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Pinelli sì, Pinelli no: le voci della città dopo lo sgombero

Tre giorni fa lo sgombero del Teatro Pinelli, occupato dal 15 dicembre scorso, ha destato contrastanti reazioni nei cittadini messinesi. Questa iniziativa aveva coinvolto esponenti politici, artisti, intellettuali e cittadini in un dibattito sulla questione dei beni comuni e sull’utilizzo degli spazi culturali, in particolare di quelli lasciati all’abbandono.

Questa esperienza è stata, a detta di alcuni, un bellissimo simbolo di democrazia dal basso, per altri una puerile azione simil-anarchica.

Queste le voci dei cittadini, poco coinvolti nelle discussioni di palazzo, ai quali abbiamo chiesto un’opinione fermandoli per strada. “Non sono favorevole allo sgombero perchè sicuramente l’intento è quello di mangiarsi soldi e darlo a qualche privato -polemizza Stefania F., 27 anni. Nonostante il mio giudizio sull’occupazione sia positivo, della cinquantina di persone che erano costantemente lì, penso che veramente pochi ci abbiano creduto. Gli altri andavano solo a perdere tempo. Io ci sono stata quattro volte e tutte le iniziative a cui ho partecipato erano interessanti, anche se alcuni interventi mi sono sembrati approssimativi. Penso che avrebbero dovuto avere tutti uno stile comune e mostrarsi tutti interessati”.

Sembra aleggiare il pensiero condiviso che fosse un posto lasciato all’abbandono e quindi che l’occupazione non sia stata poi così un danno. Meglio occupato che degradato, insomma. Lo sgombero poi, avvenuto in maniera davvero plateale, ha coinvolto un quantità di uomini che tutti, anche i detrattori dell’occupazione, ritengono un po’ esagerata, senza considerare l’uso dell’elicottero.

“Da una vita la malavita organizza le corse dei cavalli in viale Giostra e la polizia fa finta di niente -sbotta Consuelo R., 45 anni. Ogni tanto fanno un paio di arresti e dopo un po’ quelli ricominciano. Perché non lo usano per loro l’elicottero? A prescindere dall’essere d’accordo o no con l’occupazione, 6 camionette, un elicottero e gli agenti antisommossa sono stati un’inutile dimostrazione di potere”.

“Stavano facendo una cosa tranquilla e pacifica, per questo non sono d’accordo allo sgombero, soprattutto per le modalità con cui è stato effettuato- concorrda Caterina M., 33 anni. Non era necessario un tale dispiegamento di forze su persone che organizzavano cose costruttive e concrete. Negli scorsi anni se ne sono strafregati, adesso tutto interessati?”.

“Non sono d’accordo con quello che è

successo perché non ha alcun senso che questo posto sia stato fatto oggetto del ripristino della legalità solo per motivi ideologici -dichiara Antonio M., 55 anni. Certo non si può escludere che anche dalla parte degli occupanti vi siano stati motivi ideologici, tant’è che è stato intestato a Pinelli. Ho plaudito all’occupazione degli spazi, altrimenti lasciati degradati. In un Paese come il nostro, irrigidirsi a fasi alterne sulla rigorosa applicazione delle leggi mi sembra fuorviante. Le istituzioni non mi sono parse così solerti in altre occasioni. Perché non vanno a risanare i villaggi, invece che reprimere queste iniziative? Non si faceva danno a nessuno, tranne a modelli reazionari ancorati a schemi ideologici del Novecento”.

C’è anche chi è stato contrario fin dall’inizio a questa occupazione e lo dice senza mezzi termini. Come Aurora C., 27 anni. “Il concetto dello protesta posso anche capirlo, ma non mi è piaciuta l’occupazione, sono sceneggiate senza senso. Si potrebbe ragionarne con le istituzioni per rivalutare il posto. Forse perché li vedo come tanti zingari, ma sono tutte persone che hanno uno stile di vita che non condivido. Hanno usato quel posto per le loro festicciole, quasi come una casa di accoglienza. Manifestare va bene, ma con i modi giusti. Dopo lo sgombero c’era uno schifo. Io vorrei tanto che fosse ripristinato il teatro, magari agevolando le associazioni di giovani”.

L’azione degli ex occupanti del Pinelli, continua fuori dalle mura della Fiera. Si sperimentano nuove forme di protesta, letture pubbliche per le piazze cittadine, chissà che la questione non tocchi anche i cittadini poco interessati alla vicenda. Di certo non tutti sono informati della cosa o non si sentono direttamente coinvolti.

“Cosa ne penso? Penso che non accendo la televisione da così tanto tempo che non sono informata. Ho saputo dello sgombero ma onestamente non sono niente di più sui fatti -ammette Sonia C., 27 anni”. Mentre la signora Maria, 63 anni, con le buste della spesa dice con tutta la sincerità possibile: “Ma il Comune, invece di pensare alla gente che non arriva a fine mese, ha il tempo di stare dietro ai ragazzini?”. I ragazzini vanno avanti. Vedremo per quanto. Intanto ieri sera hanno organizzato uno spettacolo alla libreria Ciofalo, dove Alessio Bonaffini ha recitato l’Erostrato di Jean-Paul Sartre.

Francesca Duca

Ventinovenne, aspirante giornalista, docente, speaker radiofonica. Dopo una breve parentesi a Chicago, torna a preferire le acque blu dello Stretto a quelle del lago Michigan. In redazione si è aggiudicata il titolo di "Nostra signora degli ultimi" per interviste e approfondimenti su tematiche sociali che riguardano anziani, immigrati, diritti civili e dell'infanzia.Ultimamente si è cimentata in analisi politiche sulle vicende che animano i corridoi di Palazzo Zanca.