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Pietà

Pietà 

Paese: Corea del Sud

Genere: Drammatico

Durata: 102 minuti

Regia: Kim Ki-Duk 

Dopo i successi di Venezia, arriva nelle sale “Pietà” del sud coreano Kim Ki-Duk. Un uomo solo, senza nessun legame, vive riscuotendo forti somme per conto della gente che lo ingaggia: la sua giornata è costellata di pianti e lamenti della povera gente, costretta a sottostare alle sue crudeli minacce.

Vivere una vita così spietata, infliggere un tale numero di sofferenze al prossimo non gli causa il minimo problema, nessun rimorso di coscienza lo turba, anche solo in parte. Il cambiamento però è dietro l’angolo: dal nulla compare una donna che afferma di essere sua madre.

La rivelazione non lo tocca minimamente, almeno da principi. Anzi scaccia in maniera risoluta la donna anche se, poco a poco, non riesce ad evitare che lei si insinui nella sua vita. L’uomo finisce per ravvedersi e decide di abbandonare quel rude mestiere per ricominciare da capo.

La madre però è rapita improvvisamente e per timore che questo atto rappresenti la ritorsione di qualcuno che ha avuto a che fare con lui in passato, si mette sulle tracce della donna. Ciò che scoprirà durante le indagini

è a dir poco pazzesco: è la madre stessa ad aver inscenato il rapimento, per un motivo quasi incredibile…

Siamo di fronte ad una pellicola impegnativa, molto dura e cruda, le cui ripercussioni potrebbero risultare eccessive ai fini del gradimento del film. In realtà non è che ciò che è mostrato è così estremo. A risultare difficilmente sostenibile è proprio ciò di cui si parla nel titolo. La pietà infatti è il tema portante, o per meglio dire, la sua assenza.

Ogni scena presentata (in maniera superba, sia in termini di girato, che di ricerca delle immagini) acquisisce un senso specifico nel quadro totale del film, sia questa cruda o grottesca, crudele o nichilistica che sia. Ciò che accomuna la summa delle storie di vario genere, come detto, è la pietà e il contrappasso che il protagonista arriverà a pagare sarà degno di una vita passata a fare del male. Ma non siamo di fronte ad un semplice cinema della vendetta e della crudeltà qui (come per esempio nel bellissimo “Oldboy” del 2003, del  compatriota Park Chan-Wook, ispirato all’omonimo manga), perché nessun film più di “Pietà” può ergersi come bandiera del detto “fa più male a te che a me”. Chi scrive rinuncia a dire di più per rovinare sorprese sull’intensissimo finale. Consigliato a chi vuol conoscere il cinema orientale.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.