Politica e parità di genere: due pesi, due misure, stesso De Luca

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Matilde Siracusano e Carlotta Previti ironizzano sull’invito di De Luca “a fare l’uncinetto”

Miracoli messinesi: quello che valeva per Matilde Siracusano non vale più per Laura Castelli. Per anni Cateno De Luca ci ha generosamente spiegato con dovizia di dettagli e particolari che il problema di Matilde Siracusano era il fatto che non fosse mai stata eletta a Messina. La colpa, ripetuta come un mantra, era che il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento non fosse mai stata scelta dai messinesi.

Un ritornello che, in mancanza di altri argomenti, si è trasformato in un dogma assoluto. Come se il valore di un rappresentante istituzionale dipendesse esclusivamente dal collegio in cui è stato eletto.

Due pesi e due misure, quindi, visto che nella foga delle sue argomentazioni il rais del Nisi ometteva sempre di dire che l’onorevole Siracusano ha perso contro il deputato di ScN Francesco Gallo con uno scarto di appena 3,5 punti percentuali (intorno ai 3.000 voti) e che il seggio è scattato in Piemonte in altro collegio.

E siccome la vita è sempre divertente e il karma esiste, il vicesindaco Laura Castelli, che a Milazzo è stata asfaltata dal sindaco uscente Pippo Midili, anche lui pesantemente insultato per mesi da De Luca, è piemontese e pur avendo perso malissimo è stata ricompensata con la vicesindacatura a Messina.

A tempo, ovviamente, come tutti gli altri assessori della Giunta De Luca-Basile. Tra un anno poi si vedrà, giusto il tempo di organizzarsi per le elezioni regionali, con la speranza, per i deluchiani, di non replicate la tramvata del 2022.

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Laura Castelli

Quindi, la ex grillina piemontese Castelli imposta a Messina dopo la figuraccia a Milazzo e che con Messina non ha nulla a che vedere e non può vantare nemmeno un’elezione come consigliera di Quartiere va più che bene, mentre la messinese Matilde Siracusano, eletta in Piemonte e che ha portato alla città i 100 milioni per lo sbaraccamento e i 20 per la bonifica della Zona Falcata, deve essere esposta alla gogna mediatica.

Cosa cambia allora tra Castelli e Siracusano? La provenienza geografica? La Costituzione e nessuno se n’è accorto oppure, più semplicemente, è cambiata la convenienza (e anche la provenienza) politica? Il principio sul quale si basavano i feroci attacchi alla Siracusano non vale più quando c’è di mezzo la Castelli, che nel 2022 non è riuscita a farsi eleggere nella propria regione, il Piemonte, dove invece lo scanno è andato alla Siracusano?

Per anni la narrazione deluchiana ha descritto Matilde Siracusano come estranea a Messina per il solo fatto di non essere stata eletta nel collegio cittadino. Obiezione che evapora nel nulla, un po’ come la promessa di garantire l’acqua ai messinesi 24 ore su 24, quando la nomina riguarda una figura scelta dalla propria parte politica.

Allora è evidente che il problema non era il collegio elettorale, non era Messina, non era la rappresentanza politica: era Matilde Siracusano. Nessun principio da tutelare, quindi, solo pura e semplice propaganda, peraltro anche abbastanza becera.

L’accusa “Matilde Siracusano non è mai stata eletta a Messina (sottotitolo: vai a lavorare all’uncinetto)” per anni è stata il tormentone politico di Cateno De Luca, soprattutto in questa campagna elettorale in cui il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento era stata designata dal centrodestra come vicesindaco. Più che una critica, un marchio. Un po’ come la “A” di Hester Prynne, insomma. Come se il diritto di parlare della città dipendesse esclusivamente dalla scelta del leader o del partito.

Poi, dopo mesi di insulti e accuse, il regalo ai messinesi: Laura Castelli è nominata vicesindaco di Messina. Ma come? E l’elezione nella città da amministrare come base per candidarsi non vale più? Anche questa svaporata come gli 8 anni di promesse sulla vivibilità della città, che è ancora saldamente ancorata agli ultimi posti della classifica?

E chiaro che allora qualcosa non torna. Perché se il principio “chi non è stato eletto a Messina non può rappresentare Messina” vale per Siracusano e non per Castelli, è evidente anche ai più lenti di comprendonio che non si trattava di un principio da difendere con le unghie, i denti e gli insulti gratuiti, ma di puri e sempli attacchi all’avversario politico.

Ovviamente, il punto non è la Siracusano o la Castelli, anche se la figuraccia di quest’ultima con l’economista Pier Carlo Padoan in mondovisione quando era viceministro del ministero dell’Economia resterà tra le cose più divertenti dei grillini al governo, bensì la coerenza.

Per anni De Luca ha detto e ripetuto ai messinesi che il problema era il luogo dell’elezione. Oggi non più e scopriamo, invece, che il problema non era il luogo dell’elezione ma la persona. Insomma, il principio, flessibile come le simpatie politiche di De Luca, cambia a seconda della convenienza politica. I francesi lo chiamerebbero déjà vu. A Messina, più semplicemente, lo chiamiamo “due pesi e due misure”.

E forse sarebbe il caso di dirlo chiaramente: se un criterio vale quando serve per attaccare gli avversari, dovrebbe valere anche quando si scelgono i propri collaboratori. Altrimenti non è più un principio. È soltanto uno slogan. E di un altro slogan i messinesi non sanno proprio che farsene.

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Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.