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Ponte&libertà. Il no degli ambientalisti-terrapiattisti e i danni prodotti all’ecosistema

MESSINA. Dall’Annunziata a Santa Trada, in Calabria, in 7 minuti procedendo a una media di 90 km/h in autostrada. Se ci fosse il ponte sullo Stretto, ovviamente. Invece il ponte non c’è e allora il dato che si può registrare è che  in un giorno e in un orario senza traffico anche il tratto tra l’uscita Messina Boccetta e l’imbocco del serpentone degli imbarcaderi privati della rada San Francesco si percorre nello stesso arco di tempo. In alternativa, sempre in 7 minuti, potete andare da Santa Teresa Riva a Taormina, compresa l’uscita dallo svincolo. 

È grave che ancora oggi ci siano persone che impunemente, contro ogni logica e ogni evidenza scientifica, sostengono (e talune sono persino pagate dalla casse pubbliche, quindi da tutti noi, per insegnare) che a 5 milioni di siciliani, alle loro merci, ai loro prodotti e ai loro turisti il ponte sullo Stretto non serve.

Ma il dato ancora più grave è che Legambiente e altre associazioni e partiti ambientalisti non riconoscono l’enorme danno ecologico in termini di riduzioni di emissioni di CO2 climalteranti  e inquinanti. Se invece ci fosse il ponte, si eliminerebbero le emissioni delle navi traghetto e dei TIR  che attraversano la città giorno e notte, senza dimenticare che in oltre 20 anni questi ultimi hanno causato la morte di 12 messinesi.

Risulta incomprensibile come di fronte all’evidenza del danno alla costa prodotto dai porti della rada San Francesco e di Tremestieri, che si insabbia a ogni soffio di scirocco, si continui impunemente a spendere denaro pubblico in un porto lontano dalla costa italiana che triplica il tempo di percorrenza e quindi l’inquinamento e il costo per i lavoratori siciliani e aggrava il costo delle merci importate ed esportate dalla Sicilia. Del resto, basta ordinare qualcosa su Amazon per rendersene conto.

Ancora più grave, da parte di alcuni partiti e organi di stampa, il tentativo di condizionare l’opinione pubblica equiparando i dati riportati dalla comunità scientifica, trasportistica e ambientalista (un nome per tutti: Folco Quilici) alla teoria degna dei più ferventi terrapiattisti di chi sostiene che un traghetto è meglio di un ponte o addirittura, nonostante le condanne passate in giudicato verso chi sosteneva questa tesi, che il ponte non serve e non è fattibile.  Ricordiamo e possiamo documentare che nessun ingegnere può sostenere questo a fronte di un progetto definitivo come quello del ponte sullo Stretto approvato dagli organi competenti.

Lo stesso geologo Mario Tozzi, spesso citato quale negatore della fattibilità del ponte, ha ammesso pubblicamente durante un incontro a Messina a maggio scorso di non avere mai detto che il ponte non sia fattibile dal punto di vista tecnico. Negare l’utilità del ponte sullo Stretto è un vero insulto all’intelligenza e all’evoluzione dell’uomo, dalla ruota in poi. E nel giorno del 50esimo anniversario dell’allunaggio, deve essere chiaro che non si mente ai giovani per difendere una posizione politica. Ponte e libertà.

Giacomo Guglielmo

Siciliano a tutto tondo, cittadino del mondo, ingegnere laureato al Politecnico di Milano, docente, esperto di trasporti e fondi SIE, attualmente in forze al MIUR per il monitoraggio dei fondi UE per la ricerca, pescatore con rizza trimagghi e adesso anche aspirante giornalista. Sostenitore del ponte sullo Stretto, non a caso è stato studente di Giorgio Diana, il suo motto ora e per sempre (o almeno fino a quando non lo costruiranno) è: ponte e libertà.