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Ponte e salute, la grande incognita

Un’immagine virtuale del ponte

Del ponte sullo Stretto si parla solo in termini di danni ambientali, di occupazione, di reali ricadute economiche e di inevitabili disagi per i due capoluoghi ed i piccoli centri inseriti nel progetto. C’è un aspetto sul quale però fino ad oggi in tutti i dibattiti sulla realizzazione della megaopera si è preferito glissare: le malattie inevitabilmente connesse alla sua costruzione.

Come emerge dalla corposa documentazione raccolta da Italia Nostra, WWF e Legambiente rispetto alla progettazione preliminare del ponte, nel SIA (lo Studio di Impatto Ambientale) ci sono diverse carenze che non sono state colmate neanche nella progettazione definitiva. A partire da tutte le informazioni relative allo stato fisico di chi vive, lavora e abita nell’area dello Stretto, all’identificazioni delle patologie connesse ed ai cosiddetti “indicatori di salute” in relazione non solo alla condizione attuale, ma anche in previsione della massiccia movimentazione di merci e mezzi di trasporto.

Ma il SIA non solo non concede spazio alle opinioni delle popolazioni locali e della  comunità scientifica sugli inevitabili problemi della salute, ma non prevede neanche una valutazione dell’esposizione degli abitanti del posto agli inquinanti atmosferici urbani.

Per Italia Nostra, WWF e Legambiente diventa quindi indispensabile quello che gli addetti ai lavori chiamano “profilo di salute” per avere a disposizione uno strumento efficace di informazione, confronto, professionalità e miglioramento della qualità della vita. Il “profilo di salute” dovrà contenere una descrizione di base della popolazione messinese e della sponda calabrese, le principali statistiche demografiche (nascite, morti per classi di età e causa e tassi che consentano un confronto con altre situazioni) e gli indici di morbosità (dati sulle malattie della popolazione ottenuti da studi epidemiologici specifici o da fonti indirette come le notifiche di malattie o l’uso dei servizi sanitari). Indispensabile anche prendere in considerazione indicazioni riguardanti lo stato di salute, gli stili e le condizioni di vita, le condizioni socioeconomiche, l’ambiente fisico, le disuguaglianze, le infrastrutture fisiche e sociali, oltre ovviamente ai servizi ed alle politiche di salute pubblica.

Altrettanto fondamentali le analisi dettagliate rispetto ai rapporti standardizzati di mortalità che permettano di fare dei confronti fra popolazioni con diverse caratteristiche demografiche, le proiezioni di dati nel tempo così da tener conto dei possibili cambiamenti nella struttura della popolazione, gli anni di vita potenzialmente perduti per misurare la differenza tra l’età di morte per una causa specifica e gli anni di vita attesi, le morti evitabili, confronti con città con le medesime caratteristiche.

E per tutelare adeguatamente la salute di chi vivrà a contatto con i cantieri del ponte, tra gli

indicatori dell’ambiente fisico non si può fare a meno di avere dati sulla qualità dell’aria (livelli medi e massimi di inquinanti, malattie, ricoveri ospedalieri per disturbi respiratori da inquinamento), la qualità dell’acqua (livelli degli inquinanti chimici e biologici e l’insorgenza di malattie da acque inquinate), la rete idrica e fognaria con la percentuale di abitazioni a queste allacciate, l’inquinamento acustico, i livelli di radioattività, le aree verdi pubbliche per ettaro), le infestazioni di varia natura (insetti, roditori e quant’altro), la qualità degli alimenti (con dati raccolti dai servizi di igiene sui centri di approvvigionamento e distribuzione e sull’insorgenza di disturbi da avvelenamento alimentare o da altre cause legate al cibo).

Ipotizzare la realizzazione del ponte sullo Stretto, significa dover necessariamente prevedere uno scenario dove per anni cantieri enormi la faranno da padrone. Con una movimentazione di mezzi e merci talmente alta che si fa fatica ad immaginarla, soprattutto in aree piccole ma discretamente urbanizzate anche se non in maniera omogenea, visto che la base del ponte ricadrà su zone prevalentemente residenziali che durante la stagione estiva registrano picchi notevoli di presenze.

Come si può porre rimedio ad un scenario tutt’altro che roseo? Secondo gli addetti ai lavori si dovrebbe agire secondo il cosiddetto “Principio di precauzione”, che corrisponde ad uno dei pilastri della medicina, primum non nocere, tenendo conto che quando un’attività come quella della costruzione della megastruttura suscita seri dubbi rispetto all’ipotesi di danneggiare la salute e l’ambiente, è necessario prendere opportune misure precauzionali. E questo anche in assenza di relazioni evidenti tra causa ed effetto. Spetta quindi a chi gestirà i lavori e li eseguirà (la Società Stretto di Messina e l’Eurolink) evitare il maggior numero di danni e proteggere i cittadini dai possibili fattori di rischio.

Che non sono pochi. A partire dalle cosiddette “Cause acute” (incidenti per la movimentazione di merci e mezzi pesanti, per intossicazioni acute o per eventi catastrofici), fino alle “Cause croniche” (intossicazioni croniche da inquinanti ambientali, aumento di insorgenza di malattie e di manifestazioni in malattie esistenti quali quelle respiratorie o psichiatriche.

Pietro Ciucci

Il dato più evidente è che rispetto alla necessità di una banca dati di altissimo livello, in riva allo Stretto siamo ancora all’anno zero. Se è vero come proclama da tempo Pietro Ciucci, AD della Stretto di Messina, che sulla sponda peloritana i primi cantieri apriranno entro la fine del 2011 o all’inizio del 2012 (la data si sposta impercettibilmente sempre in avanti ad ogni dichiarazione) allora bisogna davvero correre ai ripari ed organizzarsi per evitare pericolose ricadute sulla salute e sul benessere dei messinesi, che avranno già il loro da fare a cercare di sopravvivere alla costruzione di un’opera del genere.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.