prevalgano sui diritti di migliaia di utenti e dei lavoratori.
Il cui futuro -concludono Massaro e Barresi- continua ad essere a rischio visto che non ci risulta sia stata prevista garanzia alcuna sulla tutela dei livelli occupazionali esistenti e che i licenziamenti diventeranno esecutivi tra meno di dieci giorni”.