Ponte sullo Stretto, l’anno della verità

MESSINA. La pagina fb “Ponte sullo Stretto” è una pagina indipendente di divulgazione sull’opera.
In maniera autonoma e senza alcuna sovvenzione, pubblica post a ritmo sostenuto per spiegare dal punto di vista tecnico pregi e vantaggi dell’opera. L’ultimo post mette i puntini sulle “i” rispetto ai recenti incidenti di percorso dell’iter che porterà all’apertura dei cantieri.
“Vogliamo essere molto chiari: noi, a differenza di molte persone, sia a favore sia contrarie al ponte, non siamo pagati da nessuno. Questo sarà l’anno della verità. I tecnici stanno lavorando per superare i rilievi della Corte dei Conti e nelle prossime settimane avremo notizie dettagliate su un processo che, dietro le quinte, va avanti quotidianamente.
Ma questo è l’ultimo anno utile per capire se i lavori potranno finalmente partire o se, anche questa volta, non se ne farà nulla. In quel caso, i 13 miliardi di euro stanziati verrebbero inevitabilmente dirottati verso altre grandi opere, verosimilmente nel Nord Italia, come già accaduto nel 2006 e nel 2011, quando il progetto del ponte sullo Stretto fu bloccato e i fondi furono spostati da Firenze in su.
Se anche questa volta non se ne farà nulla, i colpevoli saranno ben individuabili. A partire dalla società Stretto di Messina e dal consorzio Eurolink guidato da WeBuild. Dal Governo in generale e dal ministero delle Infrastrutture in particolare. TUTTI. In quel caso, queste persone avranno dimostrato di non essere state in grado di agire nel modo più rigoroso possibile e di prevedere i problemi burocratici e amministrativi che si sono verificati proprio all’ultimo passo.
Si sapeva che questo è un progetto strumentalizzato, criticato e attaccato ingiustamente con ogni tipo di falsità. Proprio per questo era necessario un livello di attenzione e di cura maniacale, mai richiesto a nessun altro progetto nella storia di questa penisola. Nulla doveva essere lasciato al caso. Non doveva esserci alcuna approssimazione, nemmeno minima, di quelle che in qualunque altra opera sono fisiologiche e che non ne impediscono la realizzazione, perché non si chiamano “ponte sullo Stretto di Messina”.
Se anche questa volta non se ne farà nulla, in questo 2026 che è l’anno della verità, saremo i primi, come abbiamo sempre detto, a fare nomi e cognomi, a indicare chi ha agito con superficialità e chi ha compromesso la riuscita del progetto. Tutti, nessuno escluso.
E allora veniteci a dire, come fate sempre, che siamo pagati da qualcuno o che siamo di parte. Noi possiamo permetterci di dire queste cose. Voi no. Voi che avete interesse a mantenere la Sicilia isolata nella sua condizione di insularità senza ponte, una condizione che genera danni economici per 7 miliardi di euro ogni anno. Voi che volete conservare lo status quo, terreno fertile per la mafia. Voi che vi opponete alle grandi opere, che nella storia sono sempre state motori di sviluppo e attrattori di interventi.
Voi non potrete mai rivoltavi contro la vostra ideologia. Noi invece sì. Liberamente. E non avremo pietà.
Edit:
Chiariamo una cosa perché alcuni nei commenti stanno delirando. La parte ingegneristica del progetto è solida e di altissimo livello: è firmata da alcuni tra i più autorevoli esperti internazionali ed è diventata una base di riferimento per la progettazione dei ponti sospesi di nuova generazione nel mondo.
Ciò che appare invece gestito con evidente approssimazione è la componente amministrativa e burocratica. Con ogni probabilità è stata trattata come una qualunque grande opera, con le consuete imprecisioni che, in altri contesti, non comprometterebbero la realizzazione di nulla. Ma qui non si parla di una Nuova Ferrovia Milano-Firenze: si parla del ponte sullo Stretto di Messina, un nome controverso. Un’opera di questo tipo richiede un livello di rigore, attenzione e perfezione maniacale senza precedenti nella storia delle infrastrutture italiane. In caso contrario, era inevitabile che ci si aggrappasse a ogni minimo cavillo.
