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Politica. Accorinti si ricandida e racconta una Messina che non c’è

MESSINA. A dispetto di quanto giurato e spergiurato durante la campagna elettorale del 2013 Renato Accorinti, il sindaco scalzo e smanicato che non teme i batteri e il freddo, si ricandida. Le tante proteste, una contabilità disinvolta che ha generato continui e ripetuti richiami dalla Corte dei Conti, una flotta comunale svanita nel nulla, le mense scolastiche cancellate per oltre un anno, le continue crisi di MessinAmbiente, un acquedotto colabrodo che funziona a singhiozzo, il disastro della gestione della macchina comunale e le tante promesse non mantenute fatte cinque anni fa non gli hanno suggerito un’uscita di scena discreta e così, come del resto aveva anticipato durante l’incontro di fine anno con la stampa, Accorinti lancia il cuore oltre l’ostacolo e punta a un altro mandato.

L’annuncio lo ha dato su facebook con un video pubblicato alle 12.27. In 5 minuti e 23 secondi il primo cittadino riesce a raccontare una città che non esiste. Persino Buzzanca, durante la disastrosa campagna elettorale per le regionali del 2012, si era limitato a ricordare gli unici 4 obiettivi raggiunti in quasi 5 anni di amministrazione e l’aveva chiusa lì. Accorinti no. Lui va oltre. Parla, gesticola, non sta fermo un secondo su quella sedia che neanche san Lorenzo sulla graticola. Sembra Peter Pan pronto a spiccare il volo verso l’Isola che non c’è.

“La prima volta avete fatto una grande raccolta firme e solo allora ho detto sì -ricorda a chi lo ascolta. Anche ora vi chiedo di sentire il vostro calore, di dire continuiamo. Se condividete questo video vuol dire che c’è la voglia di far continuare quest’amministrazione con questo sindaco e allora ci metteremo a disposizione della città come abbiamo fatto finora“. L’appello a condividere il video però non sembra avere riscontrato grandi consensi se alle 18 aveva messo insieme, su 21.000 visualizzazioni, giusto un migliaio di “mi piace”, 601 condivisioni e 228 messaggi, molti dei quali decisamente non favorevoli, per non dire ostili. Vedremo nei prossimi giorni se la decisione di interpellare la rete in modalità Beppe Grillo sarà un boomerang oppure no.

In maniche corte nonostante si sia a gennaio, Accorinti dà la stura ai ricordi. Inizia con i 500 milioni di debiti trovati al momento dell’insediamento e inciampa nel primo errore quando dichiara che se si fosse arrivati alla dichiarazione di dissesto (cosa peraltro promessa in campagna elettorale) “sarebbero stati eliminati i diritti essenziali”. Qualcuno dei suoi sia gentile, gli dia una mano e gli spieghi che non è così, per favore. Poi le partecipate, che “erano completamente distrutte”, mentre i “lavoratori erano senza stipendio” anche se, bontà sua, ammette “che c’è ancora molto da fare” ma rimuovendo un bel po’ di cosette. A partire dal dato che anche sotto la sua amministrazione non sempre gli stipendi sono arrivati puntuali. Tutto qui? No, perché il nostro non molla e arriva finanche a dire che “c’erano 14 autobus, oggi ce ne sono quasi 100, tra un po’ ne arriveranno altri e poi potenzieremo il tram”.

A questo punto chiunque viva a Messina sa benissimo che la realtà è ben diversa. Perché è vero che il parco mezzi  ne conta più o meno 90, ma è altrettanto vero che gli autobus effettivamente messi su strada sono 60. Anche perché, se così non fosse e l’ineffabile sindaco avesse ragione, non ci sarebbero autisti sufficienti per guidarli. E in merito ai tram, qualcuno gli chiarisca che c’è sì un finanziamento di 11 milioni di euro del CIPE, ma che al momento è fermo a Roma, non si sa quando sarà erogato e Messina può contare su appena 6 tram, che diventano 8 nelle ore di punta. Poi l’affondo finale, quando dichiara che è merito della sua amministrazione se i debiti di MessinAmbiente sono scesi da 100 a 30 milioni di euro grazie a un accordo, “facendo risparmiare 70 milioni”. Ok, insegni ginnastica alle medie e non sei un economista, ma neanche così. Confondere un concordato preventivo con un presunto risparmio è troppo persino per chi non ha molta dimestichezza con la materia.

Il video procede e Accorinti va avanti a spiegare quanto lui e i suoi assessori siano stati bravi, senza temere le reazioni di 241.000 messinesi che ogni giorno cercano di sopravvivere in una città con i servizi ridotti al minimo e con l’unica consolazione di qualche bus in più. Parla del completamento del porto di Tremestieri, del recupero della via Don Blasco e persino dei lavori degli svincoli di Giostra e Annunziata come se fossero farina del suo sacco, glissando sul fatto che sono fondi programmati dalle precedenti amministrazioni. Sostiene con fermezza che “nessuna città della Sicilia ha portato tanti progetti e tanti soldi in città: oltre 300 milioni di euro”, non solo dimenticando quanto è stato fatto prima che lui entrasse a piedi nudi a Palazzo Zanca, ma anche che i finanziamenti sono gestiti dall’Agenzia di Coesione che li assegna alle Autorità di Gestione delle Città Metropolitane e che sarebbero arrivati ugualmente. Anzi, nel 2015, sotto la sua illuminata gestione, Messina ha persino rischiato di perderli ed è stata l’ultima ad averli.

Poi la ciliegina sulla torta le politiche sociali. Senza citare le numerosissime proteste dei lavoratori dei servizi sociali per mesi e mesi senza stipendio perché il Comune non pagava le cooperative e per il sistema dei bandi (identico a quello utilizzato da quellichec’eranoprima) e dei genitori degli studenti disabili lasciati a se stessi, Accorinti parla di un “cambio di rotta che vede la persona al centro” e con un incredibile autogoal sostiene che la Casa di Vincenzo, la struttura di accoglienza per una ventina di persone aperta sì durante la sua amministrazione ma rimasta chiusa a lungo per diversi problemi e letteralmente abbandonata nelle mani dei volontari “è il punto di riferimento sulla mentalità di questa amministrazione”.

Infine il passaggio sulla sua Giunta, spesso al centro di feroci polemiche. “Si tratta di una grande e bella esperienza fuori dai partiti, che sta funzionando e si sta diffondendo in tutta l’Italia” dichiara lasciando perplesso più di un ascoltatore, che ricorda l’accordo con l’UDC di Gianpiero D’Alia al ballottaggio (sempre smentito nonostante le evidenze) e si chiede cosa stia davvero succedendo nel restio del Paese. Poi il passaggio sull’onestà, quando afferma che “non c’è alcun processo a carico nostro”. Passaggio che a breve avremo modo di approfondire su questo giornale con dovizia di particolari. Nel frattempo, attendiamo con ansia la pubblicazione dell’elenco di quanto la Giunta Accorinti avrebbe fatto dal 2013 a oggi per confrontarla con le dichiarazioni rese 5 anni fa prima del voto e il programma diramato allora e mettere a confronto la realtà con la fantasia.

 

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.